Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”







Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..





“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “





Pino Ciampolillo

domenica 8 febbraio 2015

Piano Regione Sicilia Tutela Qualità Aria: UE - Panoramica sullo stadio raggiunto dalle proce...

CENTO CANTIERI FERMI, SOLO 12 IMPIANTI IN
REGOLA: LA SICILIA RISCHIA MAXIMULTA E STOP AI FONDI


L’Europa presenta un conto da 185 milioni di
euro In pericolo anche aree protette


di GIOACCHINO AMATO 

Un miliardo e cento milioni di
euro di fondi europei sbloccati da una delibera del Cipe a metà del 2012 ma
ancora non spesi, 93 cantieri per la realizzazione di depuratori e impianti
fognari fermi al palo, 227 dei 1.300 chilometri di coste siciliane sempre più
inquinati, come decine di falde acquifere. La scure di Renzi sull’inerzia di
Regione e Comuni dell’Isola arriva su un sistema che fa acqua, in questo caso
inquinata, da tutte le parti e nel quale i depuratori mai costruiti appaiono
solo come l’ultimo degli scandali.


La decisione del governo Renzi di nominare commissari per far partire i
cantieri entro i prossimi mesi scatta dopo la procedura di infrazione avviata
dall’Unione europea. Una multa miliardaria che verrà pagata fino a quando gli
scarichi a mare non saranno stati ridotti a zero. Solo per la Sicilia, secondo
i calcoli di Erasmo De Angelis, a capo della struttura del governo contro il
dissesto idrogeologico, si tratta di 185 milioni di euro, 37 euro per ogni
abitante. E per pagarla il governo si rifarà sui Comuni inadempienti, che non
potranno far altro che dichiarare il default.





Proprio qualche giorno fa i costruttori di Ance Sicilia avevano inviato al
premier la loro lista aggiornata delle opere cantierabili ma bloccate,
depuratori e fogne comprese. Tra queste una decina di impianti nell’Agrigentino,
quasi il doppio nel Palermitano, otto nel Catanese fra i quali intere reti
fognarie e le opere per salvaguardare l’area marina protetta dell’isola dei
Ciclopi, poi il depuratore di Macchitella a Gela, quelli di Priolo e Augusta.
Non a caso il sindaco di Catania, Enzo Bianco, si è già proposto a Renzi come
commissario per l’area etnea, che da sola attende opere per mezzo miliardo,
depuratori e reti che spetterà al commissario anche affidare in gestione.

Ma quei 93 cantieri potrebbero non salvare la Sicilia né dalle multe né dalla
devastazione di mari, coste e falde acquifere. Su oltre cinque milioni di
abitanti dell’Isola, poco più di tre milioni sono serviti da impianti di
depurazione, 27 comuni sono stati multati dall’Unione europea perché non hanno
una rete fognaria, altri 175 sono in infrazione, un quinto delle coste
siciliane non sono balneabili. Il paradosso è che la Sicilia e i suoi 390
comuni hanno già la bellezza di 431 impianti di depurazione, anche se 73 sono
ufficialmente «inattivi». Ne rimangono 358: «Quelli efficienti però non sono
più di 12 — rivela il docente universitario Aurelio Angelini, esperto di
politica ambientale — gli altri spesso sono soltanto contenitori di liquami.
C’è stata la tendenza a fare un depuratore per ogni comune, ma i costi di
gestione sono proibitivi, soprattutto per i piccoli centri, e il risultato in
termini di efficienza è minimo». Un grosso spreco di miliardi e di ricchezze
ambientali, insomma, in nome del campanilismo delle opere pubbliche: «In
Sicilia — ricorda Angelini — basterebbero venti depuratori di grandi dimensioni
per essere in regola con le direttive europee, e soprattutto un sistema idrico
integrato che consenta di utilizzare l’acqua depurata per l’agricoltura e
l’industria, risparmiando le risorse dei bacini».

Un compito che spettava agli Ato idrici usciti dalla riforma di privatizzazione
del servizio, che in Sicilia si è rivelata un gigantesco flop. Adesso tutto
dipende dalla nuova legge sul servizio idrico che da due anni si attende,
finora invano, dal governo Crocetta.

Nel frattempo in Sicilia accade di tutto. Dal depuratore di Acate, in provincia
di Ragusa, l’acqua esce più inquinata di prima e non viene usata neanche dagli
agricoltori. Nel Catanese molti comuni, Acireale compreso, scaricano a mare. Come
a Isola delle Femmine, dove manca ancora il “pennello a mare”. «Nelle aree
industriali di Gela, Siracusa e Milazzo va molto peggio — rincara Angelini —
con il porto di Augusta che registra una situazione drammatica: idrocarburi e
metalli pesanti che stanno causando mutazioni genetiche della fauna. Ma anche
tutte le falde acquifere sotto Palermo sono fortemente inquinate». «Abbiamo
decine di segnalazioni — racconta il presidente della commissione Ambiente
all’Ars, Giampiero Trizzino dei 5Stelle — avevamo chiesto una mappatura
all’assessore Marino, poi al successore Calleri che l’aveva quasi pronta,
adesso è arrivata Vania Contrafatto che martedì avremo in audizione».

Davanti a tanto inquinamento, chi dovrebbe controllare allarga le braccia. Come
il direttore dell’Arpa Sicilia, Francesco Licata di Baucina, che alla
trasmissione di Raitre Report ha dichiarato di avere solo il 30 per cento del
personale necessario per i controlli, in una Regione zeppa di funzionari ma
anche di forestali. E la storia rischia di non finire qui. Se i commissari non
riusciranno a sbloccare i cantieri, il miliardo andrà ad altre Regioni
attraverso il “fondo revoche” già aperto al ministero dell’Ambiente. A questo
punto saranno altri Comuni italiani a salvarsi dalle sanzioni, ma con i soldi
destinati alla Sicilia. Mentre i siciliani continueranno a nuotare in un mare
di liquami.





 http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/02/07/news/cento_cantieri_fermi_solo_12_impianti_in_regola_la_sicilia_rischia_maximulta_e_stop_ai_fondi-106713299/  






DEPURATORI, RENZI COMMISSARIA LA SICILIA.
ALL’INSAPUTA DEL GOVERNATORE CROCETTA
 






Il governatore della Sicilia aveva
parlato di una normale riunione con Delrio, Padoan e Galletti. Oggi la doccia
fredda del premier: "Un miliardo bloccato, è inaccettabile"
di Giuseppe
Pipitone
 






6 febbraio
2015
 A sentire il
governatore Rosario Crocetta era stato un incontro normalissimo. Da
una parte del tavolo c’era il presidente della Sicilia, accompagnato
dall’assessore al bilancio Alessandro Baccei; dall’altra il
sottosegretario Graziano Delrio e i ministri dell’Economia e
dell’Ambiente Pier Carlo Padoan e Luciano Galletti. “Nel corso
dell’incontro si è stabilito di costituire tre tavoli di lavoro congiunti tra
Regione siciliana e governo nazionale.
Il primo si occuperà
di questioni generali al Mef, di finanziaria e del settore
salute
, il secondo alla Funzione pubblica, si occuperà di
partecipate e riorganizzazione del pubblico impiego, il terzo all’Ambiente, si
occuperà della questione rifiuti e del sistema idrico” scriveva Crocetta in un comunicato
stampa diffuso nella serata di ieri (il governatore, da quando ha licenziato in
tronco l’ufficio stampa ha dichiarato di scriversi i comunicati da solo).
Passano poche ore ed ecco la doccia fredda: il premier Matteo Renzi ha deciso di commissariare la Sicilia. 

Non un commissariamento tout court, non ancora: al momento il presidente del
Consiglio ha intenzione di avocare al governo centrale soltanto la questione
dei depuratori.
“Ieri
ho fatto una riunione sugli impianti di depurazione per la Sicilia: c’è più di un miliardo
di euro tecnicamente fermo ed è ingiusto e inaccettabile. Il commissariamento è
l’unica strada e ho chiesto di procedere rapidamente senza guardare in faccia
nessuno” dice Renzi nella sua enews. Il governatore Crocetta, fermo ancora ai
tre tavoli tecnici stabiliti nella riunione di ieri, casca dalle nuvole. “Onestamente non ne so nulla: e
neanche capisco per quale motivo ci commissaria ora che ci stiamo muovendo”.
Eppure il nodo degli impianti di depurazione non è certo argomento nuovo per il
governo regionale. Già nel 2012 la Corte di Giustizia dell’Unione
europea condannò 57 comuni siciliani per inadempienza rispetto alla direttiva
europea
 sul
trattamento delle acque reflue urbane: tra questi, ben 27 comuni erano 
completamente sprovvisti di reti fognarie.
Oggi la situazione non è migliorata: secondo il ministero delle Infrastrutture
ben sei comuni su dieci in Sicilia continuano ad essere sprovvisti di fognature
e depuratori a norma. In più i 1.161 milioni di euro previsti dai fondi
strutturali europei
 per
la realizzazione di fogne e depuratori è fermo: su 93 opere previste, in appena
14 casi esiste un progetto cantierabile. 



“Allo stato attuale non c’erano
garanzie, ci sono diverse delibere Cipe che hanno assegnato 1,6 miliardi di
euro per la costruzione delle reti idriche e delle altre opere. Alla Sicilia
spettano un miliardo e cento milioni di euro per 93 opere. Su questa materia
siamo sotto
 infrazione europea e solo la Sicilia, nel 2016 costerà
180 milioni di euro: non si poteva rimandare oltre” spiega Erasmo D’Angelis, a
capo della cabina di regia sulle infrastrutture.

Il problema dei
depuratori dei comuni siciliani era già approdato a Bruxelles con
un’interrogazione depositata al parlamento europeo dal
 Movimento
5 Stelle
. “L’Unione europea ha avviato una procedura di
infrazione ai danni dell’Italia per il mancato rispetto della direttiva
comunitaria concernente il trattamento delle
 acque reflue urbane che coinvolge 175 agglomerati urbani siciliani: c’è
una palese inadempienza amministrativa della Sicilia ed un totale appiattimento
della macchina di governo regionale, incapace al momento di approvare progetti,
di fare bandi e supportare i comuni” scriveva il capo delegazione Ignazio
Corrao nell’ottobre scorso. E infatti oggi il premier Matteo Renzi ha deciso di esautorare
il governo regionale:
 dal
primo marzo in Sicilia arriverà un commissario che dovrà coordinare la
realizzazione delle opere. E poco importa che Crocetta non ne sia informato in
tempo: il rischio è che le sanzioni europee per i ritardi della Regione
Siciliana superino quota 160 milioni di euro. E i comuni
rimangano ancora senza impianto fognario.





http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/06/depuratori-renzi-commissaria-sicilia-allinsaputa-crocetta/1404435/ 






UE - Panoramica sullo stadio raggiunto dalle
procedure di infrazione aperte nei confronti dell’Italia






La
procedura d'infrazione è volta a rilevare eventuali inadempimenti da parte
degli Stati di obblighi ad essi imposti dal diritto dell’Unione europea. La sua
disciplina è contenuta negli articoli da 258 a 260 del Trattato sul
Funzionamento dell’Unione europea (TFUE). I ricorsi possono essere proposti
dalla Commissione (art. 258 TFUE) oppure da un altro Stato membro (art. 259
TFUE); tuttavia, ad oggi questa seconda ipotesi si è verificata in pochi casi.
Nell’ipotesi più frequente, è la Commissione che dà avvio alla procedura, spesso
sulla base di segnalazioni provenienti da persone fisiche o giuridiche. La
Commissione non ha tuttavia un obbligo di dare seguito ad ogni segnalazione e,
infatti, nella prassi essa procede solo nel caso di violazioni ritenute
sostanziali; inoltre, anche una volta avviata la procedura, la sua prosecuzione
non è un atto dovuto da parte della Commissione, che può dunque decidere se
intraprendere o meno gli steps successivi che sono di sua competenza (in
sostanza, l’invio del parere motivato e la decisione di ricorrere alla Corte di
giustizia). La prima fase della procedura – definita «precontenziosa» – si apre
con l’invio di una lettera detta di «intimazione» o di «addebito» allo Stato
membro ritenuto inadempiente. La lettera di addebito circoscrive la materia del
contendere, cosicché, nell’ipotesi in cui la Commissione decida di proseguire
nell’iniziativa, l’oggetto della procedura non può essere ulteriormente
ampliato. Allo Stato interessato è assegnato un termine per presentare delle
osservazioni (art. 258.1 TFUE).  Valutate tali osservazioni ovvero decorso
vanamente il termine per la loro presentazione, la Commissione può inviare un
parere motivato allo Stato in questione, indicando le misure che lo stesso
dovrebbe adottare per porre fine all’inadempimento e assegnando un termine
entro il quale provvedere (art. 258.1 TFUE). Ove il parere sia emesso, se lo
Stato non si conforma ad esso nel termine fissato dalla Commissione,
quest’ultima può deferire il caso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea,
avviando in tal modo la fase «contenziosa» della procedura (art. 258.2 TFUE).
Se la Corte di Giustizia riconosce - la natura della sentenza che accerta
l’infrazione è, infatti, meramente dichiarativa - che lo Stato membro in
questione è venuto meno ad uno degli obblighi ad esso incombenti in forza del
diritto UE, a tale Stato è fatto divieto di applicare le disposizioni
dichiarate in contrasto con il Trattato, mentre, se del caso, esso dovrà
adottare tutti i provvedimenti necessari per adempiere ai propri obblighi
derivanti dal diritto UE (art. 260.1 TFUE). Di regola, tali provvedimenti non
sono indicati dalla sentenza, ma spetta invece allo Stato membro inadempiente
individuare le misure necessarie più appropriate. L’esecuzione deve iniziare
immediatamente e deve concludersi nel più breve tempo possibile.

In caso
di mancata esecuzione, la Commissione può avviare una seconda procedura di
infrazione, secondo quanto previsto dall’art. 260.2 TFUE, che si rifà
sostanzialmente alla disciplina della prima procedura di infrazione, ma che ha
come oggetto la violazione dell’obbligo di eseguire la sentenza. Dunque, la
Commissione, dopo aver dato allo Stato membro la possibilità di presentare le
sue osservazioni, può formulare un parere motivato che precisa i punti sui quali
lo Stato membro in questione non si è conformato alla sentenza e, se il termine
fissato nel parere scade senza che lo Stato membro abbia adottato le necessarie
misure, la Commissione potrà nuovamente adire la Corte di giustizia. Il
Trattato di Lisbona ha tuttavia previsto, in questa seconda procedura, la
possibilità per la Commissione di adire direttamente la Corte di giustizia dopo
aver messo lo Stato membro nelle condizioni di presentare le proprie
osservazioni, senza necessità di emettere previamente il parere motivato. In
questa seconda azione, la Commissione precisa l'importo della somma forfetaria
o della penalità
[1] da versare
(all’Unione) da parte dello Stato membro in questione, che consideri adeguate
alle circostanze. Per calcolare l’entità della somma, la Commissione fa
riferimento ad una serie di parametri riportati nella comunicazione
SEC[2005]1658. 

La proposta della Commissione non vincola tuttavia la Corte di
giustizia, che può stabilire una somma sia superiore che inferiore, che
peraltro viene calcolata con riferimento a parametri parzialmente diversi,
quali la durata dell’infrazione, la sua gravità e la capacità finanziaria dello
Stato inadempiente. Un’ulteriore novità prevista dal Trattato di Lisbona
consiste nella possibilità di comminare la sanzione pecuniaria già nel caso del
ricorso per inadempimento qualora tale inadempimento consista nell’omessa
comunicazione, da parte di uno Stato membro, delle «misure di attuazione di una
direttiva adottata secondo una procedura legislativa» (art. 260.3 TFUE). In questo
caso, la somma proposta dalla Commissione vincola la Corte di giustizia, nel
senso che costituisce per quest’ultima un tetto massimo. Sebbene l’ipotesi
appena considerata sia molto specifica, essa è tuttavia rilevante nella prassi,
poiché un numero significativo di inadempimenti riguarda proprio l’omessa
comunicazione delle misure nazionali di attuazione.

Ulteriori
informazioni e statistiche relative all’attività della Commissione di controllo
del rispetto del diritto Ue sono reperibili ai seguenti indirizzi:

-  pagina
ufficiale della Commissione dedicata alla procedura di infrazione:
http://ec.europa.eu/eu_law/infringements/infringements_it.htm-  

Eur-infra
(archivio informatico nazionale delle procedure di infrazione realizzato dal
Dipartimento Politiche Europee):


EU Pilot

EU Pilot
è un progetto, operativo dall’aprile 2008, che mira a favorire la cooperazione
tra Stati membri e Commissione al fine di risolvere problemi (soprattutto
quelli sollevati da cittadini e imprese) relativi alla (non) corretta
applicazione del diritto UE e alla (non) conformità con quest’ultimo del
diritto nazionale,  prima della apertura di una procedura di infrazione ex
art. 258 TFUE. Il fine ultimo di EU Pilot è dunque quello di evitare, quando
ciò sia possibile, il ricorso ad una formale procedura di infrazione. La comunicazione
avviene tramite una piattaforma on-line - EU Pilot, appunto - che consente di
sottoporre la richiesta di informazioni al servizio competente della
Commissione, che provvederà poi a inoltrarla allo Stato membro interessato, con
ogni eventuale indicazione o domanda che lo stesso abbia identificato come
rilevante. Le risposte devono venire trasmesse alla persona fisica o giuridica
che le ha richieste entro 20 settimane dalla richiesta stessa (si considera un
termine di 10 settimane per la trattazione a livello nazionale ed un termine
uguale per la trattazione da parte della Commissione).

All’avvio
del progetto, gli Stati membri che avevano accettato di parteciparvi erano 15;
dal 2012 EU Pilot è operativo in 27 Stati membri.

Sin
dall’avvio del progetto, l’Italia figura tra i paesi con il più alto numero di
richieste sottoposte.

Ulteriori
informazioni e statistiche relative alla performance di EU Pilot sono
reperibili ai seguenti indirizzi:


Di
seguito, si riporta una sintetica panoramica delle procedure d’infrazione
pendenti nei confronti dell’Italia, suddivise per stadio, con aggiornamento
alla seduta della Commissione del 18 giugno 2014. Chiudono la panoramica tre
sentenze pronunciate nel periodo considerato a chiusura di altrettante
procedure di infrazione avviate nei confronti dell’Italia. In tutti e tre i
casi, la Corte ha accolto i ricorsi proposti dalla Commissione europea.

Seduta
del 28.03.2014

Messe in
mora ex art. 258 TFUE

•2014/2059
- Ambiente - Attuazione della direttiva 1991/271/CEE relativa al trattamento
delle acque reflue urbane - Violazione del diritto UE.

•2014/256
- Salute - Mancato recepimento della direttiva 2013/46/UE che modifica la
direttiva 2006/141/CE per quanto concerne le prescrizioni in materia di
proteine relative agli alimenti per lattanti e agli alimenti di proseguimento.

Pareri
Motivati ex art. 258 TFUE

•2009/2086
- Ambiente - Non corretto recepimento della direttiva 85/337/CEE concernente la
valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati,
come modificata dalle direttive 97/11/CE, 2003/35/CE e 2009/31/CE.

•2013/4202
- Libera prestazione dei servizi e stabilimento - Regime transitorio per la
protezione del diritto d'autore dei disegni e modelli (direttiva 98/71/CE) -
Violazione del diritto UE.

Ricorso
ex art. 260 TFEU

•2013/2074
- Trasporti - Non corretta applicazione del Regolamento (CE) n. 1371/2007
relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario.


Seduta
del 16.04.2014

Messe in
mora ex art. 258 TFUE

•2012/4128
- Libera circolazione delle persone - Formazione delle squadre di pallacanestro
nelle competizioni professionistiche organizzate dalla Federazione Italiana
Pallacanestro.

•2014/4011
- Appalti - Affidamento dei lavori di costruzione e gestione dell'autostrada
Civitavecchia - Livorno - Violazione del diritto UE.

Messe in
mora complementari ex art. 258 TFUE


2013/2177 - Ambiente - Stabilimento siderurgico ILVA di Taranto - Violazione
del diritto UE.

Pareri
Motivati ex art. 258 TFUE

•2012/4096
- Ambiente - Direttiva Natura - Cascina "Tre Pini". Violazione della
direttiva 92/43/CEE. Impatto ambientale dell’aeroporto di Malpensa.

•2013/405
- Libera prestazione dei servizi e stabilimento - Mancato recepimento della
direttiva 2013/25/UE del Consiglio, del 13 maggio 2013, che adegua determinate
direttive in materia di diritto di stabilimento e libera prestazione dei
servizi a motivo dell’adesione della Repubblica di Croazia.

•2013/0401
- Salute - Mancato recepimento della direttiva 2012/26/UE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che modifica la direttiva
2001/83/CE per quanto riguarda la farmacovigilanza.


Seduta
del 27.05.2014

Messe in
mora ex art. 258 TFUE

•2014/287
- Salute - Mancata trasposizione della direttiva di esecuzione 2012/25/UE sulle
procedure informative per lo scambio tra Stati membri di organi umani destinati
ai trapianti.

•2014/289
- Libera circolazione delle merci - Mancata trasposizione della direttiva
2013/10/UE sull’etichettatura degli aerosol.


Seduta
del 18.06.2014

Messe in
mora ex art. 258 TFUE

•2014/2143
- Affari economici e finanziari - Attuazione della direttiva 2011/7/UE relativa
alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali-


Sentenze
emesse dalla Corte di giustizia al termine di procedure di infrazione nei
confronti dell’Italia



Sentenza
della Corte (Decima Sezione) del 10 aprile 2014, causa C-85/13, Commissione
europea c. Repubblica italiana



Oggetto:
Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue urbane –
Articoli da 3 a 5 e 10 – Allegato I, sezioni A e B.



Dispositivo:
La Repubblica italiana, avendo omesso di prendere le disposizioni necessarie
per garantire che:




– gli
agglomerati di Melegnano, Mortara, Olona Nord, Olona Sud, Robecco sul Naviglio,
San Giuliano Milanese Est, Trezzano sul Naviglio e Vigevano (Lombardia), aventi
un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000 e scaricanti acque
reflue urbane in acque recipienti considerate «aree sensibili» ai sensi
dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21
maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque
reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva;





– negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado
(Friuli-Venezia Giulia), Broni, Calco, Casteggio, Melegnano, Mortara,
Orzinuovi, Rozzano, Trezzano sul Naviglio, Valle San Martino, Vigevano
(Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Nuoro
(Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini (Sicilia), Courmayeur
(Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 10 000, le acque reflue urbane che confluiscono in reti
fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o
ad un trattamento equivalente, conformemente all’articolo 4 della direttiva
91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008;





– negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli,
Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana
Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, Udine (Friuli-Venezia
Giulia), Frosinone (Lazio), Francavilla Fontana, Trinitapoli (Puglia), Dorgali,
Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna) e Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico,
Terrasini e Trappeto (Sicilia),
aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 10 000 e scaricanti in acque recipienti considerate «aree
sensibili» ai sensi della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento
n. 1137/2008, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie
siano sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento più spinto di un
trattamento secondario o equivalente, conformemente all’articolo 5 di detta
direttiva, e

– la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati dagli articoli da 4 a 7 della direttiva 91/271, come modificata dal
regolamento n. 1137/2008, siano condotte in modo da garantire prestazioni
sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e che la progettazione
degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli,
Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana
Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, Udine (Friuli-Venezia
Giulia), Frosinone (Lazio), Broni, Calco, Casteggio, Melegnano, Mortara,
Orzinuovi, Rozzano, Trezzano sul Naviglio, Valle San Martino, Vigevano
(Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Francavilla
Fontana, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna),
Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto (Sicilia),
Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto), 
è venuta
meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 3 e/o
dell’articolo 4 e/o dell’articolo 5 nonché dell’articolo 10 della direttiva
91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008.

Testo:http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&;docid=150789&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=106800

Sentenza
della Corte (nona Sezione) del 22 maggio 2014, Causa C-339/13, Commissione
europea c. Repubblica italiana

Oggetto: Direttiva
1999/74/CE – Articoli 3 e 5, paragrafo 2 – Divieto di allevare
galline ovaiole in gabbie non modificate – Allevamento di galline ovaiole
in gabbie non conformi ai requisiti derivanti da tale direttiva.
Dispositivo: la
Corte di giustizia ha accolto il ricorso avviato nei confronti dell’Italia
dalla Commissione europea, ritenendo che, la Repubblica italiana, non avendo
garantito che, a partire dal 1° gennaio 2012, le galline ovaiole non
fossero più tenute in gabbie non modificate, è venuta meno agli obblighi ad
essa incombenti in forza degli articoli 3 e 5, paragrafo 2, della direttiva
1999/74/CE del Consiglio, del 19 luglio 1999, che stabilisce le norme minime
per la protezione delle galline ovaiole.

Testo:http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&;docid=152654&pageIndex=0&doclang=it&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=106800

 

Sentenza
della Corte (nona Sezione) del 5 giugno 2014, Causa C-547/11, Commissione
europea c. Italia

Oggetto: Aiuti
di Stato - Decisioni 2006/323/CE e 2007/375/CE - Esenzione dall’accisa sugli
oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina in
Sardegna - Recupero - Decisioni di sospensione dell’esecuzione di un avviso di
pagamento adottate da un giudice nazionale.

Dispositivo: La
Repubblica italiana, non avendo preso nei termini stabiliti tutti i
provvedimenti necessari a recuperare gli aiuti di Stato giudicati illegittimi
ed incompatibili con il mercato comune dalla decisione 2006/323/CE della
Commissione, del 7 dicembre 2005, relativa all’esenzione dall’accisa sugli oli
minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina nella regione
di Gardanne, nella regione di Shannon e in Sardegna cui hanno dato esecuzione
la Francia, l’Irlanda e l’Italia rispettivamente, e dalla decisione 2007/375/CE
della Commissione, del 7 febbraio 2007, relativa all’esenzione dall’accisa
sugli oli minerali utilizzati come combustibile per la produzione di allumina
nella regione di Gardanne, nella regione di Shannon e in Sardegna, cui hanno
dato esecuzione rispettivamente la Francia, l’Irlanda e l’Italia
[C 78/2001 (ex NN 22/01), C 79/2001 (ex NN 23/01),
C 80/2001 (ex NN 26/01)], è venuta meno agli obblighi ad essa imposti
dall’articolo 5 della decisione 2006/323, dall’articolo 4 della decisione
2007/375 e dall’articolo 249, quarto comma, CE.

La
Repubblica italiana, non avendo trasmesso nei termini impartiti le informazioni
di cui all’articolo 6, paragrafo 1, della decisione 2006/323 e all’articolo 6,
paragrafo 2, della decisione 2007/375, è venuta meno agli obblighi ad essa
imposti da tali due disposizioni e dall’articolo 249, quarto comma, CE.

Testo:http://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?text=&;docid=153315&pageIndex=0&doclang=IT&mode=lst&dir=&occ=first&part=1&cid=107263



 http://www.osservatoriosullefonti.it/archivio-rubriche-2014/fonti-dellunione-europea-e-internazionali/988-panoramica-sullo-stadio-raggiunto-dalle-procedure-di-infrazione-aperte-nei-confronti-dellitalia http://nuovaisoladellefemmine.blogspot.it/2014/09/blog-post_29.html 


Procedure
per Materia 'Ambiente': 16

Num Proced
Oggetto
Dir. Gen.
Causa
Materia
Norme Comunitari
Inadempienza
Fase
2014
2147
Cattiva
applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria
ambiente - Superamento dei valori limite di PM10 in Italia.
ENVI

Ambiente

Violazione
diritto dell'Unione
Messa
in mora Art. 258 TFUE
2014_2123
Non
corretto recepimento della direttiva 94/62/CEE relativa agli imballaggi e
rifiuti d'imballaggio
ENVI

Ambiente

Violazione
diritto dell'Unione
Messa
in mora Art. 258 TFUE
2014_2059
Attuazione
della direttiva 1991/271/CEE relativa al trattamento delle acque reflue
urbane.
ENVI

Ambiente

Violazione
diritto dell'Unione
Messa
in mora Art. 258 TFUE
2014
2006
Normativa
italiana in materia di cattura di uccelli da utilizzare a scopo di richiami
vivi – Violazione della direttiva 2009/147/CE.
ENVI

Ambiente
direttiva
2009/147/CE
Violazione
diritto dell'Unione
Parere
motivato Art. 258 TFUE
2013
2177
Stabilimento
siderurgico ILVA di Taranto
ENVI

Ambiente

Violazione
diritto dell'Unione
Parere
motivato Art. 258 TFUE
2013
2022
Non
corretta attuazione della direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e
alla gestione del rumore ambientale. Mappe acustiche strategiche.
ENVI

Ambiente
direttiva
2002/49/CE
Violazione
diritto dell'Unione
Messa
in mora Art. 258 TFUE
2012
4096
Direttiva
Natura - Cascina "Tre Pini". Violazione della direttiva 92/43/CEE.
Impatto ambientale dell’aeroporto di Malpensa.
ENVI

Ambiente

Violazione
diritto dell'Unione
Parere
motivato Art. 258 TFUE
2011_4030
Commercializzazione
dei sacchetti di plastica
ENVI

Ambiente
direttiva
1994/62/CE e 1998/34/CE
Violazione
diritto dell'Unione
Messa
in mora complementare Art. 258 TFUE
2011_4021
Conformità
della discarica di Malagrotta (Regione Lazio) con la direttiva discariche
(dir. 1999/31/CE).
ENVI
C-323/13
Ambiente
Direttiva
1999/31/CE
Violazione
diritto dell'Unione
Sentenza
Art. 258 TFUE
2011_2215
Violazione
dell'articolo 14 della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di
rifiuti in Italia
ENVI

Ambiente
direttiva
1999/31/CE
Violazione
diritto dell'Unione
Parere
motivato Art. 258 TFUE
2009_4426
Valutazione
d'impatto ambientale di progetti pubblici e privati. Progetto di bonifica di
un sito industrale nel Comune di Cengio (Savona)
ENVI

Ambiente

Violazione
diritto dell'Unione
Messa
in mora complementare Art. 258 TFUE
2009_2086
Non
corretto recepimento della direttiva 85/337/CEE concernente la valutazione
dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati, come
modificata dalle direttive 97/11/CE, 2003/35/CE e 2009/31/CE
ENVI

Ambiente
direttive
97/11/CE, 2003/35/CE e 2009/31/CE
Violazione
diritto dell'Unione
Parere
motivato Art. 258 TFUE
2009_2034
Cattiva
applicazione della Direttiva 1991/271/CE relativa al trattamento delle acque
reflue urbane
ENVI
C-85/13
Ambiente
Dir.
1991/271
Violazione
diritto dell'Unione
Sentenza
Art. 258 TFUE
2007_2195
Emergenza
rifiuti in Campania.
ENVI
C-297/08
Ambiente
Dir.
2006/12/CE
Violazione
diritto dell'Unione
Ricorso
Art. 260 TFUE
2004_2034
Cattiva
applicazione degli articoli 3 e 4 della direttiva 91/271/CEE sul trattamento
delle acque reflue urbane.
ENVI
C-565/10
Ambiente
Dir.1991/271/CE
Violazione
diritto dell'Unione
Sentenza
Art. 258 TFUE
2003_2077
Non
corretta applicazione delle direttive 75/442/CE sui "rifiuti",
91/689/CEE sui "rifiuti pericolosi" e 1999/31/CE sulle
"discariche".
ENVI
C-135/05
e C-196/13
Ambiente
Dirr.75/442/CEE,
91/156/CEE, 91/689/CEE e 1999/31/CE
Violazione
diritto dell'Unione
Sentenza
Art. 260 TFUE



SENTENZA DELLA CORTE (Decima
Sezione)
10 aprile 2014 (*)
«Inadempimento di uno
Stato – Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue
urbane – Articoli da 3 a 5 e 10 – Allegato I, sezioni A e B» Nella
causa C‑85/13,
avente ad oggetto il ricorso
per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto il 21
febbraio 2013,
Commissione
europea, rappresentata da E. Manhaeve e L. Cimaglia, in qualità
di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica
italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualità di agente,
assistita da M. Russo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in
Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE (Decima Sezione),
composta da E. Juhász
(relatore), presidente di sezione, A. Rosas e D. Šváby, giudici,
avvocato generale:
J. Kokott
cancelliere:
A. Impellizzeri, amministratore
vista la fase scritta del
procedimento e in seguito all’udienza del 23 gennaio 2014,
vista la decisione, adottata
dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente

Sentenza

1        Con il
suo ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che la
Repubblica italiana, avendo omesso di prendere le disposizioni necessarie per
garantire che:

–        gli
agglomerati di Bareggio, Cassano d’Adda, Melegnano, Mortara, Olona Nord, Olona
Sud, Robecco sul Naviglio, San Giuliano Milanese Est, San Giuliano Milanese
Ovest, Seveso Sud, Trezzano sul Naviglio, Turbigo e Vigevano (Lombardia),
aventi un numero di abitanti equivalenti (in prosieguo: gli «a.e.») superiore a
10 000 e scaricanti acque reflue urbane in acque recipienti considerate
«aree sensibili» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva
91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle
acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40), come modificata dal
regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del
22 ottobre 2008 (GU L 311, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva
91/271»), siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane,
conformemente all’articolo 3 di tale direttiva;

–        negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cormons, Gradisca
d’Isonzo, Grado, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile (Friuli-Venezia
Giulia), Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara,
Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo,
Trezzano sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate
(Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Nuoro
(Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini (Sicilia), Courmayeur
(Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto), aventi un numero di a.e. superiore a
10 000
, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano
sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, conformemente all’articolo 4 della direttiva 91/271;

–        negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli,
Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana
Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, San Vito al
Tagliamento, Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Francavilla
Fontana, Monteiasi, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro
(Sardegna) e Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini e Trappeto
(Sicilia), aventi un numero di a.e. superiore a 10 000
e scaricanti in
acque recipienti considerate «aree sensibili» ai sensi della direttiva 91/271,
le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte,
prima dello scarico, ad un trattamento più spinto di un trattamento secondario
o equivalente, conformemente all’articolo 5 di detta direttiva, e

–        la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati dagli articoli da 4 a 7 della direttiva 91/271 siano condotte in modo
da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali
e che la progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali
di carico negli agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo,
Cividale del Friuli, Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo,
Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, San
Vito al Tagliamento, Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio),
Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara,
Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo,
Trezzano sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate
(Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Francavilla
Fontana, Monteiasi, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro
(Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto
(Sicilia),
Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto), 
è venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza dell’articolo 3 e/o dell’articolo 4 e/o
dell’articolo 5 nonché dell’articolo 10 della direttiva 91/271.

 Contesto normativo

2        L’articolo
1 della direttiva 91/271 prevede quanto segue:
«La presente direttiva
concerne la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane,
nonché il trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni
settori industriali.

Essa ha lo scopo di
proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dai summenzionati
scarichi di acque reflue».

3        L’articolo
2 di tale direttiva contiene in particolare le seguenti definizioni:

«1)      “Acque
reflue urbane”: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue
domestiche, acque reflue industriali e/o acque meteoriche di dilavamento.
(...)
4)      “Agglomerato”:
area in cui la popolazione e/o le attività economiche sono sufficientemente
concentrate così da rendere possibile la raccolta e il convogliamento delle
acque reflue urbane verso un impianto di trattamento di acque reflue urbane o
verso un punto di scarico finale.
5)      “Rete
fognaria”: un sistema di condotte per la raccolta e il convogliamento delle
acque reflue urbane.
6)      “1
a.e. (abitante equivalente)”: il carico organico biodegradabile, avente una
richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) di 60 g di ossigeno al
giorno.
(...)
8)      “Trattamento
secondario”: trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo che in
genere comporta il trattamento biologico con sedimentazioni secondarie, o un
altro processo in cui vengano rispettati i requisiti stabiliti nella tabella 1
dell’allegato I.
9)      “Trattamento
appropriato”: il trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo e/o
un sistema di smaltimento che dopo lo scarico garantisca la conformità delle
acque recipienti ai relativi obiettivi di qualità e alle relative disposizioni
della presente direttiva e di altre direttive comunitarie pertinenti.
(...)».
4        L’articolo
3 della direttiva di cui trattasi così dispone:
«1. Gli Stati membri
provvedono affinché tutti gli agglomerati siano provvisti di reti fognarie per
le acque reflue urbane,
–        entro
il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di abitanti equivalenti (a.e.)
superiore a 15 000 e
–        entro
il 31 dicembre 2005 per quelli con numero di a.e. compreso tra 2 000 e
15 000.
Per le acque reflue urbane
che si immettono in acque recipienti considerate “aree sensibili” ai sensi
della definizione di cui all’articolo 5, gli Stati membri garantiscono che gli
agglomerati con oltre 10 000 a.e. siano provvisti di reti fognarie al più
tardi entro il 31 dicembre 1998.




CORTE DI
GIUSTIZIA CE Sez. 7^, 19 luglio 2012, Sentenza C-565/10

ACQUE –
INQUINAMENTO IDRICO - Trattamento delle acque reflue urbane – Rete
fognaria – Trattamento secondario o equivalente - Impianti di trattamento - Campioni
rappresentativi - Inadempimento di uno Stato (Italia) Artt. 3, 4 e 10 Direttiva
91/271/CEE.

La
Repubblica italiana, avendo omesso di adottare le disposizioni necessarie per
garantire che gli agglomerati , aventi un numero di abitanti equivalenti superiore
a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree sensibili»
ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE, del Consiglio, del 21
maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque
reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva, e  di
adottare le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione,
la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue
urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli 4-7 della
direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008, siano condotte
in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni
climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti tenga conto delle
variazioni stagionali di carico negli agglomerati è venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza degli articoli 3, 4, paragrafi 1 e 3, e 10 della
direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008. 

Pres.
Malenovský, Silva de Lapuerta, Comm. Europea c. ITALIA

CORTE DI
GIUSTIZIA CE Sez. 7^, 19 luglio 2012, Sentenza C-565/10

SENTENZA
DELLA CORTE (Settima Sezione)

19 luglio
2012 

«Inadempimento
di uno Stato – Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue urbane –
Articoli 3, 4 e 10 – Rete fognaria – Trattamento secondario o equivalente –
Impianti di trattamento – Campioni rappresentativi»

Nella causa C-565/10,

avente ad
oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto
il 2 dicembre 2010,
Commissione
europea, rappresentata da S. Pardo Quintillán e D. Recchia, in qualità di
agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica
italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da M.
Russo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE
(Settima Sezione),
composta
dal sig. J. Malenovský, presidente di sezione, dalla sig.ra R. Silva de
Lapuerta (relatore) e dal sig. T. von Danwitz, giudici,
avvocato
generale: sig.ra V. Trstenjak
cancelliere:
sig. A. Calot Escobar 
vista la
fase scritta del procedimento,
vista la
decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la
causa senza conclusioni,
ha
pronunciato la seguente

Sentenza

1 Con il
presente ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che,
avendo omesso di:

–  
     prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli
agglomerati di Chieti, Gissi (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Bianco,
Cassano allo Ionio, Castrovillari, Crotone, Santa Maria del Cedro, Gioia Tauro,
Lamezia Terme, Melito di Porto Salvo, Mesoraca, Montebello Ionico, Montepaone,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina,
Soverato, Strongoli (Calabria), Afragola, Nola, Ariano Irpino, Avellino,
Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Caserta, Mercato San Severino, Torre
del Greco, Aversa, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Napoli Est, Napoli Nord,
Napoli Ovest, Vico Equense, Salerno, Montesarchio (Campania), Cervignano del
Friuli, Monfalcone (Friuli-Venezia Giulia), Frascati, Zagarolo (Lazio),
Camisano, Genova, La Spezia, Riva Ligure, Sanremo, Ventimiglia (Liguria),
Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise), Manduria, Porto Cesareo,
Supersano, Taviano (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Misterbianco e
altri, Paternò, Aci Catena, Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e
altri, Caltagirone, Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Biancavilla,
Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Caltanissetta-San
Cataldo, Macchitella, Niscemi, Agrigento e periferia, Favara, Palma di Montechiaro,
Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni
limitrofe, Santa Flavia, Augusta, Avola, Priolo Gargallo, Carlentini, Ragusa,
Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Scoglitti, Favignana,
Marsala, Partanna 1 (Villa Ruggero), Capo d’Orlando, Giardini Naxos, Consortile
Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata
Militello, Consortile Torregrotta, Messina 1, Messina e Messina 6 (Sicilia),
con un numero di abitanti equivalenti (a.e.) superiore a 15 000,
che scaricano
in acque recipienti che non sono considerate «aree sensibili» ai sensi
dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991,
concernente il trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40), come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008 (GU L 311, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva
91/271»), siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane
conformemente all’articolo 3 di tale direttiva,

–  
     prendere le disposizioni necessarie per garantire che negli
agglomerati di Gissi, Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno,
Bagnara Calabra, Cassano allo Ionio, Castrovillari, Crotone, Melito di Porto
Salvo, Montebello Ionico, Montepaone, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Ariano Irpino, Avellino, Battipaglia, Benevento, Capaccio,
Capri, Caserta, Aversa, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense,
Napoli Est, Napoli Nord, Vico Equense (Campania), Trieste-Muggia-San Dorligo
(Friuli-Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Albenga, Borghetto Santo Spirito,
Finale Ligure, Genova, Imperia, La Spezia, Santa Margherita Ligure, Quinto,
Rapallo, Recco, Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1, Isernia (Molise), Casamassima,
Casarano, Manduria, Monte Sant’Angelo, Porto Cesareo, Salice Salentino, San
Giovanni Rotondo, San Vito dei Normanni, Squinzano, Supersano, Vernole
(Puglia), Vicenza (Veneto), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di
Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Bronte, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania,
Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi,
Agrigento e periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle,
Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale,
Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Rosolini,
Pozzallo, Ragusa, Modica, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara,
Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Trapani-Erice (Casa Santa), Favignana,
Marsala, Mazara del Vallo, Partanna 1 (Villa Ruggero), Barcellona Pozzo di
Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello, Consortile
Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina 6, Milazzo, Patti e Rometta
(Sicilia), con un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000
, che
scaricano in acque recipienti che non sono considerate «aree sensibili» ai
sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, le acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie siano sottoposte ad un trattamento conforme
all’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della medesima direttiva, e

–  
     prendere le disposizioni necessarie affinché la progettazione,
la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento
delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli
articoli 4-7 della direttiva 91/271 siano condotte in modo da garantire
prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e affinché
la progettazione degli impianti di trattamento tenga conto delle variazioni
stagionali di carico negli agglomerati di Gissi, Lanciano-Castel Frentano
(Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Cassano allo Ionio, Castrovillari,
Crotone, Melito di Porto Salvo, Montebello Ionico, Montepaone, Motta San
Giovanni, Reggio Calabria, Rossano (Calabria), Ariano Irpino, Avellino,
Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Caserta, Aversa, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Napoli Nord, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Albenga,
Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure, Genova, Imperia, La Spezia, Santa
Margherita Ligure, Quinto, Rapallo, Recco, Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1,
Isernia (Molise), Casamassima, Casarano, Manduria, Monte Sant’Angelo, Porto
Cesareo, Salice Salentino, San Giovanni Rotondo, San Vito dei Normanni,
Squinzano, Supersano, Vernole (Puglia), Vicenza (Veneto), Misterbianco e altri,
Scordia-Militello Val di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto
e altri, Caltagirone, Aci Castello, Bronte, Acireale e altri, Belpasso, Gravina
di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi,
Riesi, Agrigento e periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto
Empedocle, Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri,
Monreale, Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini,
Rosolini, Pozzallo, Ragusa, Modica, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara,
Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Trapani-Erice (Casa Santa), Favignana,
Marsala, Mazara del Vallo, Partanna 1 (Villa Ruggero), Barcellona Pozzo di
Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello, Consortile
Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina 6, Milazzo, Patti e Rometta
(Sicilia),

la
Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
degli articoli 3, 4, paragrafi 1 e 3, e 10 della direttiva 91/271.

Contesto
normativo

2 A termini
dell’articolo 1, primo comma, della direttiva 91/271, quest’ultima concerne la
raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, nonché il
trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni settori
industriali. Ai sensi del secondo comma del citato articolo 1, tale direttiva
ha lo scopo di proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate
dagli scarichi di acque reflue.
3
L’articolo 3 della direttiva 91/271 dispone quanto segue:
«1.  
   Gli Stati membri provvedono affinché tutti gli agglomerati siano
provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane,
–  
     entro il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di
abitanti equivalenti (a.e.) superiore a 15 000
(...)
Laddove la
realizzazione di una rete fognaria non sia giustificata o perché non
presenterebbe vantaggi dal punto di vista ambientale o perché comporterebbe
costi eccessivi, occorrerà avvalersi di sistemi individuali o di altri sistemi
adeguati che raggiungano lo stesso livello di protezione ambientale.
2.  
   Le reti fognarie di cui al paragrafo 1 devono soddisfare i
requisiti pertinenti dell’allegato I, sezione A. (...)».
4
L’articolo 4 di tale direttiva prevede quanto segue:
«1.  
   Gli Stati membri provvedono affinché le acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un
trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, secondo le seguenti
modalità: 
–  
     al più tardi entro il 31 dicembre 2000 per tutti gli
scarichi provenienti da agglomerati con oltre 15 000 a.e. 
(...) 
3.  
   Gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque
reflue urbane descritti ai paragrafi 1 e 2 devono soddisfare i requisiti
pertinenti previsti all’allegato I, sezione B. (...) 
4.  
   Il carico espresso in a.e. va calcolato sulla base del carico
medio settimanale massimo in ingresso all’impianto di trattamento nel corso
dell’anno escludendo situazioni inconsuete, quali quelle dovute a piogge
abbondanti». 
5 Ai sensi
dell’articolo 10 della citata direttiva: 
«Gli Stati
membri provvedono affinché la progettazione, la costruzione, la gestione e la
manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane realizzati
per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli da 4 a 7 siano condotte in
modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche
locali. La progettazione degli impianti deve tenere conto delle variazioni
stagionali di carico». 
6
L’allegato I della direttiva 91/271, intitolato «Requisiti relativi alle acque
reflue urbane», prevede, alla sezione A, le prescrizioni che devono essere
seguite per le reti fognarie e, alla sezione B, quelle applicabili agli
scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane ed
immessi in acque recipienti. Tra queste ultime figura quella in base alla quale
la progettazione o la modifica di detti impianti va effettuata in modo da poter
prelevare campioni rappresentativi sia delle acque reflue in arrivo sia dei
liquami trattati, prima del loro scarico nelle acque recipienti. Per quanto
riguarda gli impianti di trattamento la cui dimensione corrisponde a un numero
di abitanti equivalenti compreso tra 10 000 e 49 999, la sezione D del suddetto
allegato I fissa a 12 il numero minimo annuo di campioni da raccogliere ad
intervalli regolari nel corso dell’anno.

Procedimento
precontenzioso

7 Dopo aver
intimato alla Repubblica italiana di presentare le proprie osservazioni circa
l’applicazione, in alcuni agglomerati, degli articoli 3, 4 e 10 della direttiva
91/271, il 24 febbraio 2009 la Commissione le ha inviato un parere motivato
invitandola ad adottare le misure necessarie per conformarsi a tale parere nel
termine di due mesi dalla sua ricezione.

8 Ritenendo
che, alla scadenza di tale termine, gli obblighi di cui ai succitati articoli
non fossero rispettati in un gran numero di agglomerati, la Commissione ha
deciso di proporre il presente ricorso.

Sul ricorso

Argomenti
delle parti

9 Nel suo
ricorso la Commissione specifica, per ogni singolo agglomerato indicato al
punto 1 della presente sentenza, le infrazioni alla direttiva 91/271 addebitate
alla Repubblica italiana.

10 Pur non
contestando il mancato adeguamento della situazione di taluni agglomerati
oggetto del ricorso della Commissione agli obblighi discendenti dalla direttiva
91/271, la Repubblica italiana afferma che essa intende mettere in evidenza
quanto è stato effettuato per adeguarsi a detti obblighi e precisa che
dall’avvio del procedimento precontenzioso è stato posto rimedio a molte
situazioni non conformi.

11 A tale
riguardo, nel controricorso la Repubblica italiana sostiene che gli obblighi ad
essa incombenti in forza delle disposizioni della direttiva 91/271 sono ormai
rispettati nei seguenti agglomerati: Chieti, Gissi (Abruzzo), Cassano allo
Ionio, Gioia Tauro, Melito di Porto Salvo, Montepaone (Calabria), Afragola,
Nola, Ariano Irpino, Avellino, Caserta, Mercato San Severino, Torre del Greco,
Aversa, Napoli Nord, Napoli Ovest, Salerno, Montesarchio (Campania), Monfalcone
(Friuli- Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Borghetto Santo Spirito, Camisano,
Finale Ligure, Genova, La Spezia, Quinto, Riva Ligure, Sanremo, Ventimiglia (Liguria),
Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise), Casarano, Manduria, Monte
Sant’Angelo, Salice Salentino, San Giovanni Rotondo, Squinzano, Vernole
(Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Vicenza (Veneto), Bronte, Biancavilla,
Caltanissetta-San Cataldo, Paternò, Menfi, Avola, Pozzallo, Modica, Marina di
Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Trapani-Erice, Priolo Gargallo,
Rosolini e Partanna (Sicilia)
.

12 Per
quanto riguarda gli agglomerati di Bagnara Calabra, Castrovillari, Crotone,
Santa Maria del Cedro, Lamezia Terme, Cosenza-Rende, Rossano, Scalea, Siderno,
Bianco, Sellia Marina, Soverato (Calabria), Benevento (Campania), Casamassima
(Puglia), Bagheria, Riesi e Consortile Letojanni (Sicilia), la Repubblica
italiana afferma che gli interventi necessari per conformarsi alle disposizioni
della direttiva 91/271 sono in fase di ultimazione.

13 La
Repubblica italiana indica inoltre che, negli agglomerati di Mesoraca,
Montebello Ionico, Motta San Giovanni (Calabria), Imperia, Santa Margherita Ligure
(Liguria), Porto Cesareo, San Vito dei Normanni, Taviano (Puglia), Monreale,
Termini Imerese e Carlentini (Sicilia), il completamento degli interventi
necessari per conformarsi alle citate disposizioni è previsto entro la fine del
2012.

14 Infine, con
riferimento all’adeguamento degli altri agglomerati alle disposizioni della
direttiva 91/271, la Repubblica italiana o precisa che essi saranno resi
conformi dopo il 2012, o non indica quando ciò avverrà.

15 Dopo
aver esaminato le informazioni contenute nel controricorso della Repubblica
italiana, la Commissione, nella sua memoria di replica, ha ritenuto che non
fosse più necessario chiedere che venisse dichiarato l’inadempimento, da parte
di tale Stato membro, degli obblighi ad esso incombenti in forza dell’articolo
3 della direttiva 91/271 relativamente agli agglomerati di Chieti, Gissi
(Abruzzo), Cassano allo Ionio, Gioia Tauro, Melito di Porto Salvo, Montepaone
(Calabria), Afragola, Nola, Ariano Irpino, Avellino, Caserta, Mercato San
Severino, Torre del Greco, Aversa, Napoli Nord, Napoli Ovest, Salerno,
Montesarchio, Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Napoli Est, Vico Equense (Campania), Monfalcone (Friuli- Venezia
Giulia), Zagarolo (Lazio), Camisano, Genova, La Spezia, Riva Ligure, Sanremo,
Ventimiglia (Liguria), Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise),
Manduria (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Paternò, Biancavilla,
Caltanissetta-San Cataldo, Macchitella, Niscemi, Favara, Palma di Montechiaro,
Avola, Ragusa, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Favignana,
Partanna 1, Capo d’Orlando, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello e Consortile
Torregrotta (Sicilia).

16 Del
pari, per quanto riguarda gli agglomerati di Gissi (Abruzzo), Cassano allo
Ionio, Melito di Porto Salvo, Montepaone (Calabria), Ariano Irpino, Avellino,
Caserta, Aversa, Napoli Nord (Campania), Zagarolo (Lazio), Genova, La Spezia
(Liguria), Isernia (Molise), Manduria, Monte Sant’Angelo, Salice Salentino, San
Giovanni Rotondo, Squinzano, Vernole (Puglia), Vicenza (Veneto), Bronte,
Rosolini, Pozzallo, Modica, Trapani-Erice, Favignana e Partanna 1 (Sicilia), la
Commissione ritiene di non dover più perseguire la Repubblica italiana per
violazione degli articoli 4 e 10 della direttiva 91/271.

17 Per
contro, riguardo alle rispettive situazioni degli agglomerati di Borghetto
Santo Spirito, Finale Ligure, Quinto e Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1
(Molise), Casarano (Puglia), Priolo Gargallo, Menfi e Avola (Sicilia), le
quali, secondo la Repubblica italiana, sono conformi agli obblighi previsti
dalla direttiva 91/271, la Commissione afferma che detti agglomerati non
soddisfano ancora tali obblighi.

18 Nella
sua controreplica la Repubblica italiana sostiene che, oltre agli agglomerati
menzionati al punto precedente, anche quelli di Bagnara Calabra, Bianco,
Crotone, Santa Maria del Cedro, Rossano, Scalea (Calabria), Battipaglia
(Campania), Supersano (Puglia), Palma di Montechiaro, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni, Piraino, Messina 1 e Messina (Sicilia) sono conformi agli
obblighi derivanti dalla direttiva 91/271.

19 Per
quanto riguarda gli altri agglomerati oggetto del ricorso della Commissione,
così come modificato in seguito alla memoria di replica di quest’ultima, la
Repubblica italiana non mette in discussione l’effettivo inadempimento
contestato e fornisce indicazioni sulla prevista evoluzione della situazione in
tali agglomerati.

Giudizio
della Corte

20 In via
preliminare, si deve osservare che, nella sua memoria di replica, la
Commissione ha deciso di non mantenere i suoi addebiti relativi alla violazione
dell’articolo 3 della direttiva 91/271, per quanto riguarda gli agglomerati
indicati al punto 15 della presente sentenza, e alla violazione degli articoli
4 e 10 della medesima direttiva con riferimento agli agglomerati citati al
punto 16 della presente sentenza.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 3 della direttiva 91/271

21
Conformemente all’articolo 3, paragrafo 1, primo comma, primo trattino, della
direttiva 91/271, gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 avrebbero dovuto essere provvisti di reti fognarie per le
loro acque reflue urbane entro il 31 dicembre 2000.

22 Inoltre,
si deve ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, l’esistenza di un
inadempimento dev’essere valutata in funzione della situazione dello Stato
membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere
motivato, e che non possono essere presi in considerazione dalla Corte
cambiamenti intervenuti successivamente (sentenze dell’11 ottobre 2001,
Commissione/Austria, C-110/00, Racc. pag. I-7545, punto 13; del 14 luglio 2005,
Commissione/Germania, C-433/03, Racc. pag. I-6985, punto 32, e del 25 marzo
2010, Commissione/Spagna, C-392/08, Racc. pag. I-2537, punto 26).

23 Nel caso
di specie, il parere motivato, datato 19 febbraio 2009 e inviato il 24 febbraio
2009 alla Repubblica italiana, impartiva a tale Stato membro un termine di due
mesi dalla ricezione per conformarsi ad esso.

24 Orbene,
come riconosciuto dalla stessa Repubblica italiana, occorre rilevare che, alla
scadenza del termine impartito nel parere motivato, gli agglomerati di Acri,
Siderno, Castrovillari, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San
Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Sellia Marina, Soverato, Strongoli
(Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia), Frascati (Lazio),
Porto Cesareo, Taviano (Puglia), Misterbianco e altri, Aci Catena, Adrano,
Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci Castello,
Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni
La Punta, Agrigento e periferia, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI
Palermo, Monreale, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta,
Carlentini, Scoglitti, Marsala e Messina 6 (Sicilia) non erano provvisti di
reti fognarie idonee a raccogliere e convogliare la totalità delle loro acque
reflue urbane.

25
Relativamente agli agglomerati di Bagnara Calabra, Bianco, Crotone, Santa Maria
del Cedro, Rossano e Scalea (Calabria), dalle indicazioni fornite dalla
Repubblica italiana risulta che, alla scadenza del termine fissato nel parere
motivato, i lavori diretti a dotare detti agglomerati di reti fognarie per le
loro acque reflue urbane non erano ultimati.

26 Dalle
medesime indicazioni risulta altresì che, alla scadenza di tale termine, la
raccolta di tutte le acque reflue urbane degli agglomerati di Supersano
(Puglia), Messina 1 e Messina (Sicilia) non era garantita.

27 Quanto
all’agglomerato di Priolo Gargallo (Sicilia), basti rilevare che la Repubblica
italiana, dopo aver essa stessa indicato che il numero di abitanti equivalenti
relativo a tale agglomerato era di 100 000, nel corso delle fasi precontenziosa
e scritta ha modificato più volte tale numero senza fornire elementi idonei a
giustificare tali modifiche.

28 Infatti,
il suddetto numero di abitanti equivalenti non corrisponde né alle indicazioni
fornite precedentemente dalla Repubblica italiana alla Commissione ai fini
dell’elaborazione di un rapporto sull’attuazione della direttiva 91/271 né a
quelle fornite da tale medesimo Stato membro successivamente, nella risposta al
parere motivato, nel controricorso e nella memoria di controreplica.

29 Inoltre,
anche ammettendo che le cifre di 20 000 a.e. e 18 000 a.e., indicate dalla
Repubblica italiana nella sua memoria di controreplica, siano giustificate, non
si può ritenere che, alla scadenza del termine impartito nel parere motivato,
l’agglomerato di Priollo Gargallo fosse provvisto di una rete fognaria idonea a
raccogliere e convogliare tutte le sue acque reflue urbane, conformemente
all’obbligo di cui all’articolo 3, paragrafo 1, primo comma, della direttiva
91/271, poiché, con riguardo a tale agglomerato, tale Stato membro, in risposta
al parere motivato, aveva indicato una percentuale di raccolta del 95% per 11
600 a.e., sicché in tale agglomerato non sarebbero raccolte acque reflue urbane
corrispondenti almeno a un numero di abitanti equivalenti compreso tra 6 980 e
8 980.

30 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli agglomerati di Acri,
Siderno, Bagnara Calabra, Bianco, Castrovillari, Crotone, Santa Maria del
Cedro, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina, Soverato, Strongoli
(Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia), Frascati (Lazio),
Porto Cesareo, Supersano, Taviano (Puglia), Misterbianco e altri, Aci Catena,
Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci
Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo,
San Giovanni La Punta, Agrigento e periferia, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù,
Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta,
Priolo Gargallo, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina 1, Messina e Messina 6
(Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000 e che
scaricano in acque recipienti non considerate «aree sensibili» ai sensi
dell’articolo 5 della direttiva 91/271, siano provvisti di reti fognarie per le
acque reflue urbane, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
dell’articolo 3 della citata direttiva.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della direttiva
91/271

31
L’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 91/271 prevede che, negli agglomerati
con oltre 15 000 a.e., la totalità delle acque reflue urbane che confluiscono
in reti fognarie devono, prima dello scarico, essere sottoposte ad un
trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, al più tardi entro il
31 dicembre 2000.

32 Inoltre,
a termini del citato articolo 4, paragrafo 3, tale trattamento secondario o
tale trattamento equivalente deve essere garantito mediante impianti di
trattamento i cui scarichi soddisfino i requisiti dell’allegato I, sezione B,
della direttiva 91/271.

33 Si deve
osservare che la Repubblica italiana non contesta che, alla scadenza del
termine fissato nel parere motivato, l’obbligo di sottoporre le acque reflue
urbane che confluiscono in reti fognarie ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, previsto all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva
91/271, non era rispettato negli agglomerati di Lanciano-Castel Frentano
(Abruzzo), Acri, Siderno, Castrovillari, Montebello Ionico, Motta San Giovanni,
Reggio Calabria (Calabria), Benevento, Capaccio, Capri, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Imperia, Santa
Margherita Ligure, Rapallo, Recco (Liguria), Casamassima, Porto Cesareo, San
Vito dei Normanni (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di
Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e
ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia,
Augusta, Carlentini, Ragusa, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara,
Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala, Mazara del Vallo, Barcellona
Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Pace del Mela, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 6,
Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia).

34 Per
quanto attiene agli agglomerati di Bagnara Calabra, Crotone, Rossano
(Calabria), Supersano (Puglia), e Messina 1 (Sicilia), è sufficiente constatare
che, dal momento che tali agglomerati non erano provvisti di reti fognarie idonee
a raccogliere e convogliare la totalità delle loro acque reflue urbane,
l’obbligo di sottoporre tutti gli scarichi ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, previsto all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva
91/271, non era dunque a fortiori adempiuto (sentenze del 25 ottobre 2007,
Commissione/Grecia, C-440/06, punto 25, e del 7 maggio 2009,
Commissione/Portogallo, C-530/07, punto 55).

35 Inoltre,
dalle indicazioni fornite dalla Repubblica italiana risulta che, alla scadenza
del termine impartito nel parere motivato, gli impianti di trattamento degli
agglomerati di Battipaglia (Campania), Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure,
Quinto, Riva Ligure (Liguria), Avola, Palma di Montechiaro, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni e Piraino (Sicilia), i quali, conformemente all’articolo
4, paragrafi 1 e 3, della direttiva 91/271, sono diretti ad assicurare il
trattamento secondario o il trattamento equivalente della totalità delle acque
urbane che confluiscono nelle reti fognarie e a garantire che gli scarichi da
essi provenienti soddisfino i requisiti di cui alla sezione B dell’allegato I
della medesima direttiva, non erano in funzione.

36 Con
riguardo all’agglomerato di Campobasso 1 (Molise), occorre ricordare che, se è
vero che la Commissione, nella memoria di replica, ha ritenuto che non fosse
più necessario chiedere la dichiarazione dell’inadempimento dell’articolo 3
della direttiva 91/271, essa ha tuttavia mantenuto il suo addebito relativo a
una violazione dell’articolo 4 della medesima direttiva, asserendo che, stando
al controricorso della Repubblica italiana e agli allegati allo stesso, il
numero annuo di campioni prelevati non corrispondeva al minimo previsto
all’allegato I, sezione D, della citata direttiva.

37 Orbene,
poiché la Repubblica italiana ha prodotto, in allegato alla memoria di
controreplica, il numero minimo di campioni che devono essere prelevati ad
intervelli regolari nel corso dell’anno, conformemente al suddetto allegato I,
sezione D, non occorre dichiarare l’inadempimento dell’articolo 4 della
direttiva 91/271 con riguardo al suddetto agglomerato.

38 Per
contro, gli scarichi provenienti dall’impianto di trattamento dell’agglomerato
di Casarano (Puglia) non possono essere ritenuti conformi al citato articolo 4 a
causa dell’insufficiente numero di campioni prelevati. Infatti, la Repubblica
italiana non ha fornito alcun campione per il 2009 e il 2010. Inoltre, come
precisato da tale Stato membro nel controricorso, l’impianto in parola è
entrato in esercizio in una data posteriore a quella della scadenza del termine
fissato nel parere motivato.

39 Lo
stesso dicasi per gli scarichi provenienti dall’impianto di trattamento
dell’agglomerato di Menfi (Sicilia), poiché la Repubblica italiana non ha
prodotto campioni relativi a tali scarichi per il 2009.

40 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie per garantire che, negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra,
Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, le acque reflue
urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte ad un trattamento
secondario o ad un trattamento equivalente, è venuta meno agli obblighi ad essa
incombenti in forza dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della citata direttiva.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 10 della direttiva 91/271

41 Si deve
ricordare che l’articolo 10 della direttiva 91/271 prevede che la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati agli articoli 4-7 debbano essere condotte in modo da garantire
prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e tenendo
conto delle variazioni stagionali di carico.

42 Ne
consegue che il rispetto dell’obbligo sancito dal citato articolo 10 presuppone
in particolare che siano soddisfatti i requisiti di cui all’articolo 4 della
direttiva 91/271.

43
Pertanto, il suddetto obbligo non può considerarsi assolto negli agglomerati in
cui il trattamento secondario o il trattamento equivalente della totalità delle
acque urbane che confluiscono nelle reti fognarie non è garantito mediante
impianti di trattamento i cui scarichi soddisfino i requisiti di cui
all’allegato I, sezione B, della direttiva 91/271.

44 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione,
la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue
urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli 4-7 della
direttiva 91/271 siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti
nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli
impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra,
Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo, Recco,
Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito dei
Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di
Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), la Repubblica italiana è venuta meno
agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 10 della direttiva
91/271.

Sulle spese

45 Ai sensi
dell’articolo 69, paragrafo 2, del regolamento di procedura, la parte
soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la
Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta soccombente,
dev’essere condannata alle spese.

Per questi
motivi, la Corte (Settima Sezione) dichiara e statuisce:

1)  
   La Repubblica italiana, avendo omesso:

–  
     di prendere le disposizioni necessarie per garantire che
gli agglomerati
di Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Bianco, Castrovillari,
Crotone, Santa Maria del Cedro, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina,
Soverato, Strongoli (Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia),
Frascati (Lazio), Porto Cesareo, Supersano, Taviano (Puglia), Misterbianco e
altri, Aci Catena, Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri,
Caltagirone, Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania,
Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Agrigento e periferia, Porto
Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni limitrofe,
Santa Flavia, Augusta, Priolo Gargallo, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina
1, Messina e Messina 6 (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE, del Consiglio,
del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque
reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva,

–  
     di prendere le disposizioni necessarie per garantire che,
negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara
Calabra, Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca,
Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia,
Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli, Scoglitti,
Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala, Mazara del
Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, come modificata dal
regolamento n. 1137/2008, le acque reflue urbane che confluiscono in reti
fognarie siano sottoposte ad un trattamento conforme all’articolo 4, paragrafi
1 e 3, di tale direttiva, e

–  
     di prendere le disposizioni necessarie affinché la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati agli articoli 4-7 della direttiva 91/271, come modificata dal
regolamento n. 1137/2008, siano condotte in modo da garantire prestazioni
sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la
progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico
negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara
Calabra, Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia),

è venuta
meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 3, 4, paragrafi 1
e 3, e 10 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008.

2)  
   La Repubblica italiana è condannata alle spese.


SENTENZA DELLA CORTE (Decima
Sezione)
10 aprile 2014 (*)
«Inadempimento di uno
Stato – Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue
urbane – Articoli da 3 a 5 e 10 – Allegato I, sezioni A e B» Nella causa
C‑85/13,
avente ad oggetto il ricorso
per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto il 21
febbraio 2013, 
Commissione
europea, rappresentata da E. Manhaeve e L. Cimaglia, in qualità
di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica
italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualità di agente,
assistita da M. Russo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in
Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE (Decima Sezione),
composta da E. Juhász
(relatore), presidente di sezione, A. Rosas e D. Šváby, giudici,
avvocato generale:
J. Kokott
cancelliere:
A. Impellizzeri, amministratore
vista la fase scritta del
procedimento e in seguito all’udienza del 23 gennaio 2014,
vista la decisione, adottata
dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente

Sentenza

1        Con
il suo ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che la
Repubblica italiana, avendo omesso di prendere le disposizioni necessarie per
garantire che:
–        gli
agglomerati di Bareggio, Cassano d’Adda, Melegnano, Mortara, Olona Nord, Olona
Sud, Robecco sul Naviglio, San Giuliano Milanese Est, San Giuliano Milanese
Ovest, Seveso Sud, Trezzano sul Naviglio, Turbigo e Vigevano (Lombardia), aventi
un numero di abitanti equivalenti (in prosieguo: gli «a.e.») superiore a
10 000 e scaricanti acque reflue urbane in acque recipienti considerate
«aree sensibili» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva
91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle
acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40), come modificata dal
regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del
22 ottobre 2008 (GU L 311, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva
91/271»), siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane,
conformemente all’articolo 3 di tale direttiva;

–        negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cormons, Gradisca
d’Isonzo, Grado, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile (Friuli-Venezia
Giulia), Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara,
Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo,
Trezzano sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate
(Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Nuoro
(Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini (Sicilia), Courmayeur
(Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto), aventi un numero di a.e. superiore a
10 000, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano
sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, conformemente all’articolo 4 della direttiva 91/271;

–        negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli,
Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana
Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, San Vito al
Tagliamento, Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Francavilla
Fontana, Monteiasi, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro
(Sardegna) e Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini e Trappeto
(Sicilia), aventi un numero di a.e. superiore a 10 000 e scaricanti in
acque recipienti considerate «aree sensibili» ai sensi della direttiva 91/271,
le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte,
prima dello scarico, ad un trattamento più spinto di un trattamento secondario
o equivalente, conformemente all’articolo 5 di detta direttiva, e 

–        la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati dagli articoli da 4 a 7 della direttiva 91/271 siano condotte in modo
da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali
e che la progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali
di carico negli agglomerati di
Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo,
Cividale del Friuli, Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo,
Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, San
Vito al Tagliamento, Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio),
Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara,
Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo,
Trezzano sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate
(Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Francavilla
Fontana, Monteiasi, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro
(Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto
(Sicilia)
, Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto),
è venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza dell’articolo 3 e/o dell’articolo 4 e/o
dell’articolo 5 nonché dell’articolo 10 della direttiva 91/271.

 Contesto normativo

2        L’articolo
1 della direttiva 91/271 prevede quanto segue:
«La presente direttiva
concerne la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, nonché
il trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni settori
industriali.
Essa ha lo scopo di
proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dai summenzionati
scarichi di acque reflue».
3        L’articolo
2 di tale direttiva contiene in particolare le seguenti definizioni:
«1)      “Acque
reflue urbane”: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue
domestiche, acque reflue industriali e/o acque meteoriche di dilavamento.
(...)
4)      “Agglomerato”:
area in cui la popolazione e/o le attività economiche sono sufficientemente
concentrate così da rendere possibile la raccolta e il convogliamento delle
acque reflue urbane verso un impianto di trattamento di acque reflue urbane o
verso un punto di scarico finale.
5)      “Rete
fognaria”: un sistema di condotte per la raccolta e il convogliamento delle
acque reflue urbane.
6)      “1
a.e. (abitante equivalente)”: il carico organico biodegradabile, avente una
richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) di 60 g di ossigeno al
giorno.
(...)
8)      “Trattamento
secondario”: trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo che in
genere comporta il trattamento biologico con sedimentazioni secondarie, o un
altro processo in cui vengano rispettati i requisiti stabiliti nella tabella 1
dell’allegato I.
9)      “Trattamento
appropriato”: il trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo e/o
un sistema di smaltimento che dopo lo scarico garantisca la conformità delle
acque recipienti ai relativi obiettivi di qualità e alle relative disposizioni
della presente direttiva e di altre direttive comunitarie pertinenti.
(...)».
4        L’articolo
3 della direttiva di cui trattasi così dispone:
«1. Gli Stati membri
provvedono affinché tutti gli agglomerati siano provvisti di reti fognarie per
le acque reflue urbane,
–        entro
il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di abitanti equivalenti (a.e.)
superiore a 15 000 e
–        entro
il 31 dicembre 2005 per quelli con numero di a.e. compreso tra 2 000 e 15 000.
Per le acque reflue urbane
che si immettono in acque recipienti considerate “aree sensibili” ai sensi
della definizione di cui all’articolo 5, gli Stati membri garantiscono che gli
agglomerati con oltre 10 000 a.e. siano provvisti di reti fognarie al più
tardi entro il 31 dicembre 1998.




CORTE DI
GIUSTIZIA CE Sez. 7^, 19 luglio 2012, Sentenza C-565/10

ACQUE –
INQUINAMENTO IDRICO - Trattamento delle acque reflue urbane – Rete
fognaria – Trattamento secondario o equivalente - Impianti di trattamento -
Campioni rappresentativi - Inadempimento di uno Stato (Italia) Artt. 3, 4 e 10
Direttiva 91/271/CEE.

La
Repubblica italiana, avendo omesso di adottare le disposizioni necessarie per
garantire che gli agglomerati , aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE, del Consiglio,
del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque
reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva, e  di
adottare le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione,
la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue
urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli 4-7 della
direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008, siano condotte
in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni
climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti tenga conto delle
variazioni stagionali di carico negli agglomerati è venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza degli articoli 3, 4, paragrafi 1 e 3, e 10 della
direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008. 

Pres.
Malenovský, Silva de Lapuerta, Comm. Europea c. ITALIA

CORTE DI
GIUSTIZIA CE Sez. 7^, 19 luglio 2012, Sentenza C-565/10

SENTENZA
DELLA CORTE (Settima Sezione)

19 luglio
2012 

«Inadempimento
di uno Stato – Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue urbane –
Articoli 3, 4 e 10 – Rete fognaria – Trattamento secondario o equivalente –
Impianti di trattamento – Campioni rappresentativi»

Nella causa C-565/10,

avente ad
oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto
il 2 dicembre 2010,
Commissione
europea, rappresentata da S. Pardo Quintillán e D. Recchia, in qualità di
agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica
italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da M.
Russo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE
(Settima Sezione),
composta
dal sig. J. Malenovský, presidente di sezione, dalla sig.ra R. Silva de
Lapuerta (relatore) e dal sig. T. von Danwitz, giudici,
avvocato
generale: sig.ra V. Trstenjak
cancelliere:
sig. A. Calot Escobar 
vista la
fase scritta del procedimento,
vista la
decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la
causa senza conclusioni,
ha pronunciato
la seguente

Sentenza

1 Con il
presente ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che,
avendo omesso di:

–  
     prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli
agglomerati di Chieti, Gissi (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Bianco,
Cassano allo Ionio, Castrovillari, Crotone, Santa Maria del Cedro, Gioia Tauro,
Lamezia Terme, Melito di Porto Salvo, Mesoraca, Montebello Ionico, Montepaone,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina,
Soverato, Strongoli (Calabria), Afragola, Nola, Ariano Irpino, Avellino,
Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Caserta, Mercato San Severino, Torre
del Greco, Aversa, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Napoli Est, Napoli Nord,
Napoli Ovest, Vico Equense, Salerno, Montesarchio (Campania), Cervignano del
Friuli, Monfalcone (Friuli-Venezia Giulia), Frascati, Zagarolo (Lazio),
Camisano, Genova, La Spezia, Riva Ligure, Sanremo, Ventimiglia (Liguria),
Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise), Manduria, Porto Cesareo,
Supersano, Taviano (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Misterbianco e
altri, Paternò, Aci Catena, Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e
altri, Caltagirone, Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Biancavilla,
Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Caltanissetta-San
Cataldo, Macchitella, Niscemi, Agrigento e periferia, Favara, Palma di
Montechiaro, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Palermo e
frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta, Avola, Priolo Gargallo, Carlentini,
Ragusa, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Scoglitti, Favignana,
Marsala, Partanna 1 (Villa Ruggero), Capo d’Orlando, Giardini Naxos, Consortile
Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata
Militello, Consortile Torregrotta, Messina 1, Messina e Messina 6 (Sicilia),
con un numero di abitanti equivalenti (a.e.) superiore a 15 000
, che scaricano
in acque recipienti che non sono considerate «aree sensibili» ai sensi
dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991,
concernente il trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40), come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008 (GU L 311, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva
91/271»), siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane
conformemente all’articolo 3 di tale direttiva,

–  
     prendere le disposizioni necessarie per garantire che negli
agglomerati di Gissi, Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno,
Bagnara Calabra, Cassano allo Ionio, Castrovillari, Crotone, Melito di Porto
Salvo, Montebello Ionico, Montepaone, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Ariano Irpino, Avellino, Battipaglia, Benevento, Capaccio,
Capri, Caserta, Aversa, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense,
Napoli Est, Napoli Nord, Vico Equense (Campania), Trieste-Muggia-San Dorligo
(Friuli-Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Albenga, Borghetto Santo Spirito,
Finale Ligure, Genova, Imperia, La Spezia, Santa Margherita Ligure, Quinto,
Rapallo, Recco, Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1, Isernia (Molise),
Casamassima, Casarano, Manduria, Monte Sant’Angelo, Porto Cesareo, Salice
Salentino, San Giovanni Rotondo, San Vito dei Normanni, Squinzano, Supersano,
Vernole (Puglia), Vicenza (Veneto), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Bronte, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania,
Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi,
Agrigento e periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle,
Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale,
Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Rosolini,
Pozzallo, Ragusa, Modica, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara,
Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Trapani-Erice (Casa Santa), Favignana,
Marsala, Mazara del Vallo, Partanna 1 (Villa Ruggero), Barcellona Pozzo di
Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello, Consortile
Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina 6, Milazzo, Patti e Rometta
(Sicilia), con un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000,
che
scaricano in acque recipienti che non sono considerate «aree sensibili» ai
sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, le acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie siano sottoposte ad un trattamento conforme
all’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della medesima direttiva, e

–  
     prendere le disposizioni necessarie affinché la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati agli articoli 4-7 della direttiva 91/271 siano condotte in modo da
garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e
affinché la progettazione degli impianti di trattamento tenga conto delle
variazioni stagionali di carico negli agglomerati di
Gissi, Lanciano-Castel
Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Cassano allo Ionio,
Castrovillari, Crotone, Melito di Porto Salvo, Montebello Ionico, Montepaone,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rossano (Calabria), Ariano Irpino,
Avellino, Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Caserta, Aversa, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Napoli Nord, Vico
Equense (Campania), Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia),
Zagarolo (Lazio), Albenga, Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure, Genova,
Imperia, La Spezia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo, Recco, Riva
Ligure (Liguria), Campobasso 1, Isernia (Molise), Casamassima, Casarano,
Manduria, Monte Sant’Angelo, Porto Cesareo, Salice Salentino, San Giovanni
Rotondo, San Vito dei Normanni, Squinzano, Supersano, Vernole (Puglia), Vicenza
(Veneto), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di Catania, Palagonia,
Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci Castello, Bronte,
Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni
La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e periferia, Favara, Palma di
Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini
e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia,
Augusta, Avola, Carlentini, Rosolini, Pozzallo, Ragusa, Modica, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella,
Trapani-Erice (Casa Santa), Favignana, Marsala, Mazara del Vallo, Partanna 1
(Villa Ruggero), Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia),

la
Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
degli articoli 3, 4, paragrafi 1 e 3, e 10 della direttiva 91/271.

Contesto
normativo

2 A termini
dell’articolo 1, primo comma, della direttiva 91/271, quest’ultima concerne la
raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, nonché il
trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni settori industriali.
Ai sensi del secondo comma del citato articolo 1, tale direttiva ha lo scopo di
proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dagli scarichi di
acque reflue.
3
L’articolo 3 della direttiva 91/271 dispone quanto segue:
«1.  
   Gli Stati membri provvedono affinché tutti gli agglomerati siano
provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane,
–  
     entro il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di
abitanti equivalenti (a.e.) superiore a 15 000
(...)
Laddove la
realizzazione di una rete fognaria non sia giustificata o perché non
presenterebbe vantaggi dal punto di vista ambientale o perché comporterebbe
costi eccessivi, occorrerà avvalersi di sistemi individuali o di altri sistemi
adeguati che raggiungano lo stesso livello di protezione ambientale.
2.  
   Le reti fognarie di cui al paragrafo 1 devono soddisfare i
requisiti pertinenti dell’allegato I, sezione A. (...)».
4
L’articolo 4 di tale direttiva prevede quanto segue:
«1.  
   Gli Stati membri provvedono affinché le acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un
trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, secondo le seguenti
modalità: 
–  
     al più tardi entro il 31 dicembre 2000 per tutti gli
scarichi provenienti da agglomerati con oltre 15 000 a.e. 
(...) 
3.  
   Gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque
reflue urbane descritti ai paragrafi 1 e 2 devono soddisfare i requisiti
pertinenti previsti all’allegato I, sezione B. (...) 
4.  
   Il carico espresso in a.e. va calcolato sulla base del carico
medio settimanale massimo in ingresso all’impianto di trattamento nel corso
dell’anno escludendo situazioni inconsuete, quali quelle dovute a piogge
abbondanti». 
5 Ai sensi
dell’articolo 10 della citata direttiva: 
«Gli Stati
membri provvedono affinché la progettazione, la costruzione, la gestione e la
manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane realizzati
per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli da 4 a 7 siano condotte in
modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche
locali. La progettazione degli impianti deve tenere conto delle variazioni
stagionali di carico». 
6
L’allegato I della direttiva 91/271, intitolato «Requisiti relativi alle acque
reflue urbane», prevede, alla sezione A, le prescrizioni che devono essere
seguite per le reti fognarie e, alla sezione B, quelle applicabili agli
scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane ed
immessi in acque recipienti. Tra queste ultime figura quella in base alla quale
la progettazione o la modifica di detti impianti va effettuata in modo da poter
prelevare campioni rappresentativi sia delle acque reflue in arrivo sia dei
liquami trattati, prima del loro scarico nelle acque recipienti. Per quanto
riguarda gli impianti di trattamento la cui dimensione corrisponde a un numero
di abitanti equivalenti compreso tra 10 000 e 49 999, la sezione D del suddetto
allegato I fissa a 12 il numero minimo annuo di campioni da raccogliere ad
intervalli regolari nel corso dell’anno.

Procedimento
precontenzioso

7 Dopo aver
intimato alla Repubblica italiana di presentare le proprie osservazioni circa
l’applicazione, in alcuni agglomerati, degli articoli 3, 4 e 10 della direttiva
91/271, il 24 febbraio 2009 la Commissione le ha inviato un parere motivato
invitandola ad adottare le misure necessarie per conformarsi a tale parere nel
termine di due mesi dalla sua ricezione.

8 Ritenendo
che, alla scadenza di tale termine, gli obblighi di cui ai succitati articoli
non fossero rispettati in un gran numero di agglomerati, la Commissione ha
deciso di proporre il presente ricorso.

Sul ricorso

Argomenti
delle parti

9 Nel suo
ricorso la Commissione specifica, per ogni singolo agglomerato indicato al
punto 1 della presente sentenza, le infrazioni alla direttiva 91/271 addebitate
alla Repubblica italiana.

10 Pur non
contestando il mancato adeguamento della situazione di taluni agglomerati
oggetto del ricorso della Commissione agli obblighi discendenti dalla direttiva
91/271, la Repubblica italiana afferma che essa intende mettere in evidenza
quanto è stato effettuato per adeguarsi a detti obblighi e precisa che
dall’avvio del procedimento precontenzioso è stato posto rimedio a molte
situazioni non conformi.

11 A tale
riguardo, nel controricorso la Repubblica italiana sostiene che gli obblighi ad
essa incombenti in forza delle disposizioni della direttiva 91/271 sono ormai
rispettati nei seguenti agglomerati: Chieti, Gissi (Abruzzo), Cassano allo
Ionio, Gioia Tauro, Melito di Porto Salvo, Montepaone (Calabria), Afragola,
Nola, Ariano Irpino, Avellino, Caserta, Mercato San Severino, Torre del Greco,
Aversa, Napoli Nord, Napoli Ovest, Salerno, Montesarchio (Campania), Monfalcone
(Friuli- Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Borghetto Santo Spirito, Camisano,
Finale Ligure, Genova, La Spezia, Quinto, Riva Ligure, Sanremo, Ventimiglia
(Liguria), Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise), Casarano,
Manduria, Monte Sant’Angelo, Salice Salentino, San Giovanni Rotondo, Squinzano,
Vernole (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Vicenza (Veneto), Bronte,
Biancavilla, Caltanissetta-San Cataldo, Paternò, Menfi, Avola, Pozzallo,
Modica, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Trapani-Erice, Priolo
Gargallo, Rosolini e Partanna (Sicilia).

12 Per
quanto riguarda gli agglomerati di Bagnara Calabra, Castrovillari, Crotone,
Santa Maria del Cedro, Lamezia Terme, Cosenza-Rende, Rossano, Scalea, Siderno,
Bianco, Sellia Marina, Soverato (Calabria), Benevento (Campania), Casamassima
(Puglia), Bagheria, Riesi e Consortile Letojanni (Sicilia), la Repubblica
italiana afferma che gli interventi necessari per conformarsi alle disposizioni
della direttiva 91/271 sono in fase di ultimazione.

13 La
Repubblica italiana indica inoltre che, negli agglomerati di Mesoraca,
Montebello Ionico, Motta San Giovanni (Calabria), Imperia, Santa Margherita
Ligure (Liguria), Porto Cesareo, San Vito dei Normanni, Taviano (Puglia),
Monreale, Termini Imerese e Carlentini (Sicilia), il completamento degli
interventi necessari per conformarsi alle citate disposizioni è previsto entro
la fine del 2012.

14 Infine,
con riferimento all’adeguamento degli altri agglomerati alle disposizioni della
direttiva 91/271, la Repubblica italiana o precisa che essi saranno resi
conformi dopo il 2012, o non indica quando ciò avverrà.

15 Dopo
aver esaminato le informazioni contenute nel controricorso della Repubblica
italiana, la Commissione, nella sua memoria di replica, ha ritenuto che non
fosse più necessario chiedere che venisse dichiarato l’inadempimento, da parte
di tale Stato membro, degli obblighi ad esso incombenti in forza dell’articolo
3 della direttiva 91/271 relativamente agli agglomerati di Chieti, Gissi (Abruzzo),
Cassano allo Ionio, Gioia Tauro, Melito di Porto Salvo, Montepaone (Calabria),
Afragola, Nola, Ariano Irpino, Avellino, Caserta, Mercato San Severino, Torre
del Greco, Aversa, Napoli Nord, Napoli Ovest, Salerno, Montesarchio,
Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia, Casamicciola Terme, Forio,
Napoli Est, Vico Equense (Campania), Monfalcone (Friuli- Venezia Giulia),
Zagarolo (Lazio), Camisano, Genova, La Spezia, Riva Ligure, Sanremo,
Ventimiglia (Liguria), Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise),
Manduria (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Paternò, Biancavilla,
Caltanissetta-San Cataldo, Macchitella, Niscemi, Favara, Palma di Montechiaro,
Avola, Ragusa, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Favignana,
Partanna 1, Capo d’Orlando, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello e Consortile
Torregrotta (Sicilia).

16 Del
pari, per quanto riguarda gli agglomerati di Gissi (Abruzzo), Cassano allo
Ionio, Melito di Porto Salvo, Montepaone (Calabria), Ariano Irpino, Avellino,
Caserta, Aversa, Napoli Nord (Campania), Zagarolo (Lazio), Genova, La Spezia
(Liguria), Isernia (Molise), Manduria, Monte Sant’Angelo, Salice Salentino, San
Giovanni Rotondo, Squinzano, Vernole (Puglia), Vicenza (Veneto), Bronte,
Rosolini, Pozzallo, Modica, Trapani-Erice, Favignana e Partanna 1 (Sicilia), la
Commissione ritiene di non dover più perseguire la Repubblica italiana per
violazione degli articoli 4 e 10 della direttiva 91/271.

17 Per
contro, riguardo alle rispettive situazioni degli agglomerati di Borghetto
Santo Spirito, Finale Ligure, Quinto e Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1
(Molise), Casarano (Puglia), Priolo Gargallo, Menfi e Avola (Sicilia), le
quali, secondo la Repubblica italiana, sono conformi agli obblighi previsti
dalla direttiva 91/271, la Commissione afferma che detti agglomerati non
soddisfano ancora tali obblighi.

18 Nella
sua controreplica la Repubblica italiana sostiene che, oltre agli agglomerati
menzionati al punto precedente, anche quelli di Bagnara Calabra, Bianco,
Crotone, Santa Maria del Cedro, Rossano, Scalea (Calabria), Battipaglia
(Campania), Supersano (Puglia), Palma di Montechiaro, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni, Piraino, Messina 1 e Messina (Sicilia) sono conformi agli
obblighi derivanti dalla direttiva 91/271.

19 Per
quanto riguarda gli altri agglomerati oggetto del ricorso della Commissione,
così come modificato in seguito alla memoria di replica di quest’ultima, la
Repubblica italiana non mette in discussione l’effettivo inadempimento
contestato e fornisce indicazioni sulla prevista evoluzione della situazione in
tali agglomerati.

Giudizio
della Corte

20 In via
preliminare, si deve osservare che, nella sua memoria di replica, la Commissione
ha deciso di non mantenere i suoi addebiti relativi alla violazione
dell’articolo 3 della direttiva 91/271, per quanto riguarda gli agglomerati
indicati al punto 15 della presente sentenza, e alla violazione degli articoli
4 e 10 della medesima direttiva con riferimento agli agglomerati citati al
punto 16 della presente sentenza.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 3 della direttiva 91/271

21
Conformemente all’articolo 3, paragrafo 1, primo comma, primo trattino, della
direttiva 91/271, gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 avrebbero dovuto essere provvisti di reti fognarie per le
loro acque reflue urbane entro il 31 dicembre 2000.

22 Inoltre,
si deve ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, l’esistenza di un
inadempimento dev’essere valutata in funzione della situazione dello Stato
membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere
motivato, e che non possono essere presi in considerazione dalla Corte
cambiamenti intervenuti successivamente (sentenze dell’11 ottobre 2001,
Commissione/Austria, C-110/00, Racc. pag. I-7545, punto 13; del 14 luglio 2005,
Commissione/Germania, C-433/03, Racc. pag. I-6985, punto 32, e del 25 marzo
2010, Commissione/Spagna, C-392/08, Racc. pag. I-2537, punto 26).

23 Nel caso
di specie, il parere motivato, datato 19 febbraio 2009 e inviato il 24 febbraio
2009 alla Repubblica italiana, impartiva a tale Stato membro un termine di due
mesi dalla ricezione per conformarsi ad esso.

24 Orbene,
come riconosciuto dalla stessa Repubblica italiana, occorre rilevare che, alla
scadenza del termine impartito nel parere motivato, gli agglomerati
di Acri,
Siderno, Castrovillari, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San
Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Sellia Marina, Soverato, Strongoli
(Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia), Frascati (Lazio),
Porto Cesareo, Taviano (Puglia), Misterbianco e altri, Aci Catena, Adrano,
Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci Castello,
Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni
La Punta, Agrigento e periferia, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI
Palermo, Monreale, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta, Carlentini,
Scoglitti, Marsala e Messina 6 (Sicilia) non erano provvisti di reti fognarie
idonee a raccogliere e convogliare la totalità delle loro acque reflue urbane.

25
Relativamente agli agglomerati di Bagnara Calabra, Bianco, Crotone, Santa Maria
del Cedro, Rossano e Scalea (Calabria), dalle indicazioni fornite dalla
Repubblica italiana risulta che, alla scadenza del termine fissato nel parere
motivato, i lavori diretti a dotare detti agglomerati di reti fognarie per le
loro acque reflue urbane non erano ultimati.

26 Dalle
medesime indicazioni risulta altresì che, alla scadenza di tale termine, la
raccolta di tutte le acque reflue urbane degli agglomerati di Supersano
(Puglia), Messina 1 e Messina (Sicilia) non era garantita.

27 Quanto
all’agglomerato di Priolo Gargallo (Sicilia), basti rilevare che la Repubblica
italiana, dopo aver essa stessa indicato che il numero di abitanti equivalenti
relativo a tale agglomerato era di 100 000, nel corso delle fasi precontenziosa
e scritta ha modificato più volte tale numero senza fornire elementi idonei a
giustificare tali modifiche.

28 Infatti,
il suddetto numero di abitanti equivalenti non corrisponde né alle indicazioni
fornite precedentemente dalla Repubblica italiana alla Commissione ai fini
dell’elaborazione di un rapporto sull’attuazione della direttiva 91/271 né a
quelle fornite da tale medesimo Stato membro successivamente, nella risposta al
parere motivato, nel controricorso e nella memoria di controreplica.

29 Inoltre,
anche ammettendo che le cifre di 20 000 a.e. e 18 000 a.e., indicate dalla
Repubblica italiana nella sua memoria di controreplica, siano giustificate, non
si può ritenere che, alla scadenza del termine impartito nel parere motivato,
l’agglomerato di Priollo Gargallo fosse provvisto di una rete fognaria idonea a
raccogliere e convogliare tutte le sue acque reflue urbane, conformemente
all’obbligo di cui all’articolo 3, paragrafo 1, primo comma, della direttiva
91/271, poiché, con riguardo a tale agglomerato, tale Stato membro, in risposta
al parere motivato, aveva indicato una percentuale di raccolta del 95% per 11
600 a.e., sicché in tale agglomerato non sarebbero raccolte acque reflue urbane
corrispondenti almeno a un numero di abitanti equivalenti compreso tra 6 980 e
8 980.

30 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli agglomerati di
Acri,
Siderno, Bagnara Calabra, Bianco, Castrovillari, Crotone, Santa Maria del
Cedro, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina, Soverato, Strongoli
(Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia), Frascati (Lazio),
Porto Cesareo, Supersano, Taviano (Puglia), Misterbianco e altri, Aci Catena,
Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci
Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo,
San Giovanni La Punta, Agrigento e periferia, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù,
Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta,
Priolo Gargallo, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina 1, Messina e Messina 6
(Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000 e che
scaricano in acque recipienti non considerate «aree sensibili» ai sensi
dell’articolo 5 della direttiva 91/271, siano provvisti di reti fognarie per le
acque reflue urbane, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
dell’articolo 3 della citata direttiva.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della direttiva
91/271

31
L’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 91/271 prevede che, negli
agglomerati con oltre 15 000 a.e., la totalità delle acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie devono, prima dello scarico, essere sottoposte ad
un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, al più tardi entro
il 31 dicembre 2000.

32 Inoltre,
a termini del citato articolo 4, paragrafo 3, tale trattamento secondario o
tale trattamento equivalente deve essere garantito mediante impianti di
trattamento i cui scarichi soddisfino i requisiti dell’allegato I, sezione B,
della direttiva 91/271.

33 Si deve
osservare che la Repubblica italiana non contesta che, alla scadenza del termine
fissato nel parere motivato, l’obbligo di sottoporre le acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie ad un trattamento secondario o ad un trattamento
equivalente, previsto all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 91/271, non
era rispettato negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri,
Siderno, Castrovillari, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria
(Calabria), Benevento, Capaccio, Capri, Ischia, Casamicciola Terme, Forio,
Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania), Trieste-Muggia-San Dorligo
(Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Imperia, Santa Margherita Ligure, Rapallo,
Recco (Liguria), Casamassima, Porto Cesareo, San Vito dei Normanni (Puglia),
Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di Catania, Palagonia, Aci Catena,
Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci Castello, Acireale e altri,
Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta,
Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e periferia, Favara, Porto Empedocle,
Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale,
Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Pace del
Mela, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta,
Gioiosa Marea, Messina 6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia).

34 Per
quanto attiene agli agglomerati di Bagnara Calabra, Crotone, Rossano
(Calabria), Supersano (Puglia), e Messina 1 (Sicilia), è sufficiente constatare
che, dal momento che tali agglomerati non erano provvisti di reti fognarie
idonee a raccogliere e convogliare la totalità delle loro acque reflue urbane,
l’obbligo di sottoporre tutti gli scarichi ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, previsto all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva
91/271, non era dunque a fortiori adempiuto (sentenze del 25 ottobre 2007,
Commissione/Grecia, C-440/06, punto 25, e del 7 maggio 2009,
Commissione/Portogallo, C-530/07, punto 55).

35 Inoltre,
dalle indicazioni fornite dalla Repubblica italiana risulta che, alla scadenza
del termine impartito nel parere motivato, gli impianti di trattamento degli
agglomerati di
Battipaglia (Campania), Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure,
Quinto, Riva Ligure (Liguria), Avola, Palma di Montechiaro, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni e Piraino (Sicilia), i quali, conformemente all’articolo
4, paragrafi 1 e 3, della direttiva 91/271, sono diretti ad assicurare il
trattamento secondario o il trattamento equivalente della totalità delle acque
urbane che confluiscono nelle reti fognarie e a garantire che gli scarichi da
essi provenienti soddisfino i requisiti di cui alla sezione B dell’allegato I
della medesima direttiva, non erano in funzione.

36 Con
riguardo all’agglomerato di Campobasso 1 (Molise), occorre ricordare che, se è
vero che la Commissione, nella memoria di replica, ha ritenuto che non fosse
più necessario chiedere la dichiarazione dell’inadempimento dell’articolo 3
della direttiva 91/271, essa ha tuttavia mantenuto il suo addebito relativo a
una violazione dell’articolo 4 della medesima direttiva, asserendo che, stando
al controricorso della Repubblica italiana e agli allegati allo stesso, il
numero annuo di campioni prelevati non corrispondeva al minimo previsto
all’allegato I, sezione D, della citata direttiva.

37 Orbene,
poiché la Repubblica italiana ha prodotto, in allegato alla memoria di
controreplica, il numero minimo di campioni che devono essere prelevati ad
intervelli regolari nel corso dell’anno, conformemente al suddetto allegato I,
sezione D, non occorre dichiarare l’inadempimento dell’articolo 4 della
direttiva 91/271 con riguardo al suddetto agglomerato.

38 Per
contro, gli scarichi provenienti dall’impianto di trattamento dell’agglomerato
di Casarano (Puglia) non possono essere ritenuti conformi al citato articolo 4
a causa dell’insufficiente numero di campioni prelevati. Infatti, la Repubblica
italiana non ha fornito alcun campione per il 2009 e il 2010. Inoltre, come
precisato da tale Stato membro nel controricorso, l’impianto in parola è
entrato in esercizio in una data posteriore a quella della scadenza del termine
fissato nel parere motivato.

39 Lo stesso
dicasi per gli scarichi provenienti dall’impianto di trattamento
dell’agglomerato di Menfi (Sicilia), poiché la Repubblica italiana non ha
prodotto campioni relativi a tali scarichi per il 2009.

40 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie per garantire che, negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra,
Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, le acque reflue
urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte ad un trattamento
secondario o ad un trattamento equivalente, è venuta meno agli obblighi ad essa
incombenti in forza dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della citata direttiva.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 10 della direttiva 91/271

41 Si deve
ricordare che l’articolo 10 della direttiva 91/271 prevede che la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati agli articoli 4-7 debbano essere condotte in modo da garantire
prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e tenendo
conto delle variazioni stagionali di carico.

42 Ne
consegue che il rispetto dell’obbligo sancito dal citato articolo 10 presuppone
in particolare che siano soddisfatti i requisiti di cui all’articolo 4 della
direttiva 91/271.

43
Pertanto, il suddetto obbligo non può considerarsi assolto negli agglomerati in
cui il trattamento secondario o il trattamento equivalente della totalità delle
acque urbane che confluiscono nelle reti fognarie non è garantito mediante
impianti di trattamento i cui scarichi soddisfino i requisiti di cui
all’allegato I, sezione B, della direttiva 91/271.

44 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione,
la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue
urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli 4-7 della
direttiva 91/271 siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti
nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli
impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra,
Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), la Repubblica italiana è venuta meno
agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 10 della direttiva
91/271.

Sulle spese

45 Ai sensi
dell’articolo 69, paragrafo 2, del regolamento di procedura, la parte
soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la
Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta soccombente,
dev’essere condannata alle spese.

Per questi
motivi, la Corte (Settima Sezione) dichiara e statuisce:

1)  
   La Repubblica italiana, avendo omesso:

–  
     di prendere le disposizioni necessarie per garantire che
gli agglomerati di
Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Bianco, Castrovillari, Crotone,
Santa Maria del Cedro, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San
Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina, Soverato,
Strongoli (Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia), Frascati
(Lazio), Porto Cesareo, Supersano, Taviano (Puglia), Misterbianco e altri, Aci
Catena, Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Agrigento e periferia, Porto Empedocle, Sciacca,
Cefalù, Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia,
Augusta, Priolo Gargallo, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina 1, Messina e
Messina 6 (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 15
000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree sensibili» ai
sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE, del Consiglio, del 21 maggio
1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come modificata dal
regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22
ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane,
conformemente all’articolo 3 di tale direttiva,

–  
     di prendere le disposizioni necessarie per garantire che,
negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara
Calabra, Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, come modificata dal
regolamento n. 1137/2008, le acque reflue urbane che confluiscono in reti
fognarie siano sottoposte ad un trattamento conforme all’articolo 4, paragrafi
1 e 3, di tale direttiva, e

–  
     di prendere le disposizioni necessarie affinché la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati agli articoli 4-7 della direttiva 91/271, come modificata dal
regolamento n. 1137/2008, siano condotte in modo da garantire prestazioni
sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la
progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico
negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara
Calabra, Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia),

è venuta
meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 3, 4, paragrafi 1
e 3, e 10 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008.

2)  
   La Repubblica italiana è condannata alle spese.






SENTENZA DELLA CORTE (Decima
Sezione)
10 aprile 2014 (*)
«Inadempimento di uno
Stato – Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue
urbane – Articoli da 3 a 5 e 10 – Allegato I, sezioni A e B» Nella
causa C‑85/13, 
avente ad oggetto il ricorso
per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto il 21
febbraio 2013, 
Commissione
europea, rappresentata da E. Manhaeve e L. Cimaglia, in qualità
di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo, 
ricorrente,
contro
Repubblica
italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita
da M. Russo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE (Decima Sezione),
composta da E. Juhász
(relatore), presidente di sezione, A. Rosas e D. Šváby, giudici, 
avvocato generale:
J. Kokott
cancelliere: A. Impellizzeri,
amministratore
vista la fase scritta del
procedimento e in seguito all’udienza del 23 gennaio 2014, 
vista la decisione, adottata
dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1        Con
il suo ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che la
Repubblica italiana, avendo omesso di prendere le disposizioni necessarie per
garantire che:
–        gli
agglomerati di
Bareggio, Cassano d’Adda, Melegnano, Mortara, Olona Nord, Olona
Sud, Robecco sul Naviglio, San Giuliano Milanese Est, San Giuliano Milanese
Ovest, Seveso Sud, Trezzano sul Naviglio, Turbigo e Vigevano (Lombardia),
aventi un numero di abitanti equivalenti (in prosieguo: gli «a.e.») superiore a
10 000 e scaricanti acque reflue urbane in acque recipienti considerate
«aree sensibili» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva
91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle
acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40), come modificata dal
regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del
22 ottobre 2008 (GU L 311, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva
91/271»), siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane,
conformemente all’articolo 3 di tale direttiva;
–        negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cormons, Gradisca
d’Isonzo, Grado, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile (Friuli-Venezia
Giulia), Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara,
Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo,
Trezzano sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate
(Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Nuoro
(Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini (Sicilia), Courmayeur
(Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto), aventi un numero di a.e. superiore a
10 000, le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano
sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, conformemente all’articolo 4 della direttiva 91/271;
–        negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli,
Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana Capoluogo,
Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, San Vito al Tagliamento, Udine
(Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Francavilla Fontana, Monteiasi,
Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna) e Castellammare
del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini e Trappeto (Sicilia), aventi un
numero di a.e. superiore a 10 000 e scaricanti in acque recipienti
considerate «aree sensibili» ai sensi della direttiva 91/271, le acque reflue
urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico,
ad un trattamento più spinto di un trattamento secondario o equivalente,
conformemente all’articolo 5 di detta direttiva, e
–        la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati dagli articoli da 4 a 7 della direttiva 91/271 siano condotte in modo
da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali
e che la progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali
di carico negli agglomerati di
Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo,
Cividale del Friuli, Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo,
Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, San
Vito al Tagliamento, Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio),
Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara,
Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo,
Trezzano sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate
(Lombardia), Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Francavilla
Fontana, Monteiasi, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro
(Sardegna), Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto
(Sicilia)
, Courmayeur (Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto),
è venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza dell’articolo 3 e/o dell’articolo 4 e/o
dell’articolo 5 nonché dell’articolo 10 della direttiva 91/271.
 Contesto normativo
2        L’articolo
1 della direttiva 91/271 prevede quanto segue:
«La presente direttiva
concerne la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane,
nonché il trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni
settori industriali.
Essa ha lo scopo di
proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dai summenzionati
scarichi di acque reflue».
3        L’articolo
2 di tale direttiva contiene in particolare le seguenti definizioni:
«1)      “Acque
reflue urbane”: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue
domestiche, acque reflue industriali e/o acque meteoriche di dilavamento.
(...)
4)      “Agglomerato”:
area in cui la popolazione e/o le attività economiche sono sufficientemente
concentrate così da rendere possibile la raccolta e il convogliamento delle
acque reflue urbane verso un impianto di trattamento di acque reflue urbane o
verso un punto di scarico finale.
5)      “Rete
fognaria”: un sistema di condotte per la raccolta e il convogliamento delle acque
reflue urbane.
6)      “1
a.e. (abitante equivalente)”: il carico organico biodegradabile, avente una
richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) di 60 g di ossigeno al
giorno.
(...)
8)      “Trattamento
secondario”: trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo che in
genere comporta il trattamento biologico con sedimentazioni secondarie, o un
altro processo in cui vengano rispettati i requisiti stabiliti nella tabella 1
dell’allegato I.
9)      “Trattamento
appropriato”: il trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo e/o
un sistema di smaltimento che dopo lo scarico garantisca la conformità delle
acque recipienti ai relativi obiettivi di qualità e alle relative disposizioni
della presente direttiva e di altre direttive comunitarie pertinenti.
(...)».
4        L’articolo
3 della direttiva di cui trattasi così dispone:
«1. Gli Stati membri
provvedono affinché tutti gli agglomerati siano provvisti di reti fognarie per
le acque reflue urbane,
–        entro
il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di abitanti equivalenti (a.e.)
superiore a 15 000 e
–        entro
il 31 dicembre 2005 per quelli con numero di a.e. compreso tra 2 000 e
15 000.
Per le acque reflue urbane
che si immettono in acque recipienti considerate “aree sensibili” ai sensi
della definizione di cui all’articolo 5, gli Stati membri garantiscono che gli
agglomerati con oltre 10 000 a.e. siano provvisti di reti fognarie al più
tardi entro il 31 dicembre 1998.




CORTE DI
GIUSTIZIA CE Sez. 7^, 19 luglio 2012, Sentenza C-565/10

ACQUE –
INQUINAMENTO IDRICO - Trattamento delle acque reflue urbane – Rete fognaria
– Trattamento secondario o equivalente - Impianti di trattamento - Campioni
rappresentativi - Inadempimento di uno Stato (Italia) Artt. 3, 4 e 10 Direttiva
91/271/CEE.

La
Repubblica italiana, avendo omesso di adottare le disposizioni necessarie per
garantire che gli agglomerati , aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE, del Consiglio,
del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque
reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva, e  di
adottare le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione,
la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue
urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli 4-7 della
direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008, siano condotte
in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni
climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti tenga conto delle
variazioni stagionali di carico negli agglomerati è venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza degli articoli 3, 4, paragrafi 1 e 3, e 10 della
direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008. 

Pres.
Malenovský, Silva de Lapuerta, Comm. Europea c. ITALIA

CORTE DI
GIUSTIZIA CE Sez. 7^, 19 luglio 2012, Sentenza C-565/10

SENTENZA
DELLA CORTE (Settima Sezione)

19 luglio
2012 

«Inadempimento
di uno Stato – Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue urbane –
Articoli 3, 4 e 10 – Rete fognaria – Trattamento secondario o equivalente –
Impianti di trattamento – Campioni rappresentativi»

Nella causa C-565/10,

avente ad
oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto
il 2 dicembre 2010,
Commissione
europea, rappresentata da S. Pardo Quintillán e D. Recchia, in qualità di
agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica
italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da M.
Russo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE
(Settima Sezione),
composta
dal sig. J. Malenovský, presidente di sezione, dalla sig.ra R. Silva de
Lapuerta (relatore) e dal sig. T. von Danwitz, giudici,
avvocato
generale: sig.ra V. Trstenjak
cancelliere:
sig. A. Calot Escobar 
vista la
fase scritta del procedimento,
vista la
decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la
causa senza conclusioni,
ha
pronunciato la seguente

Sentenza

1 Con il
presente ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che,
avendo omesso di:

–  
     prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli
agglomerati di
Chieti, Gissi (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Bianco,
Cassano allo Ionio, Castrovillari, Crotone, Santa Maria del Cedro, Gioia Tauro,
Lamezia Terme, Melito di Porto Salvo, Mesoraca, Montebello Ionico, Montepaone,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina,
Soverato, Strongoli (Calabria), Afragola, Nola, Ariano Irpino, Avellino, Battipaglia,
Benevento, Capaccio, Capri, Caserta, Mercato San Severino, Torre del Greco,
Aversa, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Napoli Est, Napoli Nord, Napoli
Ovest, Vico Equense, Salerno, Montesarchio (Campania), Cervignano del Friuli,
Monfalcone (Friuli-Venezia Giulia), Frascati, Zagarolo (Lazio), Camisano,
Genova, La Spezia, Riva Ligure, Sanremo, Ventimiglia (Liguria), Tolentino
(Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise), Manduria, Porto Cesareo, Supersano,
Taviano (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Misterbianco e altri, Paternò,
Aci Catena, Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri,
Caltagirone, Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Biancavilla, Gravina di
Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Caltanissetta-San Cataldo,
Macchitella, Niscemi, Agrigento e periferia, Favara, Palma di Montechiaro,
Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni
limitrofe, Santa Flavia, Augusta, Avola, Priolo Gargallo, Carlentini, Ragusa,
Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Scoglitti, Favignana,
Marsala, Partanna 1 (Villa Ruggero), Capo d’Orlando, Giardini Naxos, Consortile
Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata
Militello, Consortile Torregrotta, Messina 1, Messina e Messina 6 (Sicilia),
con un numero di abitanti equivalenti (a.e.) superiore a 15 000, che scaricano
in acque recipienti che non sono considerate «aree sensibili» ai sensi
dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991,
concernente il trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40), come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008 (GU L 311, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva
91/271»), siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane
conformemente all’articolo 3 di tale direttiva,

–  
     prendere le disposizioni necessarie per garantire che negli
agglomerati
di Gissi, Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno,
Bagnara Calabra, Cassano allo Ionio, Castrovillari, Crotone, Melito di Porto
Salvo, Montebello Ionico, Montepaone, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Ariano Irpino, Avellino, Battipaglia, Benevento, Capaccio,
Capri, Caserta, Aversa, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense,
Napoli Est, Napoli Nord, Vico Equense (Campania), Trieste-Muggia-San Dorligo
(Friuli-Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Albenga, Borghetto Santo Spirito,
Finale Ligure, Genova, Imperia, La Spezia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1, Isernia (Molise), Casamassima,
Casarano, Manduria, Monte Sant’Angelo, Porto Cesareo, Salice Salentino, San
Giovanni Rotondo, San Vito dei Normanni, Squinzano, Supersano, Vernole
(Puglia), Vicenza (Veneto), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di
Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Bronte, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania,
Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi,
Agrigento e periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle,
Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale,
Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Rosolini,
Pozzallo, Ragusa, Modica, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara,
Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Trapani-Erice (Casa Santa), Favignana,
Marsala, Mazara del Vallo, Partanna 1 (Villa Ruggero), Barcellona Pozzo di
Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello, Consortile
Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina 6, Milazzo, Patti e Rometta
(Sicilia), con un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000, che
scaricano in acque recipienti che non sono considerate «aree sensibili» ai
sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, le acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie siano sottoposte ad un trattamento conforme
all’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della medesima direttiva, e

–  
     prendere le disposizioni necessarie affinché la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati agli articoli 4-7 della direttiva 91/271 siano condotte in modo da
garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e
affinché la progettazione degli impianti di trattamento tenga conto delle
variazioni stagionali di carico negli agglomerati di
Gissi, Lanciano-Castel
Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Cassano allo Ionio,
Castrovillari, Crotone, Melito di Porto Salvo, Montebello Ionico, Montepaone,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rossano (Calabria), Ariano Irpino, Avellino,
Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Caserta, Aversa, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Napoli Nord, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Albenga,
Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure, Genova, Imperia, La Spezia, Santa
Margherita Ligure, Quinto, Rapallo, Recco, Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1,
Isernia (Molise), Casamassima, Casarano, Manduria, Monte Sant’Angelo, Porto
Cesareo, Salice Salentino, San Giovanni Rotondo, San Vito dei Normanni,
Squinzano, Supersano, Vernole (Puglia), Vicenza (Veneto), Misterbianco e altri,
Scordia-Militello Val di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto
e altri, Caltagirone, Aci Castello, Bronte, Acireale e altri, Belpasso, Gravina
di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi,
Riesi, Agrigento e periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto
Empedocle, Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri,
Monreale, Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini,
Rosolini, Pozzallo, Ragusa, Modica, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara,
Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Trapani-Erice (Casa Santa), Favignana,
Marsala, Mazara del Vallo, Partanna 1 (Villa Ruggero), Barcellona Pozzo di
Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello, Consortile
Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina 6, Milazzo, Patti e Rometta
(Sicilia),

la
Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
degli articoli 3, 4, paragrafi 1 e 3, e 10 della direttiva 91/271.

Contesto
normativo

2 A termini
dell’articolo 1, primo comma, della direttiva 91/271, quest’ultima concerne la
raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, nonché il
trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni settori
industriali. Ai sensi del secondo comma del citato articolo 1, tale direttiva
ha lo scopo di proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate
dagli scarichi di acque reflue.
3
L’articolo 3 della direttiva 91/271 dispone quanto segue:
«1.  
   Gli Stati membri provvedono affinché tutti gli agglomerati siano
provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane,
–  
     entro il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di
abitanti equivalenti (a.e.) superiore a 15 000
(...)
Laddove la
realizzazione di una rete fognaria non sia giustificata o perché non
presenterebbe vantaggi dal punto di vista ambientale o perché comporterebbe
costi eccessivi, occorrerà avvalersi di sistemi individuali o di altri sistemi
adeguati che raggiungano lo stesso livello di protezione ambientale.
2.  
   Le reti fognarie di cui al paragrafo 1 devono soddisfare i
requisiti pertinenti dell’allegato I, sezione A. (...)».
4
L’articolo 4 di tale direttiva prevede quanto segue:
«1.  
   Gli Stati membri provvedono affinché le acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un
trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, secondo le seguenti
modalità: 
–  
     al più tardi entro il 31 dicembre 2000 per tutti gli
scarichi provenienti da agglomerati con oltre 15 000 a.e. 
(...) 
3.  
   Gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque
reflue urbane descritti ai paragrafi 1 e 2 devono soddisfare i requisiti
pertinenti previsti all’allegato I, sezione B. (...) 
4.  
   Il carico espresso in a.e. va calcolato sulla base del carico
medio settimanale massimo in ingresso all’impianto di trattamento nel corso
dell’anno escludendo situazioni inconsuete, quali quelle dovute a piogge
abbondanti». 
5 Ai sensi
dell’articolo 10 della citata direttiva: 
«Gli Stati
membri provvedono affinché la progettazione, la costruzione, la gestione e la
manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane realizzati
per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli da 4 a 7 siano condotte in
modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche
locali. La progettazione degli impianti deve tenere conto delle variazioni
stagionali di carico». 
6
L’allegato I della direttiva 91/271, intitolato «Requisiti relativi alle acque
reflue urbane», prevede, alla sezione A, le prescrizioni che devono essere
seguite per le reti fognarie e, alla sezione B, quelle applicabili agli
scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane ed
immessi in acque recipienti. Tra queste ultime figura quella in base alla quale
la progettazione o la modifica di detti impianti va effettuata in modo da poter
prelevare campioni rappresentativi sia delle acque reflue in arrivo sia dei
liquami trattati, prima del loro scarico nelle acque recipienti. Per quanto
riguarda gli impianti di trattamento la cui dimensione corrisponde a un numero
di abitanti equivalenti compreso tra 10 000 e 49 999, la sezione D del suddetto
allegato I fissa a 12 il numero minimo annuo di campioni da raccogliere ad
intervalli regolari nel corso dell’anno.

Procedimento
precontenzioso

7 Dopo aver
intimato alla Repubblica italiana di presentare le proprie osservazioni circa
l’applicazione, in alcuni agglomerati, degli articoli 3, 4 e 10 della direttiva
91/271, il 24 febbraio 2009 la Commissione le ha inviato un parere motivato
invitandola ad adottare le misure necessarie per conformarsi a tale parere nel
termine di due mesi dalla sua ricezione.

8 Ritenendo
che, alla scadenza di tale termine, gli obblighi di cui ai succitati articoli
non fossero rispettati in un gran numero di agglomerati, la Commissione ha
deciso di proporre il presente ricorso.

Sul ricorso

Argomenti
delle parti

9 Nel suo
ricorso la Commissione specifica, per ogni singolo agglomerato indicato al
punto 1 della presente sentenza, le infrazioni alla direttiva 91/271 addebitate
alla Repubblica italiana.

10 Pur non
contestando il mancato adeguamento della situazione di taluni agglomerati
oggetto del ricorso della Commissione agli obblighi discendenti dalla direttiva
91/271, la Repubblica italiana afferma che essa intende mettere in evidenza
quanto è stato effettuato per adeguarsi a detti obblighi e precisa che
dall’avvio del procedimento precontenzioso è stato posto rimedio a molte
situazioni non conformi.

11 A tale
riguardo, nel controricorso la Repubblica italiana sostiene che gli obblighi ad
essa incombenti in forza delle disposizioni della direttiva 91/271 sono ormai
rispettati nei seguenti agglomerati: Chieti, Gissi (Abruzzo), Cassano allo
Ionio, Gioia Tauro, Melito di Porto Salvo, Montepaone (Calabria), Afragola,
Nola, Ariano Irpino, Avellino, Caserta, Mercato San Severino, Torre del Greco,
Aversa, Napoli Nord, Napoli Ovest, Salerno, Montesarchio (Campania), Monfalcone
(Friuli- Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Borghetto Santo Spirito, Camisano, Finale
Ligure, Genova, La Spezia, Quinto, Riva Ligure, Sanremo, Ventimiglia (Liguria),
Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise), Casarano, Manduria, Monte
Sant’Angelo, Salice Salentino, San Giovanni Rotondo, Squinzano, Vernole
(Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Vicenza (Veneto), Bronte, Biancavilla,
Caltanissetta-San Cataldo, Paternò, Menfi, Avola, Pozzallo, Modica, Marina di
Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Trapani-Erice, Priolo Gargallo,
Rosolini e Partanna (Sicilia).

12 Per
quanto riguarda gli agglomerati di Bagnara Calabra, Castrovillari, Crotone,
Santa Maria del Cedro, Lamezia Terme, Cosenza-Rende, Rossano, Scalea, Siderno,
Bianco, Sellia Marina, Soverato (Calabria), Benevento (Campania), Casamassima
(Puglia), Bagheria, Riesi e Consortile Letojanni (Sicilia), la Repubblica
italiana afferma che gli interventi necessari per conformarsi alle disposizioni
della direttiva 91/271 sono in fase di ultimazione.

13 La
Repubblica italiana indica inoltre che, negli agglomerati di Mesoraca, Montebello
Ionico, Motta San Giovanni (Calabria), Imperia, Santa Margherita Ligure
(Liguria), Porto Cesareo, San Vito dei Normanni, Taviano (Puglia), Monreale,
Termini Imerese e Carlentini (Sicilia), il completamento degli interventi
necessari per conformarsi alle citate disposizioni è previsto entro la fine del
2012.

14 Infine,
con riferimento all’adeguamento degli altri agglomerati alle disposizioni della
direttiva 91/271, la Repubblica italiana o precisa che essi saranno resi
conformi dopo il 2012, o non indica quando ciò avverrà.

15 Dopo
aver esaminato le informazioni contenute nel controricorso della Repubblica
italiana, la Commissione, nella sua memoria di replica, ha ritenuto che non
fosse più necessario chiedere che venisse dichiarato l’inadempimento, da parte
di tale Stato membro, degli obblighi ad esso incombenti in forza dell’articolo
3 della direttiva 91/271 relativamente agli agglomerati di Chieti, Gissi
(Abruzzo), Cassano allo Ionio, Gioia Tauro, Melito di Porto Salvo, Montepaone
(Calabria), Afragola, Nola, Ariano Irpino, Avellino, Caserta, Mercato San
Severino, Torre del Greco, Aversa, Napoli Nord, Napoli Ovest, Salerno,
Montesarchio, Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Napoli Est, Vico Equense (Campania), Monfalcone (Friuli- Venezia
Giulia), Zagarolo (Lazio), Camisano, Genova, La Spezia, Riva Ligure, Sanremo,
Ventimiglia (Liguria), Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise),
Manduria (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Paternò, Biancavilla,
Caltanissetta-San Cataldo, Macchitella, Niscemi, Favara, Palma di Montechiaro,
Avola, Ragusa, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Favignana,
Partanna 1, Capo d’Orlando, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello e Consortile
Torregrotta (Sicilia).

16 Del
pari, per quanto riguarda gli agglomerati di Gissi (Abruzzo), Cassano allo
Ionio, Melito di Porto Salvo, Montepaone (Calabria), Ariano Irpino, Avellino,
Caserta, Aversa, Napoli Nord (Campania), Zagarolo (Lazio), Genova, La Spezia
(Liguria), Isernia (Molise), Manduria, Monte Sant’Angelo, Salice Salentino, San
Giovanni Rotondo, Squinzano, Vernole (Puglia), Vicenza (Veneto), Bronte,
Rosolini, Pozzallo, Modica, Trapani-Erice, Favignana e Partanna 1 (Sicilia), la
Commissione ritiene di non dover più perseguire la Repubblica italiana per
violazione degli articoli 4 e 10 della direttiva 91/271.

17 Per
contro, riguardo alle rispettive situazioni degli agglomerati di Borghetto
Santo Spirito, Finale Ligure, Quinto e Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1
(Molise), Casarano (Puglia), Priolo Gargallo, Menfi e Avola (Sicilia), le
quali, secondo la Repubblica italiana, sono conformi agli obblighi previsti
dalla direttiva 91/271, la Commissione afferma che detti agglomerati non
soddisfano ancora tali obblighi.

18 Nella
sua controreplica la Repubblica italiana sostiene che, oltre agli agglomerati
menzionati al punto precedente, anche quelli di Bagnara Calabra, Bianco,
Crotone, Santa Maria del Cedro, Rossano, Scalea (Calabria), Battipaglia
(Campania), Supersano (Puglia), Palma di Montechiaro, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni, Piraino, Messina 1 e Messina (Sicilia) sono conformi agli
obblighi derivanti dalla direttiva 91/271.

19 Per
quanto riguarda gli altri agglomerati oggetto del ricorso della Commissione,
così come modificato in seguito alla memoria di replica di quest’ultima, la
Repubblica italiana non mette in discussione l’effettivo inadempimento
contestato e fornisce indicazioni sulla prevista evoluzione della situazione in
tali agglomerati.

Giudizio
della Corte

20 In via
preliminare, si deve osservare che, nella sua memoria di replica, la
Commissione ha deciso di non mantenere i suoi addebiti relativi alla violazione
dell’articolo 3 della direttiva 91/271, per quanto riguarda gli agglomerati
indicati al punto 15 della presente sentenza, e alla violazione degli articoli
4 e 10 della medesima direttiva con riferimento agli agglomerati citati al
punto 16 della presente sentenza.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 3 della direttiva 91/271

21
Conformemente all’articolo 3, paragrafo 1, primo comma, primo trattino, della
direttiva 91/271, gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 avrebbero dovuto essere provvisti di reti fognarie per le
loro acque reflue urbane entro il 31 dicembre 2000.

22 Inoltre,
si deve ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, l’esistenza di un
inadempimento dev’essere valutata in funzione della situazione dello Stato
membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere
motivato, e che non possono essere presi in considerazione dalla Corte
cambiamenti intervenuti successivamente (sentenze dell’11 ottobre 2001,
Commissione/Austria, C-110/00, Racc. pag. I-7545, punto 13; del 14 luglio 2005,
Commissione/Germania, C-433/03, Racc. pag. I-6985, punto 32, e del 25 marzo
2010, Commissione/Spagna, C-392/08, Racc. pag. I-2537, punto 26).

23 Nel caso
di specie, il parere motivato, datato 19 febbraio 2009 e inviato il 24 febbraio
2009 alla Repubblica italiana, impartiva a tale Stato membro un termine di due
mesi dalla ricezione per conformarsi ad esso.

24 Orbene,
come riconosciuto dalla stessa Repubblica italiana, occorre rilevare che, alla
scadenza del termine impartito nel parere motivato, gli agglomerati di Acri,
Siderno, Castrovillari, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San
Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Sellia Marina, Soverato, Strongoli
(Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia), Frascati (Lazio),
Porto Cesareo, Taviano (Puglia), Misterbianco e altri, Aci Catena, Adrano,
Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci Castello,
Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni
La Punta, Agrigento e periferia, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI
Palermo, Monreale, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta,
Carlentini, Scoglitti, Marsala e Messina 6 (Sicilia) non erano provvisti di
reti fognarie idonee a raccogliere e convogliare la totalità delle loro acque
reflue urbane.

25
Relativamente agli agglomerati di Bagnara Calabra, Bianco, Crotone, Santa Maria
del Cedro, Rossano e Scalea (Calabria), dalle indicazioni fornite dalla
Repubblica italiana risulta che, alla scadenza del termine fissato nel parere
motivato, i lavori diretti a dotare detti agglomerati di reti fognarie per le
loro acque reflue urbane non erano ultimati.

26 Dalle
medesime indicazioni risulta altresì che, alla scadenza di tale termine, la
raccolta di tutte le acque reflue urbane degli agglomerati di Supersano
(Puglia), Messina 1 e Messina (Sicilia) non era garantita.

27 Quanto
all’agglomerato di Priolo Gargallo (Sicilia), basti rilevare che la Repubblica
italiana, dopo aver essa stessa indicato che il numero di abitanti equivalenti
relativo a tale agglomerato era di 100 000, nel corso delle fasi precontenziosa
e scritta ha modificato più volte tale numero senza fornire elementi idonei a
giustificare tali modifiche.

28 Infatti,
il suddetto numero di abitanti equivalenti non corrisponde né alle indicazioni
fornite precedentemente dalla Repubblica italiana alla Commissione ai fini
dell’elaborazione di un rapporto sull’attuazione della direttiva 91/271 né a
quelle fornite da tale medesimo Stato membro successivamente, nella risposta al
parere motivato, nel controricorso e nella memoria di controreplica.

29 Inoltre,
anche ammettendo che le cifre di 20 000 a.e. e 18 000 a.e., indicate dalla
Repubblica italiana nella sua memoria di controreplica, siano giustificate, non
si può ritenere che, alla scadenza del termine impartito nel parere motivato,
l’agglomerato di Priollo Gargallo fosse provvisto di una rete fognaria idonea a
raccogliere e convogliare tutte le sue acque reflue urbane, conformemente
all’obbligo di cui all’articolo 3, paragrafo 1, primo comma, della direttiva
91/271, poiché, con riguardo a tale agglomerato, tale Stato membro, in risposta
al parere motivato, aveva indicato una percentuale di raccolta del 95% per 11
600 a.e., sicché in tale agglomerato non sarebbero raccolte acque reflue urbane
corrispondenti almeno a un numero di abitanti equivalenti compreso tra 6 980 e
8 980.

30 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli agglomerati di Acri,
Siderno, Bagnara Calabra, Bianco, Castrovillari, Crotone, Santa Maria del
Cedro, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina, Soverato, Strongoli
(Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia), Frascati (Lazio),
Porto Cesareo, Supersano, Taviano (Puglia), Misterbianco e altri, Aci Catena,
Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci
Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo,
San Giovanni La Punta, Agrigento e periferia, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù,
Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta,
Priolo Gargallo, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina 1, Messina e Messina 6
(Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000 e che
scaricano in acque recipienti non considerate «aree sensibili» ai sensi
dell’articolo 5 della direttiva 91/271, siano provvisti di reti fognarie per le
acque reflue urbane, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
dell’articolo 3 della citata direttiva.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della direttiva
91/271

31
L’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 91/271 prevede che, negli
agglomerati con oltre 15 000 a.e., la totalità delle acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie devono, prima dello scarico, essere sottoposte ad
un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, al più tardi entro
il 31 dicembre 2000.

32 Inoltre,
a termini del citato articolo 4, paragrafo 3, tale trattamento secondario o
tale trattamento equivalente deve essere garantito mediante impianti di
trattamento i cui scarichi soddisfino i requisiti dell’allegato I, sezione B,
della direttiva 91/271.

33 Si deve
osservare che la Repubblica italiana non contesta che, alla scadenza del
termine fissato nel parere motivato, l’obbligo di sottoporre le acque reflue
urbane che confluiscono in reti fognarie ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, previsto all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva
91/271, non era rispettato negli agglomerati di Lanciano-Castel Frentano
(Abruzzo), Acri, Siderno, Castrovillari, Montebello Ionico, Motta San Giovanni,
Reggio Calabria (Calabria), Benevento, Capaccio, Capri, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Imperia, Santa
Margherita Ligure, Rapallo, Recco (Liguria), Casamassima, Porto Cesareo, San
Vito dei Normanni (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di
Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e
ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia,
Augusta, Carlentini, Ragusa, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara,
Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala, Mazara del Vallo, Barcellona
Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Pace del Mela, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 6,
Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia).

34 Per
quanto attiene agli agglomerati di Bagnara Calabra, Crotone, Rossano
(Calabria), Supersano (Puglia), e Messina 1 (Sicilia), è sufficiente constatare
che, dal momento che tali agglomerati non erano provvisti di reti fognarie
idonee a raccogliere e convogliare la totalità delle loro acque reflue urbane,
l’obbligo di sottoporre tutti gli scarichi ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, previsto all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva
91/271, non era dunque a fortiori adempiuto (sentenze del 25 ottobre 2007,
Commissione/Grecia, C-440/06, punto 25, e del 7 maggio 2009,
Commissione/Portogallo, C-530/07, punto 55).

35 Inoltre,
dalle indicazioni fornite dalla Repubblica italiana risulta che, alla scadenza
del termine impartito nel parere motivato, gli impianti di trattamento degli
agglomerati di Battipaglia (Campania), Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure,
Quinto, Riva Ligure (Liguria), Avola, Palma di Montechiaro, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni e Piraino (Sicilia), i quali, conformemente all’articolo
4, paragrafi 1 e 3, della direttiva 91/271, sono diretti ad assicurare il
trattamento secondario o il trattamento equivalente della totalità delle acque
urbane che confluiscono nelle reti fognarie e a garantire che gli scarichi da
essi provenienti soddisfino i requisiti di cui alla sezione B dell’allegato I
della medesima direttiva, non erano in funzione.

36 Con
riguardo all’agglomerato di Campobasso 1 (Molise), occorre ricordare che, se è
vero che la Commissione, nella memoria di replica, ha ritenuto che non fosse
più necessario chiedere la dichiarazione dell’inadempimento dell’articolo 3
della direttiva 91/271, essa ha tuttavia mantenuto il suo addebito relativo a
una violazione dell’articolo 4 della medesima direttiva, asserendo che, stando
al controricorso della Repubblica italiana e agli allegati allo stesso, il
numero annuo di campioni prelevati non corrispondeva al minimo previsto
all’allegato I, sezione D, della citata direttiva.

37 Orbene,
poiché la Repubblica italiana ha prodotto, in allegato alla memoria di
controreplica, il numero minimo di campioni che devono essere prelevati ad
intervelli regolari nel corso dell’anno, conformemente al suddetto allegato I,
sezione D, non occorre dichiarare l’inadempimento dell’articolo 4 della
direttiva 91/271 con riguardo al suddetto agglomerato.

38 Per
contro, gli scarichi provenienti dall’impianto di trattamento dell’agglomerato
di Casarano (Puglia) non possono essere ritenuti conformi al citato articolo 4
a causa dell’insufficiente numero di campioni prelevati. Infatti, la Repubblica
italiana non ha fornito alcun campione per il 2009 e il 2010. Inoltre, come
precisato da tale Stato membro nel controricorso, l’impianto in parola è
entrato in esercizio in una data posteriore a quella della scadenza del termine
fissato nel parere motivato.

39 Lo
stesso dicasi per gli scarichi provenienti dall’impianto di trattamento
dell’agglomerato di Menfi (Sicilia), poiché la Repubblica italiana non ha
prodotto campioni relativi a tali scarichi per il 2009.

40 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie per garantire che, negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra,
Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, le acque reflue
urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte ad un trattamento
secondario o ad un trattamento equivalente, è venuta meno agli obblighi ad essa
incombenti in forza dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della citata direttiva.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 10 della direttiva 91/271

41 Si deve
ricordare che l’articolo 10 della direttiva 91/271 prevede che la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati agli articoli 4-7 debbano essere condotte in modo da garantire
prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e tenendo
conto delle variazioni stagionali di carico.

42 Ne
consegue che il rispetto dell’obbligo sancito dal citato articolo 10 presuppone
in particolare che siano soddisfatti i requisiti di cui all’articolo 4 della
direttiva 91/271.

43 Pertanto,
il suddetto obbligo non può considerarsi assolto negli agglomerati in cui il
trattamento secondario o il trattamento equivalente della totalità delle acque
urbane che confluiscono nelle reti fognarie non è garantito mediante impianti
di trattamento i cui scarichi soddisfino i requisiti di cui all’allegato I,
sezione B, della direttiva 91/271.

44 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione,
la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue
urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli 4-7 della
direttiva 91/271 siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti
nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli
impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra,
Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo Spirito,
Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo, Recco, Riva
Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito dei Normanni,
Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di Catania,
Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci
Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo,
San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e periferia,
Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca,
Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia,
Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli, Scoglitti,
Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala, Mazara del
Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), la Repubblica italiana è venuta meno
agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 10 della direttiva
91/271.

Sulle spese

45 Ai sensi
dell’articolo 69, paragrafo 2, del regolamento di procedura, la parte
soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la
Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta soccombente,
dev’essere condannata alle spese.

Per questi
motivi, la Corte (Settima Sezione) dichiara e statuisce:

1)  
   La Repubblica italiana, avendo omesso:

–  
     di prendere le disposizioni necessarie per garantire che
gli agglomerati di Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Bianco, Castrovillari,
Crotone, Santa Maria del Cedro, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina,
Soverato, Strongoli (Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia),
Frascati (Lazio), Porto Cesareo, Supersano, Taviano (Puglia), Misterbianco e
altri, Aci Catena, Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri,
Caltagirone, Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania,
Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Agrigento e periferia, Porto
Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni limitrofe,
Santa Flavia, Augusta, Priolo Gargallo, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina
1, Messina e Messina 6 (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE, del Consiglio,
del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque
reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva,

–  
     di prendere le disposizioni necessarie per garantire che,
negli agglomerati di Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara
Calabra, Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e periferia,
Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca,
Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia,
Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli, Scoglitti,
Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala, Mazara del
Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, come modificata dal
regolamento n. 1137/2008, le acque reflue urbane che confluiscono in reti
fognarie siano sottoposte ad un trattamento conforme all’articolo 4, paragrafi
1 e 3, di tale direttiva, e

–  
     di prendere le disposizioni necessarie affinché la progettazione,
la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento
delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli
articoli 4-7 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n.
1137/2008, siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle
normali condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti
tenga conto delle variazioni stagionali di carico negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra,
Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia),

è venuta
meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 3, 4, paragrafi 1
e 3, e 10 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008.

2)  
   La Repubblica italiana è condannata alle spese.





SENTENZA DELLA CORTE (Decima
Sezione)
10 aprile 2014 (*)
«Inadempimento di uno
Stato – Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue
urbane – Articoli da 3 a 5 e 10 – Allegato I, sezioni A e B» Nella
causa C‑85/13,
avente ad oggetto il ricorso
per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto il 21
febbraio 2013,
Commissione
europea, rappresentata da E. Manhaeve e L. Cimaglia, in qualità
di agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica
italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualità di agente,
assistita da M. Russo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in
Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE (Decima Sezione),
composta da E. Juhász
(relatore), presidente di sezione, A. Rosas e D. Šváby, giudici,
avvocato generale:
J. Kokott
cancelliere:
A. Impellizzeri, amministratore
vista la fase scritta del
procedimento e in seguito all’udienza del 23 gennaio 2014,
vista la decisione, adottata
dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1        Con
il suo ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che la
Repubblica italiana, avendo omesso di prendere le disposizioni necessarie per
garantire che:
–        gli
agglomerati di Bareggio, Cassano d’Adda, Melegnano, Mortara, Olona Nord, Olona
Sud, Robecco sul Naviglio, San Giuliano Milanese Est, San Giuliano Milanese
Ovest, Seveso Sud, Trezzano sul Naviglio, Turbigo e Vigevano (Lombardia),
aventi un numero di abitanti equivalenti (in prosieguo: gli «a.e.») superiore a
10 000 e scaricanti acque reflue urbane in acque recipienti considerate
«aree sensibili» ai sensi dell’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva
91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle
acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40), come modificata dal
regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del
22 ottobre 2008 (GU L 311, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva
91/271»), siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane,
conformemente all’articolo 3 di tale direttiva;
–        negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cormons, Gradisca
d’Isonzo, Grado, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile (Friuli-Venezia
Giulia), Bareggio, Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara,
Orzinuovi, Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo, Trezzano
sul Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate (Lombardia),
Pesaro, Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Nuoro (Sardegna),
Castellammare del Golfo I, Cinisi, Terrasini (Sicilia), Courmayeur (Valle
d’Aosta) e Thiene (Veneto), aventi un numero di a.e. superiore a 10 000,
le acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte,
prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento
equivalente, conformemente all’articolo 4 della direttiva 91/271;
–        negli
agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo, Cividale del Friuli,
Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo, Grado, Latisana
Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, San Vito al Tagliamento,
Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Francavilla Fontana,
Monteiasi, Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna) e
Castellammare del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini e Trappeto (Sicilia),
aventi un numero di a.e. superiore a 10 000 e scaricanti in acque
recipienti considerate «aree sensibili» ai sensi della direttiva 91/271, le
acque reflue urbane che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima
dello scarico, ad un trattamento più spinto di un trattamento secondario o equivalente,
conformemente all’articolo 5 di detta direttiva, e
–        la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati dagli articoli da 4 a 7 della direttiva 91/271 siano condotte in modo
da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali
e che la progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali
di carico negli agglomerati di Pescasseroli (Abruzzi), Aviano Capoluogo,
Cividale del Friuli, Codroipo/Sedegliano/Flaibano, Cormons, Gradisca d’Isonzo,
Grado, Latisana Capoluogo, Pordenone/Porcia/Roveredo/Cordenons, Sacile, San
Vito al Tagliamento, Udine (Friuli-Venezia Giulia), Frosinone (Lazio), Bareggio,
Broni, Calco, Cassano d’Adda, Casteggio, Melegnano, Mortara, Orzinuovi,
Rozzano, San Giuliano Milanese Ovest, Seveso Sud, Somma Lombardo, Trezzano sul
Naviglio, Turbigo, Valle San Martino, Vigevano, Vimercate (Lombardia), Pesaro,
Urbino (Marche), Alta Val Susa (Piemonte), Francavilla Fontana, Monteiasi,
Trinitapoli (Puglia), Dorgali, Nuoro, ZIR Villacidro (Sardegna), Castellammare
del Golfo I, Cinisi, Partinico, Terrasini, Trappeto (Sicilia), Courmayeur
(Valle d’Aosta) e Thiene (Veneto),
è venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza dell’articolo 3 e/o dell’articolo 4 e/o
dell’articolo 5 nonché dell’articolo 10 della direttiva 91/271.
 Contesto normativo
2        L’articolo
1 della direttiva 91/271 prevede quanto segue:
«La presente direttiva
concerne la raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane,
nonché il trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni
settori industriali.
Essa ha lo scopo di
proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate dai summenzionati
scarichi di acque reflue».
3        L’articolo
2 di tale direttiva contiene in particolare le seguenti definizioni:
«1)      “Acque
reflue urbane”: acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue
domestiche, acque reflue industriali e/o acque meteoriche di dilavamento.
(...)
4)      “Agglomerato”:
area in cui la popolazione e/o le attività economiche sono sufficientemente
concentrate così da rendere possibile la raccolta e il convogliamento delle
acque reflue urbane verso un impianto di trattamento di acque reflue urbane o
verso un punto di scarico finale.
5)      “Rete
fognaria”: un sistema di condotte per la raccolta e il convogliamento delle
acque reflue urbane.
6)      “1
a.e. (abitante equivalente)”: il carico organico biodegradabile, avente una
richiesta biochimica di ossigeno a 5 giorni (BOD5) di 60 g di ossigeno al
giorno.
(...)
8)      “Trattamento
secondario”: trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo che in
genere comporta il trattamento biologico con sedimentazioni secondarie, o un
altro processo in cui vengano rispettati i requisiti stabiliti nella tabella 1
dell’allegato I.
9)      “Trattamento
appropriato”: il trattamento delle acque reflue urbane mediante un processo e/o
un sistema di smaltimento che dopo lo scarico garantisca la conformità delle
acque recipienti ai relativi obiettivi di qualità e alle relative disposizioni
della presente direttiva e di altre direttive comunitarie pertinenti.
(...)».
4        L’articolo
3 della direttiva di cui trattasi così dispone:
«1. Gli Stati membri
provvedono affinché tutti gli agglomerati siano provvisti di reti fognarie per
le acque reflue urbane,
–        entro
il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di abitanti equivalenti (a.e.)
superiore a 15 000 e
–        entro
il 31 dicembre 2005 per quelli con numero di a.e. compreso tra 2 000 e
15 000.
Per le acque reflue urbane
che si immettono in acque recipienti considerate “aree sensibili” ai sensi
della definizione di cui all’articolo 5, gli Stati membri garantiscono che gli
agglomerati con oltre 10 000 a.e. siano provvisti di reti fognarie al più
tardi entro il 31 dicembre 1998.




CORTE DI
GIUSTIZIA CE Sez. 7^, 19 luglio 2012, Sentenza C-565/10

ACQUE –
INQUINAMENTO IDRICO - Trattamento delle acque reflue urbane – Rete
fognaria – Trattamento secondario o equivalente - Impianti di trattamento -
Campioni rappresentativi - Inadempimento di uno Stato (Italia) Artt. 3, 4 e 10
Direttiva 91/271/CEE.

La
Repubblica italiana, avendo omesso di adottare le disposizioni necessarie per
garantire che gli agglomerati , aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE, del Consiglio,
del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque
reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva, e  di
adottare le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione,
la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue
urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli 4-7 della
direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008, siano condotte
in modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni
climatiche locali e affinché la progettazione degli impianti tenga conto delle
variazioni stagionali di carico negli agglomerati è venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza degli articoli 3, 4, paragrafi 1 e 3, e 10 della
direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008. 

Pres.
Malenovský, Silva de Lapuerta, Comm. Europea c. ITALIA

CORTE DI
GIUSTIZIA CE Sez. 7^, 19 luglio 2012, Sentenza C-565/10

SENTENZA
DELLA CORTE (Settima Sezione)

19 luglio
2012 

«Inadempimento
di uno Stato – Direttiva 91/271/CEE – Trattamento delle acque reflue urbane –
Articoli 3, 4 e 10 – Rete fognaria – Trattamento secondario o equivalente –
Impianti di trattamento – Campioni rappresentativi»

Nella causa C-565/10,

avente ad
oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’articolo 258 TFUE, proposto
il 2 dicembre 2010,
Commissione
europea, rappresentata da S. Pardo Quintillán e D. Recchia, in qualità di
agenti, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica
italiana, rappresentata da G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da M.
Russo, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,
convenuta,
LA CORTE
(Settima Sezione),
composta
dal sig. J. Malenovský, presidente di sezione, dalla sig.ra R. Silva de
Lapuerta (relatore) e dal sig. T. von Danwitz, giudici,
avvocato
generale: sig.ra V. Trstenjak
cancelliere:
sig. A. Calot Escobar 
vista la
fase scritta del procedimento,
vista la
decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la
causa senza conclusioni,
ha
pronunciato la seguente

Sentenza

1 Con il
presente ricorso, la Commissione europea chiede alla Corte di dichiarare che,
avendo omesso di:

–  
     prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli
agglomerati di Chieti, Gissi (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Bianco,
Cassano allo Ionio, Castrovillari, Crotone, Santa Maria del Cedro, Gioia Tauro,
Lamezia Terme, Melito di Porto Salvo, Mesoraca, Montebello Ionico, Montepaone,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina,
Soverato, Strongoli (Calabria), Afragola, Nola, Ariano Irpino, Avellino,
Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Caserta, Mercato San Severino, Torre
del Greco, Aversa, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Napoli Est, Napoli Nord,
Napoli Ovest, Vico Equense, Salerno, Montesarchio (Campania), Cervignano del
Friuli, Monfalcone (Friuli-Venezia Giulia), Frascati, Zagarolo (Lazio),
Camisano, Genova, La Spezia, Riva Ligure, Sanremo, Ventimiglia (Liguria),
Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise), Manduria, Porto Cesareo,
Supersano, Taviano (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Misterbianco e
altri, Paternò, Aci Catena, Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e
altri, Caltagirone, Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Biancavilla,
Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Caltanissetta-San
Cataldo, Macchitella, Niscemi, Agrigento e periferia, Favara, Palma di
Montechiaro, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Palermo e
frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta, Avola, Priolo Gargallo, Carlentini,
Ragusa, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Scoglitti, Favignana,
Marsala, Partanna 1 (Villa Ruggero), Capo d’Orlando, Giardini Naxos, Consortile
Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata
Militello, Consortile Torregrotta, Messina 1, Messina e Messina 6 (Sicilia),
con un numero di abitanti equivalenti (a.e.) superiore a 15 000, che scaricano
in acque recipienti che non sono considerate «aree sensibili» ai sensi
dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991,
concernente il trattamento delle acque reflue urbane (GU L 135, pag. 40), come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008 (GU L 311, pag. 1; in prosieguo: la «direttiva
91/271»), siano provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane
conformemente all’articolo 3 di tale direttiva,

–  
     prendere le disposizioni necessarie per garantire che negli
agglomerati di Gissi, Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno,
Bagnara Calabra, Cassano allo Ionio, Castrovillari, Crotone, Melito di Porto
Salvo, Montebello Ionico, Montepaone, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Ariano Irpino, Avellino, Battipaglia, Benevento, Capaccio,
Capri, Caserta, Aversa, Ischia, Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense,
Napoli Est, Napoli Nord, Vico Equense (Campania), Trieste-Muggia-San Dorligo
(Friuli-Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Albenga, Borghetto Santo Spirito,
Finale Ligure, Genova, Imperia, La Spezia, Santa Margherita Ligure, Quinto,
Rapallo, Recco, Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1, Isernia (Molise),
Casamassima, Casarano, Manduria, Monte Sant’Angelo, Porto Cesareo, Salice
Salentino, San Giovanni Rotondo, San Vito dei Normanni, Squinzano, Supersano,
Vernole (Puglia), Vicenza (Veneto), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Bronte, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania,
Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi,
Agrigento e periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Rosolini,
Pozzallo, Ragusa, Modica, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara,
Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Trapani-Erice (Casa Santa), Favignana,
Marsala, Mazara del Vallo, Partanna 1 (Villa Ruggero), Barcellona Pozzo di
Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello, Consortile
Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina 6, Milazzo, Patti e Rometta
(Sicilia), con un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000, che
scaricano in acque recipienti che non sono considerate «aree sensibili» ai
sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, le acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie siano sottoposte ad un trattamento conforme
all’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della medesima direttiva, e

–  
     prendere le disposizioni necessarie affinché la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati agli articoli 4-7 della direttiva 91/271 siano condotte in modo da
garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e
affinché la progettazione degli impianti di trattamento tenga conto delle
variazioni stagionali di carico negli agglomerati di Gissi, Lanciano-Castel
Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Cassano allo Ionio,
Castrovillari, Crotone, Melito di Porto Salvo, Montebello Ionico, Montepaone,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rossano (Calabria), Ariano Irpino,
Avellino, Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Caserta, Aversa, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Napoli Nord, Vico
Equense (Campania), Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia),
Zagarolo (Lazio), Albenga, Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure, Genova,
Imperia, La Spezia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo, Recco, Riva
Ligure (Liguria), Campobasso 1, Isernia (Molise), Casamassima, Casarano,
Manduria, Monte Sant’Angelo, Porto Cesareo, Salice Salentino, San Giovanni
Rotondo, San Vito dei Normanni, Squinzano, Supersano, Vernole (Puglia), Vicenza
(Veneto), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di Catania, Palagonia,
Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci Castello, Bronte,
Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni
La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e periferia, Favara, Palma di
Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini
e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia,
Augusta, Avola, Carlentini, Rosolini, Pozzallo, Ragusa, Modica, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella,
Trapani-Erice (Casa Santa), Favignana, Marsala, Mazara del Vallo, Partanna 1
(Villa Ruggero), Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia),

la
Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
degli articoli 3, 4, paragrafi 1 e 3, e 10 della direttiva 91/271.

Contesto
normativo

2 A termini
dell’articolo 1, primo comma, della direttiva 91/271, quest’ultima concerne la
raccolta, il trattamento e lo scarico delle acque reflue urbane, nonché il
trattamento e lo scarico delle acque reflue originate da taluni settori
industriali. Ai sensi del secondo comma del citato articolo 1, tale direttiva
ha lo scopo di proteggere l’ambiente dalle ripercussioni negative provocate
dagli scarichi di acque reflue.
3
L’articolo 3 della direttiva 91/271 dispone quanto segue:
«1.  
   Gli Stati membri provvedono affinché tutti gli agglomerati siano
provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane,
–  
     entro il 31 dicembre 2000 per quelli con un numero di
abitanti equivalenti (a.e.) superiore a 15 000
(...)
Laddove la
realizzazione di una rete fognaria non sia giustificata o perché non
presenterebbe vantaggi dal punto di vista ambientale o perché comporterebbe
costi eccessivi, occorrerà avvalersi di sistemi individuali o di altri sistemi
adeguati che raggiungano lo stesso livello di protezione ambientale.
2.  
   Le reti fognarie di cui al paragrafo 1 devono soddisfare i
requisiti pertinenti dell’allegato I, sezione A. (...)».
4
L’articolo 4 di tale direttiva prevede quanto segue:
«1.  
   Gli Stati membri provvedono affinché le acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie siano sottoposte, prima dello scarico, ad un
trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, secondo le seguenti modalità: 
–  
     al più tardi entro il 31 dicembre 2000 per tutti gli
scarichi provenienti da agglomerati con oltre 15 000 a.e. 
(...) 
3.  
   Gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque
reflue urbane descritti ai paragrafi 1 e 2 devono soddisfare i requisiti
pertinenti previsti all’allegato I, sezione B. (...) 
4.  
   Il carico espresso in a.e. va calcolato sulla base del carico
medio settimanale massimo in ingresso all’impianto di trattamento nel corso
dell’anno escludendo situazioni inconsuete, quali quelle dovute a piogge
abbondanti». 
5 Ai sensi
dell’articolo 10 della citata direttiva: 
«Gli Stati
membri provvedono affinché la progettazione, la costruzione, la gestione e la
manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane realizzati
per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli da 4 a 7 siano condotte in
modo da garantire prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche
locali. La progettazione degli impianti deve tenere conto delle variazioni stagionali
di carico». 
6
L’allegato I della direttiva 91/271, intitolato «Requisiti relativi alle acque
reflue urbane», prevede, alla sezione A, le prescrizioni che devono essere
seguite per le reti fognarie e, alla sezione B, quelle applicabili agli scarichi
provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane ed immessi
in acque recipienti. Tra queste ultime figura quella in base alla quale la
progettazione o la modifica di detti impianti va effettuata in modo da poter
prelevare campioni rappresentativi sia delle acque reflue in arrivo sia dei
liquami trattati, prima del loro scarico nelle acque recipienti. Per quanto
riguarda gli impianti di trattamento la cui dimensione corrisponde a un numero
di abitanti equivalenti compreso tra 10 000 e 49 999, la sezione D del suddetto
allegato I fissa a 12 il numero minimo annuo di campioni da raccogliere ad
intervalli regolari nel corso dell’anno.

Procedimento
precontenzioso

7 Dopo aver
intimato alla Repubblica italiana di presentare le proprie osservazioni circa
l’applicazione, in alcuni agglomerati, degli articoli 3, 4 e 10 della direttiva
91/271, il 24 febbraio 2009 la Commissione le ha inviato un parere motivato
invitandola ad adottare le misure necessarie per conformarsi a tale parere nel
termine di due mesi dalla sua ricezione.

8 Ritenendo
che, alla scadenza di tale termine, gli obblighi di cui ai succitati articoli
non fossero rispettati in un gran numero di agglomerati, la Commissione ha
deciso di proporre il presente ricorso.

Sul ricorso

Argomenti
delle parti

9 Nel suo
ricorso la Commissione specifica, per ogni singolo agglomerato indicato al
punto 1 della presente sentenza, le infrazioni alla direttiva 91/271 addebitate
alla Repubblica italiana.

10 Pur non
contestando il mancato adeguamento della situazione di taluni agglomerati
oggetto del ricorso della Commissione agli obblighi discendenti dalla direttiva
91/271, la Repubblica italiana afferma che essa intende mettere in evidenza
quanto è stato effettuato per adeguarsi a detti obblighi e precisa che
dall’avvio del procedimento precontenzioso è stato posto rimedio a molte
situazioni non conformi.

11 A tale
riguardo, nel controricorso la Repubblica italiana sostiene che gli obblighi ad
essa incombenti in forza delle disposizioni della direttiva 91/271 sono ormai
rispettati nei seguenti agglomerati: Chieti, Gissi (Abruzzo), Cassano allo
Ionio, Gioia Tauro, Melito di Porto Salvo, Montepaone (Calabria), Afragola,
Nola, Ariano Irpino, Avellino, Caserta, Mercato San Severino, Torre del Greco,
Aversa, Napoli Nord, Napoli Ovest, Salerno, Montesarchio (Campania), Monfalcone
(Friuli- Venezia Giulia), Zagarolo (Lazio), Borghetto Santo Spirito, Camisano,
Finale Ligure, Genova, La Spezia, Quinto, Riva Ligure, Sanremo, Ventimiglia
(Liguria), Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise), Casarano,
Manduria, Monte Sant’Angelo, Salice Salentino, San Giovanni Rotondo, Squinzano,
Vernole (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Vicenza (Veneto), Bronte,
Biancavilla, Caltanissetta-San Cataldo, Paternò, Menfi, Avola, Pozzallo,
Modica, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Trapani-Erice, Priolo
Gargallo, Rosolini e Partanna (Sicilia).

12 Per
quanto riguarda gli agglomerati di Bagnara Calabra, Castrovillari, Crotone,
Santa Maria del Cedro, Lamezia Terme, Cosenza-Rende, Rossano, Scalea, Siderno,
Bianco, Sellia Marina, Soverato (Calabria), Benevento (Campania), Casamassima
(Puglia), Bagheria, Riesi e Consortile Letojanni (Sicilia), la Repubblica
italiana afferma che gli interventi necessari per conformarsi alle disposizioni
della direttiva 91/271 sono in fase di ultimazione.

13 La
Repubblica italiana indica inoltre che, negli agglomerati di Mesoraca,
Montebello Ionico, Motta San Giovanni (Calabria), Imperia, Santa Margherita
Ligure (Liguria), Porto Cesareo, San Vito dei Normanni, Taviano (Puglia),
Monreale, Termini Imerese e Carlentini (Sicilia), il completamento degli
interventi necessari per conformarsi alle citate disposizioni è previsto entro
la fine del 2012.

14 Infine,
con riferimento all’adeguamento degli altri agglomerati alle disposizioni della
direttiva 91/271, la Repubblica italiana o precisa che essi saranno resi
conformi dopo il 2012, o non indica quando ciò avverrà.

15 Dopo
aver esaminato le informazioni contenute nel controricorso della Repubblica
italiana, la Commissione, nella sua memoria di replica, ha ritenuto che non
fosse più necessario chiedere che venisse dichiarato l’inadempimento, da parte
di tale Stato membro, degli obblighi ad esso incombenti in forza dell’articolo
3 della direttiva 91/271 relativamente agli agglomerati di Chieti, Gissi
(Abruzzo), Cassano allo Ionio, Gioia Tauro, Melito di Porto Salvo, Montepaone
(Calabria), Afragola, Nola, Ariano Irpino, Avellino, Caserta, Mercato San
Severino, Torre del Greco, Aversa, Napoli Nord, Napoli Ovest, Salerno,
Montesarchio, Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Napoli Est, Vico Equense (Campania), Monfalcone (Friuli- Venezia
Giulia), Zagarolo (Lazio), Camisano, Genova, La Spezia, Riva Ligure, Sanremo,
Ventimiglia (Liguria), Tolentino (Marche), Campobasso 1, Isernia (Molise),
Manduria (Puglia), Follonica, Piombino (Toscana), Paternò, Biancavilla,
Caltanissetta-San Cataldo, Macchitella, Niscemi, Favara, Palma di Montechiaro,
Avola, Ragusa, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Vittoria, Favignana,
Partanna 1, Capo d’Orlando, Giardini Naxos, Consortile Letojanni, Pace del
Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile Sant’Agata Militello e Consortile
Torregrotta (Sicilia).

16 Del
pari, per quanto riguarda gli agglomerati di Gissi (Abruzzo), Cassano allo
Ionio, Melito di Porto Salvo, Montepaone (Calabria), Ariano Irpino, Avellino,
Caserta, Aversa, Napoli Nord (Campania), Zagarolo (Lazio), Genova, La Spezia
(Liguria), Isernia (Molise), Manduria, Monte Sant’Angelo, Salice Salentino, San
Giovanni Rotondo, Squinzano, Vernole (Puglia), Vicenza (Veneto), Bronte,
Rosolini, Pozzallo, Modica, Trapani-Erice, Favignana e Partanna 1 (Sicilia), la
Commissione ritiene di non dover più perseguire la Repubblica italiana per
violazione degli articoli 4 e 10 della direttiva 91/271.

17 Per
contro, riguardo alle rispettive situazioni degli agglomerati di Borghetto
Santo Spirito, Finale Ligure, Quinto e Riva Ligure (Liguria), Campobasso 1
(Molise), Casarano (Puglia), Priolo Gargallo, Menfi e Avola (Sicilia), le
quali, secondo la Repubblica italiana, sono conformi agli obblighi previsti
dalla direttiva 91/271, la Commissione afferma che detti agglomerati non
soddisfano ancora tali obblighi.

18 Nella
sua controreplica la Repubblica italiana sostiene che, oltre agli agglomerati
menzionati al punto precedente, anche quelli di Bagnara Calabra, Bianco,
Crotone, Santa Maria del Cedro, Rossano, Scalea (Calabria), Battipaglia
(Campania), Supersano (Puglia), Palma di Montechiaro, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni, Piraino, Messina 1 e Messina (Sicilia) sono conformi agli
obblighi derivanti dalla direttiva 91/271.

19 Per
quanto riguarda gli altri agglomerati oggetto del ricorso della Commissione,
così come modificato in seguito alla memoria di replica di quest’ultima, la
Repubblica italiana non mette in discussione l’effettivo inadempimento
contestato e fornisce indicazioni sulla prevista evoluzione della situazione in
tali agglomerati.

Giudizio
della Corte

20 In via
preliminare, si deve osservare che, nella sua memoria di replica, la
Commissione ha deciso di non mantenere i suoi addebiti relativi alla violazione
dell’articolo 3 della direttiva 91/271, per quanto riguarda gli agglomerati
indicati al punto 15 della presente sentenza, e alla violazione degli articoli
4 e 10 della medesima direttiva con riferimento agli agglomerati citati al
punto 16 della presente sentenza.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 3 della direttiva 91/271

21
Conformemente all’articolo 3, paragrafo 1, primo comma, primo trattino, della
direttiva 91/271, gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 avrebbero dovuto essere provvisti di reti fognarie per le
loro acque reflue urbane entro il 31 dicembre 2000.

22 Inoltre,
si deve ricordare che, secondo una costante giurisprudenza, l’esistenza di un
inadempimento dev’essere valutata in funzione della situazione dello Stato
membro quale si presentava alla scadenza del termine stabilito nel parere motivato,
e che non possono essere presi in considerazione dalla Corte cambiamenti
intervenuti successivamente (sentenze dell’11 ottobre 2001,
Commissione/Austria, C-110/00, Racc. pag. I-7545, punto 13; del 14 luglio 2005,
Commissione/Germania, C-433/03, Racc. pag. I-6985, punto 32, e del 25 marzo
2010, Commissione/Spagna, C-392/08, Racc. pag. I-2537, punto 26).

23 Nel caso
di specie, il parere motivato, datato 19 febbraio 2009 e inviato il 24 febbraio
2009 alla Repubblica italiana, impartiva a tale Stato membro un termine di due
mesi dalla ricezione per conformarsi ad esso.

24 Orbene,
come riconosciuto dalla stessa Repubblica italiana, occorre rilevare che, alla
scadenza del termine impartito nel parere motivato, gli agglomerati di Acri,
Siderno, Castrovillari, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San
Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Sellia Marina, Soverato, Strongoli
(Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia), Frascati (Lazio),
Porto Cesareo, Taviano (Puglia), Misterbianco e altri, Aci Catena, Adrano,
Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci Castello,
Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo, San Giovanni
La Punta, Agrigento e periferia, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI
Palermo, Monreale, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta,
Carlentini, Scoglitti, Marsala e Messina 6 (Sicilia) non erano provvisti di
reti fognarie idonee a raccogliere e convogliare la totalità delle loro acque
reflue urbane.

25 Relativamente
agli agglomerati di Bagnara Calabra, Bianco, Crotone, Santa Maria del Cedro,
Rossano e Scalea (Calabria), dalle indicazioni fornite dalla Repubblica
italiana risulta che, alla scadenza del termine fissato nel parere motivato, i
lavori diretti a dotare detti agglomerati di reti fognarie per le loro acque
reflue urbane non erano ultimati.

26 Dalle
medesime indicazioni risulta altresì che, alla scadenza di tale termine, la
raccolta di tutte le acque reflue urbane degli agglomerati di Supersano (Puglia),
Messina 1 e Messina (Sicilia) non era garantita.

27 Quanto
all’agglomerato di Priolo Gargallo (Sicilia), basti rilevare che la Repubblica
italiana, dopo aver essa stessa indicato che il numero di abitanti equivalenti
relativo a tale agglomerato era di 100 000, nel corso delle fasi precontenziosa
e scritta ha modificato più volte tale numero senza fornire elementi idonei a
giustificare tali modifiche.

28 Infatti,
il suddetto numero di abitanti equivalenti non corrisponde né alle indicazioni
fornite precedentemente dalla Repubblica italiana alla Commissione ai fini
dell’elaborazione di un rapporto sull’attuazione della direttiva 91/271 né a
quelle fornite da tale medesimo Stato membro successivamente, nella risposta al
parere motivato, nel controricorso e nella memoria di controreplica.

29 Inoltre,
anche ammettendo che le cifre di 20 000 a.e. e 18 000 a.e., indicate dalla
Repubblica italiana nella sua memoria di controreplica, siano giustificate, non
si può ritenere che, alla scadenza del termine impartito nel parere motivato,
l’agglomerato di Priollo Gargallo fosse provvisto di una rete fognaria idonea a
raccogliere e convogliare tutte le sue acque reflue urbane, conformemente
all’obbligo di cui all’articolo 3, paragrafo 1, primo comma, della direttiva
91/271, poiché, con riguardo a tale agglomerato, tale Stato membro, in risposta
al parere motivato, aveva indicato una percentuale di raccolta del 95% per 11
600 a.e., sicché in tale agglomerato non sarebbero raccolte acque reflue urbane
corrispondenti almeno a un numero di abitanti equivalenti compreso tra 6 980 e
8 980.

30 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie per garantire che gli agglomerati di Acri,
Siderno, Bagnara Calabra, Bianco, Castrovillari, Crotone, Santa Maria del
Cedro, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina, Soverato, Strongoli
(Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia), Frascati (Lazio),
Porto Cesareo, Supersano, Taviano (Puglia), Misterbianco e altri, Aci Catena,
Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone, Aci
Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri Etneo,
San Giovanni La Punta, Agrigento e periferia, Porto Empedocle, Sciacca, Cefalù,
Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni limitrofe, Santa Flavia, Augusta,
Priolo Gargallo, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina 1, Messina e Messina 6
(Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000 e che
scaricano in acque recipienti non considerate «aree sensibili» ai sensi
dell’articolo 5 della direttiva 91/271, siano provvisti di reti fognarie per le
acque reflue urbane, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza
dell’articolo 3 della citata direttiva.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della direttiva
91/271

31
L’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 91/271 prevede che, negli
agglomerati con oltre 15 000 a.e., la totalità delle acque reflue urbane che
confluiscono in reti fognarie devono, prima dello scarico, essere sottoposte ad
un trattamento secondario o ad un trattamento equivalente, al più tardi entro
il 31 dicembre 2000.

32 Inoltre,
a termini del citato articolo 4, paragrafo 3, tale trattamento secondario o
tale trattamento equivalente deve essere garantito mediante impianti di
trattamento i cui scarichi soddisfino i requisiti dell’allegato I, sezione B,
della direttiva 91/271.

33 Si deve
osservare che la Repubblica italiana non contesta che, alla scadenza del
termine fissato nel parere motivato, l’obbligo di sottoporre le acque reflue
urbane che
confluiscono in reti fognarie ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, previsto all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva
91/271, non era rispettato negli agglomerati di Lanciano-Castel Frentano
(Abruzzo), Acri, Siderno, Castrovillari, Montebello Ionico, Motta San Giovanni,
Reggio Calabria (Calabria), Benevento, Capaccio, Capri, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Imperia, Santa
Margherita Ligure, Rapallo, Recco (Liguria), Casamassima, Porto Cesareo, San
Vito dei Normanni (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val di
Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e
ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia, Termini Imerese, Trabia,
Augusta, Carlentini, Ragusa, Scicli, Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano
1, Triscina Marinella, Marsala, Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto,
Capo d’Orlando, Furnari, Pace del Mela, Roccalumera, Consortile Sant’Agata
Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 6, Milazzo, Patti e
Rometta (Sicilia).

34 Per
quanto attiene agli agglomerati di Bagnara Calabra, Crotone, Rossano
(Calabria), Supersano (Puglia), e Messina 1 (Sicilia), è sufficiente constatare
che, dal momento che tali agglomerati non erano provvisti di reti fognarie
idonee a raccogliere e convogliare la totalità delle loro acque reflue urbane,
l’obbligo di sottoporre tutti gli scarichi ad un trattamento secondario o ad un
trattamento equivalente, previsto all’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva
91/271, non era dunque a fortiori adempiuto (sentenze del 25 ottobre 2007,
Commissione/Grecia, C-440/06, punto 25, e del 7 maggio 2009,
Commissione/Portogallo, C-530/07, punto 55).

35 Inoltre,
dalle indicazioni fornite dalla Repubblica italiana risulta che, alla scadenza
del termine impartito nel parere motivato, gli impianti di trattamento degli
agglomerati di Battipaglia (Campania), Borghetto Santo Spirito, Finale Ligure,
Quinto, Riva Ligure (Liguria), Avola, Palma di Montechiaro, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni e Piraino (Sicilia), i quali, conformemente all’articolo
4, paragrafi 1 e 3, della direttiva 91/271, sono diretti ad assicurare il
trattamento secondario o il trattamento equivalente della totalità delle acque
urbane che confluiscono nelle reti fognarie e a garantire che gli scarichi da
essi provenienti soddisfino i requisiti di cui alla sezione B dell’allegato I
della medesima direttiva, non erano in funzione.

36 Con
riguardo all’agglomerato di Campobasso 1 (Molise), occorre ricordare che, se è
vero che la Commissione, nella memoria di replica, ha ritenuto che non fosse
più necessario chiedere la dichiarazione dell’inadempimento dell’articolo 3
della direttiva 91/271, essa ha tuttavia mantenuto il suo addebito relativo a
una violazione dell’articolo 4 della medesima direttiva, asserendo che, stando
al controricorso della Repubblica italiana e agli allegati allo stesso, il
numero annuo di campioni prelevati non corrispondeva al minimo previsto
all’allegato I, sezione D, della citata direttiva.

37 Orbene,
poiché la Repubblica italiana ha prodotto, in allegato alla memoria di
controreplica, il numero minimo di campioni che devono essere prelevati ad
intervelli regolari nel corso dell’anno, conformemente al suddetto allegato I,
sezione D, non occorre dichiarare l’inadempimento dell’articolo 4 della
direttiva 91/271 con riguardo al suddetto agglomerato.

38 Per
contro, gli scarichi provenienti dall’impianto di trattamento dell’agglomerato
di Casarano (Puglia) non possono essere ritenuti conformi al citato articolo 4
a causa dell’insufficiente numero di campioni prelevati. Infatti, la Repubblica
italiana non ha fornito alcun campione per il 2009 e il 2010. Inoltre, come
precisato da tale Stato membro nel controricorso, l’impianto in parola è
entrato in esercizio in una data posteriore a quella della scadenza del termine
fissato nel parere motivato.

39 Lo
stesso dicasi per gli scarichi provenienti dall’impianto di trattamento
dell’agglomerato di Menfi (Sicilia), poiché la Repubblica italiana non ha
prodotto campioni relativi a tali scarichi per il 2009.

40 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie per garantire che, negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Castrovillari,
Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rossano
(Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia, Casamicciola
Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e periferia,
Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca,
Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia,
Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli, Scoglitti,
Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala, Mazara del
Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, le acque reflue urbane
che confluiscono in reti fognarie siano sottoposte ad un trattamento secondario
o ad un trattamento equivalente, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti
in forza dell’articolo 4, paragrafi 1 e 3, della citata direttiva.

Sull’addebito
relativo a una violazione dell’articolo 10 della direttiva 91/271

41 Si deve
ricordare che l’articolo 10 della direttiva 91/271 prevede che la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati agli articoli 4-7 debbano essere condotte in modo da garantire
prestazioni sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e tenendo
conto delle variazioni stagionali di carico.

42 Ne
consegue che il rispetto dell’obbligo sancito dal citato articolo 10 presuppone
in particolare che siano soddisfatti i requisiti di cui all’articolo 4 della
direttiva 91/271.

43
Pertanto, il suddetto obbligo non può considerarsi assolto negli agglomerati in
cui il trattamento secondario o il trattamento equivalente della totalità delle
acque urbane che confluiscono nelle reti fognarie non è garantito mediante
impianti di trattamento i cui scarichi soddisfino i requisiti di cui
all’allegato I, sezione B, della direttiva 91/271.

44 Ciò
considerato, si deve dichiarare che la Repubblica italiana, avendo omesso di
prendere le disposizioni necessarie affinché la progettazione, la costruzione,
la gestione e la manutenzione degli impianti di trattamento delle acque reflue
urbane realizzati per ottemperare ai requisiti fissati agli articoli 4-7 della
direttiva 91/271 siano condotte in modo da garantire prestazioni sufficienti
nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la progettazione degli
impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico negli agglomerati di
Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara Calabra,
Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio Calabria,
Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), la Repubblica italiana è venuta meno
agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’articolo 10 della direttiva
91/271.

Sulle spese

45 Ai sensi
dell’articolo 69, paragrafo 2, del regolamento di procedura, la parte
soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la
Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta soccombente,
dev’essere condannata alle spese.

Per questi
motivi, la Corte (Settima Sezione) dichiara e statuisce:

1)  
   La Repubblica italiana, avendo omesso:

–  
     di prendere le disposizioni necessarie per garantire che
gli agglomerati di Acri, Siderno, Bagnara Calabra, Bianco, Castrovillari,
Crotone, Santa Maria del Cedro, Lamezia Terme, Mesoraca, Montebello Ionico,
Motta San Giovanni, Reggio Calabria, Rende, Rossano, Scalea, Sellia Marina,
Soverato, Strongoli (Calabria), Cervignano del Friuli (Friuli-Venezia Giulia),
Frascati (Lazio), Porto Cesareo, Supersano, Taviano (Puglia), Misterbianco e
altri, Aci Catena, Adrano, Catania e altri, Giarre-Mascali-Riposto e altri,
Caltagirone, Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania,
Tremestieri Etneo, San Giovanni La Punta, Agrigento e periferia, Porto
Empedocle, Sciacca, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Palermo e frazioni limitrofe,
Santa Flavia, Augusta, Priolo Gargallo, Carlentini, Scoglitti, Marsala, Messina
1, Messina e Messina 6 (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271/CEE, del Consiglio,
del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, come
modificata dal regolamento (CE) n. 1137/2008 del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 ottobre 2008, siano provvisti di reti fognarie per le acque
reflue urbane, conformemente all’articolo 3 di tale direttiva,

–  
     di prendere le disposizioni necessarie per garantire che,
negli agglomerati di Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara
Calabra, Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera,
Sciacca, Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa
Flavia, Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli,
Scoglitti, Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala,
Mazara del Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini
Naxos, Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia), aventi un numero di abitanti equivalenti
superiore a 15 000 e che scaricano in acque recipienti non considerate «aree
sensibili» ai sensi dell’articolo 5 della direttiva 91/271, come modificata dal
regolamento n. 1137/2008, le acque reflue urbane che confluiscono in reti
fognarie siano sottoposte ad un trattamento conforme all’articolo 4, paragrafi
1 e 3, di tale direttiva, e

–  
     di prendere le disposizioni necessarie affinché la
progettazione, la costruzione, la gestione e la manutenzione degli impianti di
trattamento delle acque reflue urbane realizzati per ottemperare ai requisiti
fissati agli articoli 4-7 della direttiva 91/271, come modificata dal
regolamento n. 1137/2008, siano condotte in modo da garantire prestazioni
sufficienti nelle normali condizioni climatiche locali e affinché la
progettazione degli impianti tenga conto delle variazioni stagionali di carico
negli agglomerati di Lanciano-Castel Frentano (Abruzzo), Acri, Siderno, Bagnara
Calabra, Castrovillari, Crotone, Montebello Ionico, Motta San Giovanni, Reggio
Calabria, Rossano (Calabria), Battipaglia, Benevento, Capaccio, Capri, Ischia,
Casamicciola Terme, Forio, Massa Lubrense, Napoli Est, Vico Equense (Campania),
Trieste-Muggia-San Dorligo (Friuli-Venezia Giulia), Albenga, Borghetto Santo
Spirito, Finale Ligure, Imperia, Santa Margherita Ligure, Quinto, Rapallo,
Recco, Riva Ligure (Liguria), Casamassima, Casarano, Porto Cesareo, San Vito
dei Normanni, Supersano (Puglia), Misterbianco e altri, Scordia-Militello Val
di Catania, Palagonia, Aci Catena, Giarre-Mascali-Riposto e altri, Caltagirone,
Aci Castello, Acireale e altri, Belpasso, Gravina di Catania, Tremestieri
Etneo, San Giovanni La Punta, Macchitella, Niscemi, Riesi, Agrigento e
periferia, Favara, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Ribera, Sciacca,
Bagheria, Cefalù, Carini e ASI Palermo, Misilmeri, Monreale, Santa Flavia,
Termini Imerese, Trabia, Augusta, Avola, Carlentini, Ragusa, Scicli, Scoglitti,
Campobello di Mazara, Castelvetrano 1, Triscina Marinella, Marsala, Mazara del
Vallo, Barcellona Pozzo di Gotto, Capo d’Orlando, Furnari, Giardini Naxos,
Consortile Letojanni, Pace del Mela, Piraino, Roccalumera, Consortile
Sant’Agata Militello, Consortile Torregrotta, Gioiosa Marea, Messina 1, Messina
6, Milazzo, Patti e Rometta (Sicilia),

è venuta
meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 3, 4, paragrafi 1
e 3, e 10 della direttiva 91/271, come modificata dal regolamento n. 1137/2008.

2)  
   La Repubblica italiana è condannata alle spese.



a cura del Comitato Cittadino Isola Pulita di Isola delle
Femmine




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