Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”







Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..





“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “





Pino Ciampolillo

domenica 22 febbraio 2015

Documentario sul Maxi Processo a Cosa Nostra



BRUNO FRANCESCO ARCHIVIO STORICO DEL GIORNALE L’ORA DI
PALERMO

giovedì 21 febbraio 2013

inventario
625667/118 data in 1983 data
ul.
1983  
soggetto
1. Bruno, Francesco - Arresto - 1983. note 1
fotografia.
intestazione
BRUNO FRANCESCO. Arrestato per spaccio di stupefacenti. PA 19/4/83.
cassetto 168
busta 118 doc 1

Pagina 191 di 1496


inventario
625667/119 data in 1990 data
ul.
1990
soggetto
1. Bruno, Francesco -Arresto - 1990. note10
fotografie: 3 dell'arresto di Francesco Bruno, 1 segnaletica, 1 dietro le
sbarre del maxiprocesso, 1 foto ANSA; 1 foto dell'arresto dell'uomo che
ospitava il Bruno durante la latitanza, 1 foto segnaletica, 2 dei contanti
rinvenuti nell'abitazione, 1 dell'abitazione. 6 ritagli di giornale (Giornale
di Sicilia, L'Ora).
intestazione
BRUNO FRANCESCO. Imputato al maxiprocesso catturato dopo nove anni di
latitanza. 22/10/1990.
cassetto
168 busta 119 doc
17

Pagina 191 di 1496

inventario
625673/404 data in 1982  data ul. 1982
soggetto
1. Enea, Vincenzo - Uccisione - 1982.
note 7
fotografie riguardanti l'uccisione di Enea, il corpo esanime di Enea, la folla
di curiosi che stanzia intorno al corpo esanime di Enea.
intestazione
ENEA VINCENZO. Costruttore fallito ucciso ad Isola delle Femmine. 8/6/82.
cassetto
174 busta 404 doc
7

Pagina 648  di 1496

inventario 625672/9 data in 1982 data ul. 1982
soggetto 1. D'Agostino, Benedetto - Uccisione - 1982.
note 3 fotografie del luogo del delitto, del  cadavere di D'Agostino e della Fiat 500  carbonizzata utilizzata dai killer per  uccidere l'uomo.
intestazione D'AGOSTINO BENEDETTO. Partanna Mondello, ucciso da killer
nel suo  residence. 13/5/82.
cassetto 173 busta 9 doc 3

Pagina 567 di 1496

inventario 625677/163 data in
1982 data ul. 1982
soggetto
1. Impastato, Giacomo - Uccisione - 1982.
note
1 fotografia formato tessera 
dell'Impastato, 2 fotografie riguardanti il  corpo esanime dell'ucciso
intestazione
IMPASTATO GIACOMO. Ucciso a  Isola delle Femmine. 16/1/82
cassetto 178  busta 163 doc 3

Pagina 960 di 1496

inventario
625666/22 data in 1985 data
ul.
1985
soggetto
1. Badalamenti, Vito -  Arresto - 1983.
note
2 fotografie, 3 ritagli di giornale sulla 
concessione da parte della Spagna 
dell'estradizione negli Stati Uniti del 
boss Vito Badalamenti
intestazione
BADALAMENTI VITO. Commerciante,  figlio di Tano Badalamenti. Novembre
'83
Cinisi.
cassetto 167  busta 22 doc 5

Pagina 136 di 1496


inventario
625666/21 data in 1983 data
ul.
1983
soggetto
1. Badalamenti, Silvio - Uccisione - 1983.
note
6 ritagli di giornale sull'omicidio 
Badalamenti, proclamatosi sempre 
estraneo ad ogni coinvolgimento 
mafioso
intestazione
BADALAMENTI SILVIO. Nipote di don Tano. Ucciso a Marsala. 2/6/83
cassetto 167 busta 21 doc 6

Pagina 135 di 1496


inventario
625677/91 data in 1984 data
ul.
1984
soggetto
1. Lo Bianco, Antonino Arresto - 1984 2. Di Maggio, Vincenzo - Arresto - 1984
3. Bruno, Giovanni - Arresto - 1984.
note
4 ritagli di giornale (L'Ora, Repubblica, Giornale di Sicilia, Corriere della
Sera) riguardanti l'arresto dell'ex sindaco e del sindaco e assessori di Isola
delle femmine. L'accusa: speculazione edilizia e assunzioni di favore. In
manette anche un costruttore. Una delle due giunte arrestate dopo una settimana
in cui i suoi componenti sono rimasti all'Ucciardone, è stata scarcerata, metre
l'altra resta all'Ucciardone.
intestazione
ISOLA DELLE FEMMINE. Arrestati: il sindaco e la sua giunta il costruttore Giovanni
Bruno e l'ex sindaco 11/10/1984.
cassetto
178 busta 91 doc 4

Pagina 989  di 1496

inventario
625679/131 data in 1978 data
ul.
1978
soggetto
1. Longo, Gaetano - Uccisione - 1978.
note
24 fotografie: del funerale (foto di Franco Zecchin), del figlio che ha
assistito all'omicidio, dell'abitazione davanti alla quale è avvenuto
l'agguato, della vettura in cui si trovava il Longo,
della moglie che si reca in
ospedale, dell'ingresso della banca presso cui era direttore, dell'identikit
dell'assassino.
intestazione
LONGO GAETANO. Ex sindaco di  Capaci e
direttore della Banca del popolo PA ucciso in un agguato sotto gli occhi del
figlio. 17/1/1978.
cassetto
180 busta 131 doc
24

Pagina 1073   di 1496

inventario
625675/54 data in 1981 data
ul.
1981
soggetto
1. Gallina, Stefano -  Uccisione - 1981
2.  Criminalità organizzata -  Carini - 1981.
note 1 fotografia di ritratto
di Gallina ed 1  fotografia del cadavere.
Sul retro nota  manoscritta:
"Stefano Gallina, 59 anni, 
allevatore di bestiame ucciso a Carini".
intestazione GALLINA STEFANO.
Crivellato di  colpi, allevatore di
bestiame. 2/10/'81.
cassetto 176 busta 54 doc 2

Pagina 834  di 1496

inventario
625676/352 data in 1976 data
ul.
1976
soggetto  Guglielmo, Felice -  uccisione - 1976 2.  Criminalità organizzata -  Partanna Mondello - 1976.
note
2 fotografie di diverso formato del 
Guglielmo, 5 fotografie riguardanti il 
corpo esanime del Guglielmo, il luogo 
dove è avvenuta l'uccisione, i funerali 
dello stesso
intestazione
GUGLIELMO FELICE. Mafioso  assassinato.
(Palermo) Partanna  Mondello. 9/1/76
cassetto 177  busta 352 doc 7

Pagina 915  di 1496

inventario 625679/20 data in 0 data ul. 0
soggetto 1. Lo Cicero.
note
2 fotografie di grande formato con in primo piano,
nell'una un giovane uomo, nell'altra un uomo più maturo, probabilmente si
tratta della stessa persona
intestazione
LO CICERO. Tommaso Natale.
cassetto180 busta 20  doc 2

Pagina 1086   di 1496


QUELLO 'SBIRRO' URLATO A
RIINA JR  LA VITA "SPERICOLATA" DI DI GIACOMO

Venerdì 02
Maggio 2014 - 06:24 di Riccardo Lo Verso

Le confidenze di Giovanni Di
Giacomo, captate in carcere, svelano retroscena inediti sul killer ergastolano
del mandamento palermitano di Porta Nuova. E aprono delle piste investigative
sull'omicidio del fratello Giuseppe, freddato alla Zisa.

PALERMO - Glaciale e spietato.
Sia fuori che dentro il carcere. Pronto a massacrare di botte un altro
detenuto e a dare dello “sbirro” al figlio di Totò Riina.
Sono le sue stesse parole, le
parole di Giovanni Di Giacomo, killer ergastolano, ad aprire alcune piste
investigative sull'omicidio del fratello Giuseppe, freddato alla
Zisa. Parlando con un nipote e con l'altro fratello, Marcello, Giovanni
non escludeva che il delitto fosse una vendetta nei suoi confronti. I colloqui
sono stati registrati fra marzo e aprile scorsi, prima che Giovanni Di Giacomo
individuasse in Onofrio ed Emanuele Lipari i presunti mandanti dell'omicidio e,
così sostiene l'accusa, ne ordinasse l'eliminazione, “costringendo” i
carabinieri ad accelerare il blitz a Porta Nuova.


Il nipote piangeva durante il colloqui. Si commuoveva pensando a Giuseppe che
“... era tutto sparato... la costola... forse non ce l'ha fatta più ed è caduto
e l'ultimo gli hanno sparato in testa...”. “... una volta che avevano questa
intenzione c'è poco da fare”, spiegava Giovanni Di Giacomo con apparente
freddezza. Poi, aggiungeva: “... può essere pure che è stato fatto per me”.
“... sto pensando ora il fatto di Padova magari c'entra niente?”, gli chiedeva
il nipote. Risposta: “... bravo... bravo... mettilo al dieci per cento però
mettilo al dieci per cento... sei intelligente, ma lo hai pensato tu lo hai
pensato?... il dieci per cento perché questo che dici tu non ha tutta questa
capacità di potere... hai capito?”.



Il “fatto di Padova” è un episodio di inaudita
violenza carceraria. L'11 luglio 2011, all'interno del penitenziario Due
Torri della città veneta Di Giacomo massacrò a colpi di fornellino da campo un
altro detenuto, Francesco Bruno. Che non è l'ultimo arrivato. Sta scontando
pure lui un ergastolo per l'omicidio di Stefano Gallina, capomafia di Cinisi
freddato negli anni Ottanta. Bruno, nato ad Isola delle Femmine, era uomo di
fiducia di Saro Riccobono, storico boss di Partanna Mondello. Ha condiviso il
ruolo di imputato in un processo con Salvatore Lo Piccolo colui che, vent'anni
dopo, avrebbe preso il potere fra Resuttana e San Lorenzo.


Una mattina afosa del luglio 2011, le celle del carcere di Padova sono aperte
per fare “respirare” i detenuti. Bruno si trova nel reparto Eiv (elevato
indice di vigilanza). Un attimo di distrazione delle guardie carcerarie e nella
sua cella piomba Di Giacomo. Al termine del pestaggio, Bruno riporta diverse
fratture alle gambe e alle braccia. Il suo volto è tumefatto. La testa
fracassata. Ci vorranno diversi interventi chirurgici e 500 punti di sutura per
strapparlo alla morte e cucire le ferite. Oggi si trova nel carcere di
Milano-Opera, dove ha assistito al processo nel corso
del quale, nel 2013, è stato condannato a 30 anni per l'omicidio di Vincenzo
Enea, un imprenditore edile di Isola delle Femmine assassinato, secondo l'accusa,
per essersi rifiutato di entrare in società con alcuni mafiosi, tra cui Bruno.


Giovanni Di Giacomo stava per commettere, dunque, il terzo omicidio della sua
vita dopo quelli di Natale Tagliavia, trovato incaprettato il 18 settembre
'81 e di Filippo Ficarra, vittima della lupara bianca nel 1982. Sempre in
carcere, su ordine di Totò Riina, Pippo Calò e Michele Greco, aveva cercato di
di avvelenare Gerlando Alberti "u paccarè", lo storico capo della
famiglia di Porta Nuova. Di Giacomo eseguiva ordini e non guardava in faccia
nessuno. È uno che non le manda a dire. Non si è fermato neppure di fronte al
figlio del capo dei capi. È accaduto anche questo.


Ancora una volta è lo stesso Giovanni Di Giacomo a raccontarlo. Al fratello
Marcello, che l'11 aprile scorso era andato a trovarlo in carcere, ammetteva di
avere avuto tanti, troppi “discorsi in galera … discorsi che ho avuto in
galera… discorsi… hai capito?... per esempio… ho avuto discorsi pure con il
figlio di Totò Riina… gli ho detto… 'sei sbirro'… 'sei cane'”. Giuseppe Riina è
stato rinchiuso a Padova nello stesso carcere di Giovanni Di Giacomo.


PROCESSO
PER  ASSASSINIO DALLA CHIESA   ERGASTOLO A RIINA  TOTO AI KILLER FRANCESCO BRUNO SPADARO
FRANCESCO E SENAPA PIETRO  18 MARZO 1995 




PALERMO. Nove condanne
all'ergastolo per Totò Riina e altri esponenti della Cupola: si è concluso
così, ieri sera a Palermo, lo stralcio del primo maxiprocesso a Cosa nostra per
gli omicidi del generale Dalla Chiesa, di Boris Giuliano e di Paolo Giaccone.

La sentenza è stata emessa dalla
terza sezione della corte d'assise d'appello. Per Riina è l'ottavo ergastolo. Le
altre condanne a vita sono state inflitte a Bernardo Provenzano, da molti anni
latitante; a Michele Greco, ‹Il papa›; a Francesco Madonia; a Pippo Calò,
‹cassiere› della mafia; a Bernardo Brusca, boss di San Giuseppe Jato; ad
Antonino Geraci, capo del mandamento di Partinico; e ai killer Francesco Spadaro, Pietro Senapa,
Francesco Bruno.

Il boss catanese Nitto Santapaola
è stato assolto per il delitto Dalla Chiesa ma nell'ambito dello stesso
processo gli era già stato inflitto il decimo ergastolo - ora confermato - per
la strage della circonvallazione del 16 giugno '82. Quel giorno col boss
Ferlito furono uccisi l'autista e tre carabinieri della scorta. La sentenza
riconosce a Riina e alla Cupola la reponsabilità non solo per la strage Dalla
Chiesa, ma anche per altri due clamorosi delitti eccellenti, a Palermo:
l'uccisione, il 21 luglio '79, del vice questore Boris Giuliano, e l'agguato,
l'11 agosto '82, al medico legale Paolo Giaccone, freddato tra i viali del
Policlinico per essersi rifiutato di modificare l'esito di una perizia
dattiloscopica.

Confermava il coinvolgimento di
Antonino Marchese nella strage (5 morti) del Natale '81, a Bagheria.
Complessivamente lo stralcio prendeva in esame 25 omicidi collegati alla feroce
guerra di mafia scatenatasi negli Anni 80. La sentenza ribalta le conclusioni
del verdetto emesso il 10 dicembre '90 da un'altra sezione della corte d'assise
d'appello: Riina e gli altri boss erano stati assolti. Ma questa parte della
sentenza fu annullata il 30 gennaio '92 dalla prima sezione della Cassazione
che in quell'occasione era presieduta da Valente in sostituzione di Carnevale.
Era stato il presidente Brancaccio, oggi ministro dell'Interno, a imporre
l'avvicendamento per ragioni di opportunità. 


Ieri gli avvocati della parte civile, Galasso e Avellone, hanno sottolineato
che la sentenza ‹ha ridato senso a un delitto, quello Dalla Chiesa, che
rischiava di restare senza autori›.[a. r.è


La Stampa - Torino

pag. 11

TRIBUNALEDI
PALERMO UFFICIO ISTRUZIONE PROCESSI PENALI
N. 2289/82
R.G.U.I.
ORDINANZA –
SENTENZA emessa nel procedimento penale
CONTRO
ABBATE GIOVANNI
+ 706 VOLUME N. 3

-
PAGO 365 -

GRECO MICHELE, GRECO SALVATORE N.7.7.1927, RIINA
SALVATORE, RICCOBONO ROSARIO, MARCHESE FILIPPO, VERNENGO PIETRO, GRECO GIUSEPPE
DI NICOLO’, PRESTIFILIPPO MARIO GIOVANNI, PROVENZANO BERNARDO, BRUSCA BERNARDO,
SCAGLIONE SALVATORE, CALO’ GIUSEPPE, MADONIA FRANCESCO, GERACI ANTONINO
N.2.1.1917, SCADUTO GIOVANNI, LO JACONO PIETRO, MONTALTO SALVATORE, BONURA FRANCESCO,
BUSCEMI SALVATORE N.28.5.1938, PULLARA’ IGNAZIO, PULLARA’ G. BATTISTA, SAVOCA GIUSEPPE,
CUCUZZA SALVATORE, CORALLO GIOVANNI, BONO GIUSEPPE, BRUNO
FRANCESCO
, MOTISI IGNAZIO, GRECO LEONARDO:

131) DEL REATO P. E P. DAGLI ARTT.110, 112 N.1, 575,
577 N.3 C.P., PER AVERE, AGENDO IN CONCORSO TRA LORO E CON IGNOTI, IN PIU’ DI
CINQUE PERSONE RIUNITE, CAGIONATO LA MORTE DI GALLINA STEFANO, CONTRO CUI
ESPLODEVANO NUMEROSI COLPI DI ARMA DA FUOCO, COMMETTENDO IL FATTO CON PREMEDITAZIONE.
IN CARINI, 1’1.10.1981.

VEDI ORDINE DI CATTURA 189/81 DEL 15.12.1981.
VEDI MANDATO DI CATTURA 2/82 DEL 2.1.1982.
VEDI MANDATO DI. CATTURA 323/84 DEL 29.9.1984.
VEDI MANDATO  
DI CATTURA 418/84 DEL 4.12.1984.

132) DEL REATO P. E P. DAGLI ARTT.110, 112 N.” C.P.,
56, 575, 577 N.3 C.P., PER AVERE, AGENDO IN CONCORSO TRA DI LORO, IN PIU’ DI
CINQUE PERSONE RIUNITE, COMPIUTO ATTI IDONEI DIRETTI IN MODO NON EQUIVOCO A
CAGIONARE LA MORTE DI SIMONETTA MARIA, CONTRO CUI ESPLODEVANO COLPI DI ARMA DA
FUOCO, SENZA RIUSCIRE NELL’INTENTO PER CAUSA INDIPENDENTE DALLA LORO VOLONTA’.

       
PAGO 367 -
IN CARINI, 1’1.10.1981.
VEDI ORDINE DI CATTURA 189/81 DE1 15.12.1981.
VEDI MANDATO DI CATTURA 2/82 DE1 2.1.1982.
VEDI MANDATO DI CATTURA 323/84 DE1 29.9.1984.
VEDI MANDATO DI CATTURA 418/84 DE1 4.12.1984 .

133) DE1 REATO P. E P. DAG1I ARTT.61 N.2, 81
L.14.10.1974 AGENDO IN CPV. , 110 , 112 N.L N.497, C. P • , PER 10, AVERE, 12 E
14 CONCORSO TRA 1ORO E CON IGNOTI, IN PIU’ DI CINQUE PERSONE RIUNITE ED IN
ESECUZIONE DE1 MEDESIMO DISEGNO CRIMINOSO, DETENUTO E PORTATO I11EGA1MENTE IN
1UOGO PUBB1ICO ARMI COMUNI DA FUOCO A1 FINE DI COMMETTERE I REATI DI CUI AI
CAPI 131) E 132) DE11A RUBRICA.
       
PAGO
368-
IN CARINI, 1’1.10.1981.
VEDI ORDINE DI CATTU:R:A 189/81 DEL 15.12.1981.
VEDI MANDATO DI CATTURA 2,/82 DEL 2.1.1982.
VEDI MANDATO DI CATTURA 323/84 DEL 29.9.1984.
VEDI MANDATO DI CATTURA 418/84 DEL 4.12.1984.


TRIBUNALE
DI PALERMO UFFICIO ISTRUZIONE PROCESSI PENALI N. 2289/82 R.G.U.I.

ORDINANZA
– SENTENZA emessa nel procedimento penale

CONTRO

ABBATE
GIOVANNI + 706 VOLUME N. 22

BRUNO
FRANCESCO E’ STATO RAGGIUNTO DAI SEGUENTI PROVVEDIMENTI RESTRITTIVI DELLA
LIBERTA’ PERSONALE:

A) ORDINE DI CATTURA N.189/81 PER L’OMICIDIO DI GALLINA STEFANO E PER IL TENTATO OMICIDIO
DI SIMONETTA
MARIA
- CONNESSI DELITTI DI DETENZIONE E PORTO DI ARMI;
B) MANDATO DI CATTURA N.2/82
PER GLI CHE, PERTANTO, SONO IN STESSI REATI (VOL. L/V).
C) MANDATO DI CATTURA N.323/84 PER I REATI DI CUI AGLI
ARTT.416 E 416 BIS C.P., PER I REATI DI CUI AGLI ARTT.71 E 75 LEGGE N.G85/75, NONCHE’
PER I REATI CONTESTATIGLI CON I PROVVEDIMENTI DI CUI ALLE LETT.A) E B)
QUESTO ASSORBITI.

BIONDO SALVATORE E VITALE PAOLO DEBBONO RISPONDERE DEL
REATO DI FAVOREGGIAMENTO PERSONALE CONTESTATO LORO CON ORDINE DI CATTURA
N.190/81 E MANDATO DI CATTURA N.1/82.

BRUNO FRANCESCO DEVE RISPONDERE DEI REATI ASSOCIATIVI
(416, 416 BIS C.P.), DEI REATI DI CUI AGLI ARTT.71 E 75 LEGGE N.685/75, NONCHE’
DELL’OMICIDIO DI GALLINA STEFANO E DEL TENTATO OMICIDIO DI SIMONETTA MARIA,
MOGLIE DI QUESTO ULTIMO.

BRUNO
FRANCESCO DEVE RISPONDERE DEI REATI ASSOCIATIVI (416, 416 BIS C.P.), DEI REATI
DI CUI AGLI ARTT.71 E 75 LEGGE N.685/75, NONCHE’ DELL’OMICIDIO DI GALLINA
STEFANO E DEL TENTATO OMICIDIO DI SIMONETTA MARIA, MOGLIE DI QUESTO ULTIMO.


BIONDO SALVATORE E VITALE PAOLO, A LORO VOLTA, DEBBONO
RISPONDERE DEL DELITTO DI FAVOREGGIAMENTO PERSONALE AVENDO, CON LE LORO DICHIARAZIONI,
CERCATO DI FORNIRE AL BRUNO UN ALIBI, RISULTATO DEL TUTTO INCONSISTENTE, PER IL
GIORNO DEL DELITTO (CAPO 134).

NEL TRATTARE DELL’OMICIDIO DI GALLINA STEFANO SI E’
ANALITICAMENTE ESAMINATA LA POSIZIONE DEL BRUNO IN PARTICOLARE, NE’ SI RITIENE
IN QUESTA SEDE NECESSARIO RIPERCORRERE TUTTO L’ITER DELLE INDAGINI DI P.G. ED
ISTRUTTORIE CHE HANNO PERMESSO DI INDIVIDUARE 
NELL’IMPUTATO UNO DEI KILLER DEL GALLINA.  (VOL.1/V) .

In
detta sede, inoltre, e' stata esaminata la posizione processuale del Biondo e
del Vitale
i
quali - soci del Bruno in una impresa di costruzioni hanno tentato di fornire a
quest'ultimo un alibi, miseramente crollato sotto una schiacciante mole di
prove testimoniali.

Vi
e' solo da esaminare la posizione del Bruno all'interno della organizzazione e,
a tal proposito, vi e' rileva:r:e come lo stesso non possa essere considerato
un killer occasionale, ingaggiato per la eliminazione del Gallina, ma un membro
stabile della organizzazione mafiosa.

Ed,
invero, militano in tal senso due ordini di ragioni, tutti attinenti alle personalita'
e della vittima e dell'imputato.

Stefano
Gallina non era un personaggio di poco conto all'interno del gruppo di Gaetano
Badalamenti
ed, anzi, si e' gia' rilevato, parlando del suo omicidio, come, eliminato Nino
Badalamenti,
Gallina, latitanti o soppressi gli altri rimaneva unico elemento di spicco del
gruppo: non n caso, infatti, la sua eliminazione seguiva di poco quella di Mino
Badalamenti.

Di
contro, il Bruno non poteva considerarsi un "manovale del crimine",
stante la sua solida posizione di costruttore edile: la sua scelta come killer
del Gallina era dovuta proprio al suo inserimento nella organizzazione ed alla
sua personalita' che l'avrebbe  reso insospettabile
se non fosse stato notato da un testimone oculare mentre si allontanava precipitosamente
dal luogo del delitto.

Il
Bruno deve, quindi, rispondere del reato di cui all'art.416, nonche' del  reato di cui all'art.416 bis C.P .• come pure
deve  rispondere dell'omicidio di Gallina
Stefano e
del
tentato omicidio di Simonetta Maria nonche' dei connessi delitti di detenzione
e porto d'armi (Capi 1, 10, 131, 132, 133).

Biondo Salvatore e Vitale Paolo vanno rinviati a giudizio per rispondere del reato di favoreggiamento
loro ascritto con il mandato di cattura n.1/82. nel quale deve ritenersi
assorbito l'ordine di cattura n.190/81.

Il
Bruno. di contro, deve essere prosciolto con formula dubitativa dai reati di cui
agli artt.71 e 75 legge n.685/75, non essendo emersi sufficienti elementi di responsabilita'
a suo carico in ordine a tali reati (Capi 13, 22)

Da pag 165 a pag 169








BRUNO FRANCESCO,DALLA CHIESA,BORIS GIULIANO,PAOLO GIACCONE,SPADARO FRANCESCO,PIETRO SENEPA,RIINA TOTTO,PROVENZANO,FRANCESCO MADONIA,PIPPO CALO',MICHELE GRECO,BRUSCA BERNARDO,ENEA VINCENZO,





Disegno di legge "LAZZATI"

Pagina 2

Pagina 3


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