Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”







Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..





“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “





Pino Ciampolillo

mercoledì 30 ottobre 2013

Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione SICILIA 300 i dipendenti indagati GIORNALE DI SICILIA NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE PROCESSO DA FARE IN 120 GIORNI

Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione 300 i dipendenti indagati

Con il suo esercito di oltre 17.000 burocrati, emerge una ricca casistica di presunti reati e irregolarità nelle file dell’amministrazione

di ELEONORA IANNELLI
PALERMO. Insospettabili impiegati che, nei propri orticelli di casa, coltivano cannabis per lucrose attività di spaccio, o scaricano musica e vendono cd e beni di ogni genere su internet. C'è chi ha un doppio lavoro e nei propri uffici è uccel di bosco. Perfino un episodio di molestie sessuali, archiviato perché il dipendente, nel frattempo, è andato in pensione. Nella pachidermica macchina della Regione, con il suo esercito di oltre 17.000 burocrati, emerge una ricca casistica di presunti reati e irregolarità con ben 300 procedimenti disciplinari aperti. E scattano, con una circolare del dipartimento Funzione pubblica, regole più rigorose, tempi perentori per l'istruttoria e la chiusura delle «indagini» interne e anche nuove disposizioni di trasparenza e anticorruzione, in applicazione della riforma Brunetta del 2009. Insomma, un drastico giro di vite.



I 300 fascicoli sulla scrivania dello speciale Ufficio per i procedimenti disciplinari si riferiscono a infrazioni gravi rilevate, punibili con sanzioni che partono da 10 giorni di sospensione dal servizio senza retribuzione, fino al licenziamento. Dietro sportelli e uffici, non solo le furbizie degli scansafatiche, le assenze ingiustificate e gli orari «fai da te», ma anche macroscopici disservizi agli utenti. E reati di peculato, corruzione, concussione. Nel mirino dell'Ufficio «investigativo» sono finiti soprattutto i settori della Formazione, della Motorizzazione e dell'Agricoltura, con un 10% di coinvolgimento di dirigenti. Da gennaio a giugno 2013, sono scattati i seguenti provvedimenti: il licenziamento di una persona, accusata di corruzione, sorpresa in flagrante con una «mazzetta», che però ha impugnato il provvedimento; 12 sospensioni obbligatorie per arresti (in carcere o ai domiciliari, oggi, ci sono cinque dipendenti) o condanne in primo grado per corruzione, concussione e peculato (nei dodici mesi dell'anno precedente, erano state otto). La sospensione può durare fino a un massimo di 5 anni; poi, se il procedimento penale non si conclude, l'amministrazione è costretta a reintegrare il dipendente, ma alcuni settori saranno per lui «off-limits». Spulciando ancora l'elenco, figurano una censura; 25 contestazioni. Ben 160 le richieste di aggiornamento inviate alle Procure (in tutto il 2012 erano state 67). In aumento, quindi, perché sono state acquisite d'ufficio le notizie di stampa sui procedimenti penali, piuttosto che attendere le notifiche dalle cancellerie. L'Ufficio, adesso, aspetta montagne di aggiornamenti per i casi connessi alle recenti inchieste sulla formazione. E altri procedimenti saranno attivati. 



Parallelamente, sul versante normativo, sono state introdotte alcune novità, o rispolverate regole già esistenti, con una circolare dell'assessorato alle Autonomie locali, guidato da Patrizia Valenti, a firma del dirigente generale, Luciana Giammanco, nominata pure, con decreto del presidente Crocetta, responsabile della prevenzione della corruzione. In fase di elaborazione, c'è anche il piano triennale di prevenzione della corruzione, che conterrà un codice di comportamento e di trasparenza, con particolare attenzione per le «aree» individuate come a rischio. Dovrà essere approvato in giunta e trasmesso al Ministero entro gennaio. «Sia chiaro - dice la Valenti - che chi sbaglia paga e va incontro a sanzioni, rischiando anche il posto di lavoro. Nessun intento persecutorio, ma rispetto delle regole e trasparenza, in linea con le normative nazionali del 2009 e del 2012 su prevenzione e repressione della corruzione e dell'illegalità nella pubblica amministrazione».


FONTE DELLA NOTIZIA 



NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE "PROCESSO" DA FARE IN 120 GIORNI 

Palermo 
Per i dipendenti regionali occhio alle sanzioni e anche alla mannaia dei rimborsi di tasca propria. Finora, in Sicilia, vigevano le modalità stabilite con una circolare del 2010, meno intransigenti e spesso disattese, come spiega la dirigente Luciana Giammanco, che denuncia "aspetti patologici, soprattutto nella tempistica, che a volte hanno portato all'inevitabile decadenza dell'azione amministrativa.

Queste le nuove regole. Si distinguono due tipi di intervento disciplinare: quello "semplificato" e "l'ordinario". 

Il primo quando la presunta violazione è punibile con una sanzione inferiore a 10 giorni di sospensione dal servizio  senza retribuzione, quale può essere un'assenza ingiustificata (se annosa, rientra nei casi casi gravi; nel 2013, quattro episodi sanzionati).

E' di esclusiva competenza del Capostruttura del Dipartimento, che, entro 20 giorni. deve contestare l'addebito.

L'iter deve chiudersi inderogabilmente entro 60 giorni.

Superato il termine, l'Amministrazione perde il diritto all'azione disciplinare e di questa decadenza risponde in prima persona il dirigente.

Per i casi più gravi, invece, la competenza è dell'Ufficio per i procedimenti disciplinari, di cui è responsabile Pio Guida.

Si segue un persorso più complesso: 40 giorni per l'avvio; 120 giorni per la conclusione.

E, inoltre, bisognerà garantire l'anonimato delle denunce per la tutela dal rischio ritorsioni.

E vige l'obbligo di pubblicare i nomi dei titolari di collaborazioni o consulenze.

In  caso di "dimenticanza". si risponderà di tasca propria.
(Eia) 


FONTE DELLA NOTIZIA 





Droga, mazzette, pure il doppio lavoro: alla Regione SICILIA 300 i dipendenti indagati GIORNALE DI SICILIA NEI CASI PIU' GRAVI DI VIOLAZIONE PROCESSO DA FARE IN 120 GIORNI

SALVATORE ANZA',PIETRO TOLOMEO,DECRETO 693 18 LUGLIO 2008,ITALCEMENTI,PIANO ARIA SICILIA,SANSONE,GELARDI,MANISCALCO,ARNONE,SENTENZA 5455 2012,SENTENZA 2708 2010

venerdì 25 ottobre 2013

ISOLA PULITA ITALCEMENTI Decadenza, per inosservanza prescrizioni, decreto 693 18 luglio 2008

ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE 
Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
DIRIGENTE GENERALE
Dott. Gaetano Gullo
 Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO


Regione Sicilia
1° Servizio VIA-VAS
dr. Giorgio D’Angelo
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO

Assessore Territorio Ambiente
Regione Sicilia
Dott.sa  Mariella Lo Bello
Via Ugo La Malfa 169
90146 PALERMO
FAX 091 7077963

IV Commissione Ambiente e Territorio
Assemblea Regionale Siciliana   
Onle Giampiero Trizzino
Piazza Indipendenza 21
90129 PALERMO
 FAX 091 7054564

Raccomandata R.R.
Anticipata via fax


Oggetto: Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008

Il Sottoscritto Coordinatore del  Comitato Cittadino Isola Pulita con la presente intende ribadire  quanto dichiarato nel corso della riunione del Tavolo tecnico tenutosi presso il 1° Servizio VIA-VAS  di questo Assessorato, avente ad oggetto “Procedura A.I.A. Impianto IPPC ditta Italcementi S.p.a.”:


Considerato che la procedura di autorizzazione integrata ambientale, in particolare per I cementifici, ha diverse funzioni, quelle di maggior interesse sono le seguenti:

a) verifica puntuale delle autorizzazioni ambientali esistenti per ricondurle ad una unica autorizzazione tenendo conto del principio della applicazione della prevenzione e riduzione  dell’inquinamento, al fine di raggiungere l’obiettivo di un elevato  livello di protezione ambientale e della popolazione.

b) Verifica della applicazione delle migliori tecnologie disponibili (sulla base di linee guida redatte per conto della Commissione della Unione Europea ed a  livello nazionale) atte a ridurre gli impatti ambientali e, tenendo conto delle caratteristiche tecnologiche e la durata di vita tecnica dell’impianto, la previsione di prescrizioni atte a ricondurre l’impianto, ove necessario, a raggiungere prestazioni idonee entro tempi certi.

c) La fissazione di limiti emissivi per le diverse matrici ambientali di interesse (emissioni, scarichi, rumore, ecc) che tengano conto delle tecnologie disponibili e applicabili al caso in  esame ma anche delle caratteristiche ambientali della area limitrofa all’impianto. In tal caso possono essere prescritti limiti inferiori a quelli stabiliti dalle norme nazionali applicabili all’impianto e anche limiti inferiori alle prestazioni ottenibili dall’applicazione delle  migliori tecnologie ove le criticità locali siano tali da renderle necessarie.

d) La individuazione di dettaglio di un programma di monitoraggio a cura del gestore e di un  programma di controllo da parte degli enti preposti che riguardi oltre al rispetto dei limiti  emissivi disposti anche le specifiche modalità gestionali prescritte e il rispetto concreto  delle migliori tecnologie disponibili individuate per l’impianto.

Preso atto dell’istanza presentata, dalla  Italcementi datati 3.11.2006,, contenente un progetto di modifica dell’impianto esistente ed ammodernamento tecnologico dell’impianto.
(rintracciabile sul sito a pag 

Preso atto  che in data 31.01.08 nella seduta della Conferenza dei  Servizi la Italcementi faceva richiesta di concessione dell’A.I.A. esclusivamente per l’utilizzo del pet-coke come combustibile nel vecchio impianto, escludendo così  il progetto di modifica dell’impianto che la Italcementi aveva presentato  il 3.11.2006

Preso atto che il 29 agosto 2008 la G.U.R.S. il decreto 693 del 18 luglio 2008 con cui il “Dirigente”  del 2° Servizio VIA-VAS Ing Vincenzo Sansone rilasciava l’autorizzazione Integrata Ambientale  alla Italcementi S.p.a.

Preso atto che il decreto 693 autorizzativo:

articolo 13 recita: “ Questo Assessorato, nella qualità di Autorità competente per l’AIA, provvederà ad effettuare una visita ispettiva presso l’impianto  congiuntamente con gli enti che hanno rilasciato parere in merito ai lavori oggetto, successivamente alla comunicazione di inizio dell’attività di produzione dell’impianto, al fine di verifica  la attuazione delle prescrizioni in fase di realizzazione dei lavori. La società Italcementi S.p.a. è onerata, i quella sede, a voler consegnare ad ogni ente intervenuto copia di progetto aggiornato con le previsioni delle suddette prescrizioni….”


articolo 7 recita: “subordinato al rispetto delle condizioni e di tutte le prescrizioni impartite dalle competenti autorità intervenute  in sede di conferenze dei servizi ed indicate nei pareri sopra riportati, che fanno parte integrante e sostanziale del presente decreto. In particolare, dalla data di notifica del presente provvedimento dovranno essere osservate le prescrizioni relative all’applicazione delle migliori tecniche disponibili, dettate dai rappresentanti degli Enti preposti a rilasciare parere in conferenza di servizi decisoria qui di seguito riportate:……….”

articolo pag 6 5° capoverso recita “ E’ fatto obbligo all’azienda di procedere, entro 24 mesi dal rilascio della presente autorizzazione, alla conversione tecnologica (revamping) dell’impianto con il completo allineamento alle Migliori Tecniche Disponibili (M.T.D.) previste per il settore  cemento, al fine di ottenere un sostanziale miglioramento delle prestazioni ambientali per quanto riguarda l’abbattimento dei principali inquinanti (polveri, ossidi di azoto e ossidi di zolfo). Nell’ambito dell’intervento di conversione tecnologica  l’azienda è in ogni caso tenuta a realizzare un sistema di abbattimento delle  polveri che garantisca, per il forno di cottura (attualmente camino E35), un livello emissivo inferiore a 15 mg/Nm3 (media oraria).……….”

Visto  l’atto d’invito e diffida  a provvedere con istanza in autotutela, inviato con Raccomandata  R.R. 14344889362-1  del 21-03-2011 al 2° Servizio VIA-VAS  Assessorato TT.AA. Atto a tutt’oggi rimasto inevaso.
Considerato che alla data della presente sono ampiamente decorsi i termini (24 mesi) di adeguamento alle prescrizioni imposte alla Italcementi S.p.a., con il decreto n.693 del 18 luglio 2008 emesso dall’Assessorato Regionale Territorio Ambiente senza che risulti  realizzato alcun intervento volto ad uniformarsi alle previsioni della predetta Autorizzazione Integrata Ambientale.
Considerato che tale condotta comporta una grave responsabilità per Italcementi S.p.a. che continua ad utilizzare un impianto altamente inquinante e nocivo per la salute dei Cittadini, ma è foriero di responsabilità anche per l’Amministrazione regionale per i suoi agenti che rimanendo inerti sono solidamente responsabili con l’Italcementi S.p.a., per i danni alla salute dei cittadini;
Considerato che non risulta che l’amministrazione abbia effettuato alcun controllo in ordine all’adempimento delle prescrizioni imposte nei termini previsti dall’A.I.A., nonostante che in data 18.1.2011 è stata comunicata all’amministrazione regionale una situazione di emergenza ambientale relativa a notevoli e pericolose esalazioni di fumo provenienti dalla cementerai e che di tale emergenza è stata informata l’autorità giudiziaria;
Considerato che ogni ulteriore inerzia da parte dell’amministrazione regionale appare foriera di gravi responsabilità per la stessa e , specialmente dei suoi agenti per i gravi pericoli che corre la comunità locale in particolare i cittadini che risiedono a ridosso del cementificio;
Considerato che la tutela della salute e dell’ambiente costituiscono interessi pubblici sensibili,con valore primario e prevalente che obbliga l’amministrazione ad una maggiore sensibilità in ordine alle attività di controllo nel caso di pericolo;
Tutto quanto sopra premesso e considerato

 Questo Comitato Cittadino Isola Pulita sollecita gli  Enti in indirizzo, per le competenze che la legge affida loro, a voler provvedere con urgenza a sospendere e/o revocare l’Autorizzazione Integrata Ambientale di cui al decreto n 693 del 18 luglio 2008, per il mancato adeguamento alle prescrizioni imposte nel termine previsto dalla stessa  e/o per gli altroi motivi che l’autorità che legge la presente vorrà verificare a seguito di adeguato ed idoneo controllo sulla documentazione e sull’impianto oggetto dell’A.I.A.
 25.10.2013 PROTOCOLLATO ASSESSORATO 


Comitato Cittadino Isola Pulita
Giuseppe Ciampolillo
Via Sciascia 13
90040 Isola delle Femmine

Ilva, prosegue la farsa dell’AIA – Ecco la diffida

24 OTTOBRE 2013 13:26
ILVA

TARANTO – Domanda: i controlli effettuati congiuntamente dai tecnici ISPRA e ARPA Puglia nei giorni 10 e 11 settembre all’interno dell’Ilva e finalizzati alla verifica dello stato di attuazione degli interventi strutturali e gestionali previsti dal riesame dell’AIA dell’ottobre del 2012, hanno realmente senso? E se sì, quale valenza giuridica hanno le violazioni accertate e le conseguenti future diffide che verranno inoltrate all’Ilva?
Perché se è vero che stando alla legge n.89 del 4 agosto il controllo del rispetto delle prescrizioni AIA è affidato al commissario Ilva Enrico Bondi, è altrettanto vero che quella stessa legge ha previsto la nomina da parte del ministero dell’Ambiente di tre esperti a cui è stato affidato il compito di stilare un piano di lavoro che rimodulasse la tempistica della realizzazione delle prescrizioni stesse (piano presentato lo scorso 11 ottobre con un ritardo di un mese sulla tabella di marcia prevista).
Ciò premesso: perché dunque mandare i tecnici di ISPRA ed ARPA all’interno dell’Ilva per accertare la scontata violazione di prescrizioni che è stato stabilito per legge siano attuate in tempi diversi rispetto a quanto prescritto dal riesame AIA dell’ottobre 2012? Facciamo alcuni esempi. Nella nuova diffida spedita lunedì scorso all’Ilva dal direttore generale per le valutazioni ambientali del ministero dell’Ambiente Mariano Grillo, vi è allegato il rapporto conclusivo stilato dal responsabile delle attività ispettive dell’ISPRA, Alfredo Pini, in cui vengono elencate le prescrizioni non rispettate, tenendo conto anche delle precedenti diffide di giugno e luglio.
SCARICA IL DOCUMENTO: diffida
Viene segnalata, ancora una volta, la mancata adozione di sistemi di scarico automatico o scaricatori continui coperti (“Sistemi di scarico per trasporto via mare”, prescrizione n. 5). Durante la penultima verifica nello scorso giugno, la tecnica di implementazione proposta dall’Ilva era stata giudicata inadeguata perché “non rientra tra quelle espressamente previste dall’autorizzazione”. Nella “Proposta del piano di lavoro” redatta dal comitato dei tre esperti, si legge che nella alternativa di adeguamento dei sistemi oggi installati pressi i 2 sporgenti di scarico tra benne ecologiche chiuse e sistemi di scaricamento automatico, “dal diretto riscontro sembra preferibile, dal punto di vista della emissione di polveri e dell’agibilità del sistema, la soluzione con benne ecologiche chiuse superiormente con chiusura e manovra automatica”.
Gli interventi da eseguire consistono dunque “nella adozione di sistemi di scarico automatici da completare con benne chiuse (ecologiche) da installare negli esistenti scaricatori automatizzati”. L’Ilva ha effettuato l’ordine per uno di tali sistemi, la cui installazione è prevista entro dicembre. Perché è stato inoltrato un solo ordine? Lo si legge nel piano dei tre esperti: “si propone di verificare l’efficacia in termini di performance ambientale e la rispondenza a quanto previsto dalla BAT n. 11, attraverso un confronto con l’ente di controllo”. Dunque, onde “spendere” soldi inutili e sbagliare qualcosina, si ordina un solo dispositivo per vedere se risponde esattamente a quanto prescritto dall’AIA.
Non è un caso allora se nel piano la tempistica di installazione su tutti e 6 gli scaricatori delle benne chiuse (ecologiche) gestite in automatico, nel caso in cui la soluzione venga ritenuta adeguata, è la seguente: scaricatore A aprile 2014; scaricatore B luglio 2014; scaricatore C ottobre 2014; scaricatore D gennaio 2015; scaricatore E aprile 2015; scaricatore F luglio 2015. Ma non finisce qui: perché, si legge sempre nel piano, l’idoneità della previsione impiantistica del sistema di scarico mediante benne ecologiche, deve comunque “trovare supporto nella implementazione delle procedure operative riportate nella BAT n.11 quali abbassamento del punto di scarico, bagnatura del cumulo (non usando acqua di mare), etc”. Secondo il riesame AIA dell’ottobre 2012, la prescrizione andava attuata entro lo scorso gennaio. A fronte di ciò, che senso ha mandare ogni tre mesi i tecnici di ISPRA ed ARPA sugli sporgenti del porto usati dall’Ilva per annotare un qualcosa di scontato?
Altro, “drammatico”, esempio. Viene segnalata per la terza volta di fila, la mancata attuazione della prescrizione n. 6, la chiusura dei nastri trasportatori, che “rimangono non allineati i tempi di ultimazione rispetto al crono programma allegato alla richiesta di modifica non sostanziale”. In pratica l’Ilva, dopo aver chiesto ed ottenuto una corposa proroga sulla tempistica prevista (l’accoglimento dell’istanza di modifica non sostanziale con nota ILVA DIR 257 del 17/12/2012 da parte della Commissione IPPC ha previsto che i 90 km di nastri che andavano coperti entro gennaio scorso fosse posticipata ad ottobre 2015), non sta rispettando lo stesso i tempi previsti. Infatti, nel piano di lavoro dei tre esperti, a tal proposito si legge che “il termine fissato dal Gestore per il completamento dell’intervento era indicato ad ottobre 2015”. Era, appunto.
Allo stato attuale, l’intervento è in corso di esecuzione (avanzamento pari al 20% circa della lunghezza complessiva dei nastri). I tempi per la realizzazione della copertura dei nastri (sulla percentuale della lunghezza totale)? 35% entro marzo 2014; 55% entro dicembre 2014; 75% entro settembre 2015; 100% entro giugno 2016. Se tutto va bene. E pensare che nel “Rapporto Ambiente e Sicurezza” Ilva del 2011, i nastri trasportatori figuravano tra le opere già effettuare dall’azienda il cui costo rientrava nel famoso miliardo investito dal gruppo Riva dal ’95 al 2012 per “l’ambientalizzazione” del siderurgico.
Terzo esempio. Si segnala la mancata trasmissione, nonostante la diffida precedente, del progetto della chiusura edifici dei materiali polverulenti, “mentre Ilva attende che si pronunci il comitato di esperti”, previsto dalla prescrizione n. 4. Il maggio scorso è stata inoltrata l’ennesima istanza, accolta ancora una volta dalla Commissione IPPC, di modifica non sostanziale alla prescrizione. Sono previsti 5 nuovi fabbricati, in diverse aree; sono state effettuate le indagini geotecniche e la progettazione degli interventi di copertura per 2 aree. I lavori dovrebbero partire entro fine anno e terminare entro il 2015 (in origine dovevano essere conclusi già a gennaio).
Allorché, il dubbio sorge legittimo e spontaneo: in che modo è stata riesaminata l’AIA concessa all’Ilva nell’agosto del 2011? Che lavoro è stato effettuato dalla commissione IPPC a cui si affidò l’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini? Nell’Ilva sono mai entrati? Se sì, vuol dire che il tutto è stata soltanto l’ennesima colossale presa in giro per Taranto. Visto che la tempistica per l’attuazione di tantissime prescrizioni era pressoché impossibile nei tempi previsti, anche a fronte dell’azienda più volitiva di questo mondo.
Inoltre, sono state accertate anche violazioni sul piano gestionale. Il “superamento dei 25 grammi per tonnellata di coke nelle emissioni del particolato dalle torri di spegnimento; la procedura RAMS per eliminare lo slopping applicata soltanto al convertitore 3 dell’acciaieria 2 (già a giugno fu segnalato il fatto che il sistema fosse incompleto); assenza di pavimentazione con asfalto o cemento dell’area IRF (recupero ferro) di gestione scorie; mancata adozione di misure per eliminare le emissioni diffuse polverulente durante lo scarico del dumper; mancata adozione di pratiche idonee alla gestione delle acque per il raffreddamento e inumidimento dei cumuli di scorie in area IRF; mancata distinzione delle aree adibite allo stoccaggio dei sottoprodotti da quelle utilizzate per il deposito dei rifiuti; raffreddamento e trattamento delle paiole in aree non destinate a queste operazioni; omesse comunicazioni all’autorità competente della non conformità ai limiti di emissione del particolato”. A fronte di ciò ISPRA ha chiesto (a chi?) l’emissione di nuove diffide. Voi ve li vedete Bondi e Ronchi che si auto diffidano? Siamo davvero alle comiche. A quando quelle finali?
 Gianmario Leone (TarantoOggi, 24.10.2013)
SCARICA IL DOCUMENTO: diffida
N.B. L’ìndividuazione di questo file, nel sito del ministero dell’Ambiente, si è rivelata una vera e propria caccia al tesoro. Ciò che sfugge ai funzionari del ministero è che la ricerca di documenti così importanti dovrebbe essere facile e intuitiva per tutti,  anche per i cittadini comuni, non solo per gli addetti ai lavori e per qualche giornalista che si ostina nella ricerca. E ora c’è solo da sperare che qualcuno recepisca il messaggio. (A. Congedo)

AIA, Anzà, BAT, CROMO ESAVALENTE VI, ILVA, Italcementi decreto 693 luglio 2008, Mercurio benzopirene, Ossidi di Zolfo, PETCOKE, PRESCRIZIONI, Sansone, SORBELLO, Taranto, TOLOMEO, TUMORI, 
  ISOLA PULITA ITALCEMENTI Decadenza, per inosservanza prescrizioni,  decreto 693 18 luglio 2008

lunedì 14 ottobre 2013

▶ ACQUE BIANCHE ACQUE NERE ACQUE DI FOGNA UN MINESTRONE DIRETTAMENTE IN MARE A ISOLA DELLE FEMMINE - Video Dailymotion

▶ ACQUE BIANCHE ACQUE NERE ACQUE DI FOGNA UN MINESTRONE DIRETTAMENTE IN MARE A ISOLA DELLE FEMMINE - Video Dailymotion
▶ ACQUE BIANCHE ACQUE NERE ACQUE DI FOGNA UN MINESTRONE DIRETTAMENTE IN MARE A ISOLA DELLE FEMMINE - Video Dailymotion


Gestioni e manutenzioni ordinarie:

·        Manutenzione fognature e pulizia caditoie
Anche il servizio di  manutenzione  delle  fognature  risulta  essere stata  affidata  ad  una  ditta  che  presenta  gravi   elementi   di controindicazione: si tratta  della  ditta  “Omissis.”,  con  sede  a Palermo in via “Omissis”, (societa’ in nome collettivo con  qualifica di impresa artigiana, costituita l’11 febbraio1991, nella quale socio amministratore e’ “Omissis”, mentre “Ornissis” e’ socio). Tale  ditta risulta collegata con altra impresa operante nello stesso settore  di attivita’, la “Omissis” di “Omissis”,  con  sede  a  Palermo  in  via “Omissis”, (societa’ in nome  collettivo  con  qualifica  di  impresa artigiana costituita il  2  settembre  1987,  nella  quale  “Omissis” risulta socio amministratore e responsabile tecnico, mentre “Omissis” e’ socio di societa’ in nome collettivo).
Giova rappresentare  che  “Omissis”,  amministratore  della  societa’ “Omissis”  e’  figlio  di  “Omissis”,  personaggio  noto  alle  forze dell’ordine  in  quanto,  unitamente  ai   suoi   fratelli   Ornissis (cl.”Omissis”) e “Omissis” (cl.”Omissis”), e’  risultato  aderente  a Cosa nostra attraverso le cosche di Partanna Mondello e San  Lorenzo.  L’attivita’ prevalente dei suddetti fratelli “Omissis” e’ l’edilizia.  A carico  del  “Omissis”  (cI.  “Omissis”,  nel  tempo,  sono  emersi elementi tali che ne hanno evidenziato il  carattere  di  persona  di pessima condotta e spiccata  propensione  a  delinquere,  che  Io  ha portato ad accumulare numerosi pregiudizi penali; in  particolare  il 19 luglio 2002, la Corte di Appello di Palermo lo  ha  condannato  ad anni 4 e mesi 8 di reclusione per associazione di tipo mafioso, reato commesso a Palermo dal settembre 1982 al 19 luglio 2002.  I  tre  fratelli  “Omissis”,  e  in  particolare   “Omissis”,   hanno partecipato a iniziative di costruzioni edili unitamente  ad  “uomini d’onore” con scambio  ripetuto  di  favori  e,  addirittura,  con  il favoreggiamento alla latitanza di mafiosi  di  primissimo  piano.  La famiglia “Omissis”  (“Omissis”,  “Omissis”  e  “Omissis”)  ha  subito diverse ordinanze di sequestro beni, provvedimenti che hanno  indotto i  fratelli  a  introdurre  nelle  loro  attivita’  anche  i  diretti familiari (moglie e figli); cosi’  come  risulta  per  la  “Omissis”, intestata al figlio “Ornissis” e alla moglie di questo, “Omissis”.

 

Piu’ recentemente, “Omissis” era stato sottoposto  alla  Sorveglianza

 

Speciale di PS sino all’il luglio 2009 e alla liberta’ vigilata  sinoal 02 aprile 2012, mentre “Omissis” (cl.”Omissis”), risulta segnalato all’A.G. nel 1995 per inquinamento delle acque (d.lgs. 152/99 art. 58 c.4) e annovera una condanna a giorni 20 di  reclusione  e  a  774,69 euro di multa per falsita’ ideologica commessa dal  privato  in  atto pubblico.
Per quanto riguarda la “Omissis” si rileva che il titolare, “Omissis” e’  coniugato  con  l’amministratore  dell’azienda  “Omissis.   Dagli accertamenti e’  emerso  che  “Omissis”  e’  figlio  di  “Omissis”  e “Omissis”, quest’ultima, deceduta nel 1998,  sorella  dei  piu’  noti “Omissis”di cui  si  e’  detto.  Anche  questa  ditta,  pertanto,  si presenta inserita all’interno della famiglia “Omissis”ed e’ a  questa strettamente collegata. La sede legale e operativa della  “Omissis”e’ sita a Palermo in via “Omissis”, presso  un  immobile  costruito  dai fratelli “Omissis”.
“Omissis”, risulta deferito all’A.C. per  inquinamento  delle  acque, come suo cugino “Omissis” (cl.”Omissis”), mentre la moglie  “Omissis” e’ stata segnalata all’A.C. nel 1996 per violazioni urbanistiche.  I rapporti di natura operativa oltre che parentale, tra le due  ditte “Omissis” e “Omissis”, peraltro, erano emersi circa un  anno  fa  nel corso  di  analogo  accesso  prefettizio   presso   l’amministrazione comunale di Belmonte Mezzagno, anch’essa interessata da infiltrazioni e condizionamenti mafiosi. Infatti dall’esame di quei  fascicoli  era stato  rilevato  che,  a  corredo  di  alcune  fatture  emesse  dalla “Omissis” e annesse alle note dell’U.T.C. di  Belmonte  Mezzagno  per lavori eseguiti, vi erano  delle  fotografie  in  fotocopia  dove  si evidenziava l’utilizzo per gli spurghi  di  autocisterne  recanti  la scritta aziendale intestata “Omissis”.
Orbene, anche per l’amministrazione di Isola delle Femmine cosi’ come era stato per quella di Belmonte Mezzagno, la ditta “Omissis”  si  e’ rivelata essere una vera e propria ‘fiduciaria” dell’ente.
L’esame analitico della documentazione, indicato di seguito, consente di chiarire quanto detto sinora.
Con determinazione n. 146 del 21.12.2007,  il  responsabile  del  III settore arch.  “Omissis”  decide  di  ricorrere  all’affidamento  del servizio tramite  gara  informale  a  trattativa  privata,  ai  sensi dell’art. 24 della I.r. 7/03, invitando dieci ditte specializzate nel settore.  Per  l’esigenza  viene  impegnata  la   somma   di   14.000 (quattordicimila)  euro.  All’invito   rispondono   solo   le   ditte “Omissis”, “Omissis” ed “Omissis” di “Omissis” che  si  aggiudica  la gara con un ribasso del  20%,  mentre  le  altre  due  ditte  avevano offerto rispettivamente un ribasso del 17,1% e dell’1%.  Dunque,  con determinazione n. 40  datata  13.03.2008,  il  responsabile  del  III settore arch. “Omissis” affida alla ditta “Omissis” gli interventi di spurgo  alla  condotta  fognaria  comunale  e  pulizia  di   caditoie stradali, griglie e vasche di raccolta.

Il 17 novembre 2008, la ditta “Omissis” comunica al Comune  di  Isola delle Femmine di rinunciare all’incarico, in  quanto  impossibilitata “ad  effettuare  il  servizio   poiche’...sprovvisti   di   personale specializzato a scendere presso le vasche”. Le fatture  emesse  dalla ditta per gli interventi eseguiti, dell’importo di 446 euro,  vengono liquidate e successivamente l’incarico viene revocato.
Con determinazione n. 62 datata 22.05.2009 del responsabile  del  III settore  arch.  “Omissis”,  viene  affidato  l’incarico  aI   secondo aggiudicatario, cioe’ alla ditta “Omissis” s.n.c. con sede a  Palermo in   via    “Omissis”,    per    un    importo    pari    a    11.606 (undicimilaseicentosei) euro.

Inoltre, dall’esame della documentazione e’ emerso che  la  “Omissis” e’ una ditta di fiducia del Comune di Isola delle  Femmine  gia’  dal 2006, quando l’attuale Sindaco “Omissis” era al  suo  primo  mandato.
Infatti:
·        il 6.12.2006, il Sindaco “Omissis” con ordinanza sindacale n. 66 dispone  un  intervento  straordinario  di’   pulizia   della   vasca denominata “labirinto” dell’impianto di  pretrattamento,  incaricandodirettamente la ditta “Omissis” “che gode  della  fiducia  di  questo Comune, in quanto piu’ volte interpellata per problemi  analoghi,  la quale  si  e’  resa  immediatamente  disponibile”   (cfr.   ordinanza sindacale n. 66 del 04.12.2006 in allegato). Il responsabile del  III settore  arch.  “Omissis”,  con  determinazione   n.   14704   datata 06.12.2006, dispone l’intervento della ditta “Omissis”.
·        con determinazione n. 124 del 21.12.2007,  il  responsabile  del III settore arch. “Omissis”, determina di  ricorrere  all’affidamento tramite gara informale a trattativa privata, ai  sensi  dell’art.  24 della I.r. 7/03, invitando dieci ditte specializzate nel settore. Per l’esigenza viene impegnata la  somma  di  16.000  (sedicimila)  euro.  All’invito  rispondono  solo  quattro  ditte:  “Omissis”,  “Omissis”, “Omissis” ed “Omissis”, che offrono rispettivamente  un  ribasso  del 20,1%, dell’i %, del 15% e del 5% sul prezzo a base d’asta di  16.000 euro. Pertanto,  con  determinazione  n.  67  datata  21.06.2007,  il responsabile del  III  settore  arch.  “Omissis”  affida  alla  ditta “Omissis” gli interventi di spurgo alla condotta fognaria comunale  e pulizia di caditoie stradali, griglie e vasche di raccolta;
·        negli atti d’ufficio, e’ presente documentazione attestante  gli interventi svolti dalla ditta “Omissis”, sino al mese di marzo 2012.  Dunque, l’amministrazione comunale guidata dal Sindaco “Omissis”, nel corso dei due mandati elettivi, in maniera pressoche’ continua (fatta eccezione per una breve parentesi in cui il servizio era stato svolto dalla ditta “Omissis”) si’ e’ avvalsa della  ditta  “Omissis”  per  i lavori di pulizia  delle  caditoie  e  di  trasporto  dei  fanghi  da smaltire.

Tratto da Relazione allegata al decreto di Scioglimento del Consiglio Comunale di Isola delle Femmine Gazzetta Ufficiale  279 29 novembre 2012  a pag 27 28 29



MAFIA: PALERMO, SEQUESTRATI BENI FAMIGLIA PARTANNA-MONDELLO
Palermo, 4 nov 1999 (Adnkronos)- Nuova operazione antimafia della polizia di Palermo. Nell'ambito delle indagini patrimoniali relative alla famiglia mafiosa di Partanna - Mondello, il tribunale di Palermo ha infatti disposto ulteriori operazioni di sequestro di beni riconducibili al gruppo imprenditoriale facente capo ai Caravello. I fratelli Gaspare e Domenico Caravello, inseriti organicamente nella struttura economica mafiosa, hanno garantito per anni il riciclaggio dei proventi illeciti grazie al paravento loro offerto dalle imprese edili. Le societa', infatti hanno consentito fruttuosi investimenti alla famiglia di Partanna - Mondello. I Caravello, legati a Cosa Nostra da ''affari'' sin dal tempo di Rosario Riccobono, sono sopravvissuti ai cambiamenti al vertice, da Micalizzi a Gambino, da Cusimano a Salvatore Biondino. Hanno dominato il settore delle costruzioni nel periodo delle speculazioni edilizie nella zona di San Lorenzo Colli, uno dei settori piu' lucrosi dell'economia palermitana. garantendo altresi' la crescita anche delle imprese direttamente collegate ed appartenenti ad esponenti di spicco dell'organizzazione criminale.
L'impero immobiliare, gia' a suo tempo posto sotto sequestro, stimato in decine di miliardi, riconducibile ai fratelli Caravello (terreni edificabili nella zona di Partanna-Mondello-Valdesi, appezzamenti di terreno per decine di ettari, ville appartamenti, sei societa' affermate nel settore dell'edilizia, 33 depositi bancari), e' stato incrementato, con gli odierni provvedimenti, di ulteriori sequestri. Infatti, le misure disposte dal Tribunale di Palermo hanno condotto a sequestro di beni immobili per un valore di 8 miliardi circa

 

 

AMATO S.E.L.E.S.F.I. SELESPURGHI snc

34, v. Cagni - 90146 Palermo (PA)
tel: 091 6717416 - fax: 091 7791904

Categoria: Fognature

Report di S.E.L.E.S.F.I. - SELESPURGHI S.N.C. DI GRECO MARIA RITA E AMATO GIUSEPPE SALVATORE


OCEANIA  RESTAURI S.r.l.


Un tesoro in ostaggio


L’epopea di Villa Pantelleria 

Palermo. Della storia di questa villa settecentesca se ne sono occupati perfino Canale 5 con un servizio di Striscia la Notizia, così come Rai3 attraverso la trasmissione Report che ne hanno mostrato lo scempio subìto.  Vandali che, senza alcun ritegno, hanno trafugato tutto il possibile da questa casa, arrivando perfino a scardinare marmi e piastrelle. Sul sito del Comune di Palermo, nel bel mezzo della lista dei beni confiscati alle mafie, spunta proprio  “Villa Pantelleria” con tanto di nominativo del proprietario originario: “Domenico Caravello”, ubicazione: “Contrada San Lorenzo, con accesso dal Vicolo Pantelleria n. 10” e soprattutto con la dicitura che indica a chi è stata assegnata: “Destinata alle Associazioni intitolate ai Magistrati uccisi Costa e Terranova a Pio La Torre e al Centro Impastato”. Se prendiamo il nome del proprietario originario, Domenico Caravello, e facciamo una ricerca abbastanza generica ci accorgiamo che nel 1999 a lui e a suo fratello Gaspare (entrambi imprenditori, indicati come appartenenti alla cosca del mandamento di Partanna-Mondello), venivano sequestrati beni per otto miliardi di vecchie lire. Nel 2001, in uno dei processi nati dall’indagine su Cosa Nostra nel mandamento di San Lorenzo, il Tribunale di Palermo condannava 9 persone per associazione mafiosa ed estorsione. La pena più alta, 10 anni, veniva comminata a Diego Di Trapani, considerato capomandamento della zona; fra queste 9 persone c’erano anche Domenico e Gaspare Caravello, accusati fra l’altro anche di riciclaggio e condannati a 6 anni di detenzione. La storia di Villa Pantelleria parte da molto lontano, inizia nel 1734, quando Francesco Requenses, principe di Pantelleria, fa erigere questa maestosa villa su di un terreno che diventerà un parco immenso. Estintasi la famiglia Requesens, Villa Pantelleria passa ai Naselli d’Aragona e quindi ai Burgio; alla fine dell’800 viene acquistata dai Naselli Flores. In seguito gli stessi Naselli Flores, per un canone simbolico, cedono la villa al noto jazzista palermitano Claudio Lo Cascio il quale, dal 1977 al 1990, ne fa la sede del “Centro Django Reinhardt” un centro culturale interdisciplinare. Nel 1990 arrivano i fratelli Caravello e in quattro e quattrotto si comprano Villa Pantelleria. Pochi anni e interviene la magistratura. Nel 1995 la villa viene sequestrata, nel 2001, con la confisca, passa al Demanio che la valuta per due milioni di euro. Nel 2003 con la confisca definitiva la villa passa al Comune di Palermo. Si parla addirittura di un buco di 2 miliardi (di vecchie lire) di ipoteca lasciati in “eredità” dai Caravello. Buona parte del parco viene a poco a poco lottizzato e la casena trascurata fino a diventare “terra di nessuno” con le conseguenti razzie che la spogliano di ogni suo bene. Ed è sempre a Palermo che due anni dopo, in piena amministrazione Cammarata (FI), durante una conferenza stampa indetta dal Comune, la vicenda di Villa Pantelleria torna alla ribalta. “Il restauro dell’immobile è stato inserito nel Piano triennale delle Opere pubbliche – recita un passaggio del comunicato –  con un progetto predisposto dal settore Centro storico del Comune, che prevede un finanziamento di circa 10 milioni di euro. È destinato a diventare sede della Biblioteca della legalità della Città di Palermo”.  10 milioni di euro che ovviamente gli effettivi destinatari della villa (Centro Pio La Torre, Centro Impastato, Fondazione Costa e Fondazione Terranova) non possono assolutamente anticipare per far fronte ai lavori di restauro. Con tutte le relative polemiche che ne conseguono. Dal mese di luglio del 2005, il sindaco di Palermo decide di assegnare per sei anni i giardini della villa all’associazione “Teatro della libertà”, guidata da Lollo Franco che da otto anni lavora con detenuti ed ex detenuti del carcere Pagliarelli. A tuttoggi i destinatari della villa continuano ad aspettare la realizzazione del progetto della “Biblioteca della legalità”. I lavori di restauro appaiono irrimediabilmente lunghi, dei fondi destinati ad esso non se ne parla più. Il rischio che un’attesa estenuante si trasformi in un nulla di fatto non è poi così remota e non fa presagire nulla di buono. 
L.B.

·        Sequestro di beni miliardario per due fratelli in odor di mafia