martedì 19 luglio 2011
I segreti privilegi della casta di Montecitorio
Spider Truman
Dopo il precario su Facebook, tutto il web controlla i politici.
di Fabio Chiusi
I fenomeno del momento si chiama Spidertruman, ma per la 'Casta' la Rete rappresenta già da un pezzo una possibile spina nel fianco. Soprattutto fuori dai confini nazionali, ma anche in Italia. La manovra che ha rinviato il taglio dei costi della politica ma previsto da subito una serie di salassi per i cittadini, dalla sanità ai bolli su auto e deposito titoli; lo sfarzo, a suon di yacht, Ferrari e gioielli, accoppiato al malaffare nei casi di Alfonso Papa e Marco Milanese; le voci di nuovi nomi eccellenti in scandali di corruzione che hanno fatto parlare di un ritorno al clima di Tangentopoli. È tutto materiale incandescente per l'indignazione dei cittadini. Che in Rete hanno dato un segnale inequivocabile di insofferenza, iscrivendosi in massa alla pagina Facebook 'I segreti della casta di Montecitorio': oltre 200 mila utenti in poche ore. LE DENUNCE DI SPIDERTRUMAN. Ad aprirla, il fantomatico precario licenziato dopo 15 anni di lavoro nel Palazzo sotto il nome di battaglia Spidertruman. Che ha denunciato in Rete i trucchi per avere scorta e auto blu, i furti fasulli di pc (tanto c'è il rimborso dell'assicurazione), le assunzioni dei dipendenti del barbiere della Camera, tutti con lo stesso accento, e le tariffe iper-scontate per i telefonini.
Niente di nuovo, finora, e a volte la documentazione è scarsa, le denunce generiche. Ma è stato più che sufficiente per raccogliere la rabbia dei cittadini. Non di tutti, a dire il vero. In molti hanno iniziato a interrogarsi sulla genuinità del progetto del precario, sottolineando lo spuntare di pagine clonate e della pubblicità sul suo blog. E chiedendosi, più in generale, se non si tratti di una bufala messa in piedi per raccogliere notorietà, soldi o perfino ipotizzando la mano dei partiti vicini al movimentismo digitale. MA NON È ASSANGE. Da più parti si è poi letto un azzardato paragone tra Spidertruman e Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks, il sito che diffonde i segreti dei potenti ottenuti da fonti anonime. Ma il parallelo non regge, dato che Assange pubblica solamente denunce basate su documenti della cui autenticità è responsabile e, tra l'altro, con nome e cognome. Eppure l'idea di utilizzare internet per portare una ventata di trasparenza nei conti della politica, per prevenirne i vizi, non è nuova.
I Radicali, per esempio, conducono questa battaglia da molti anni, ma dal 2008 anche e soprattutto tramite il digitale. Qui la collaborazione si è estesa ad associazioni come AgoràDigitale, Valigia Blu e OpenPolis. Tra le iniziative, l'istituzione di una «anagrafe degli eletti» dove pubblicare online le dichiarazioni patrimoniali personali dei parlamentari. Dato che la legislazione attuale prevede che ciò debba avvenire su base volontaria, si devono contare le adesioni. Al momento, la percentuale non è esaltante: il 12,7%, cioè 120 parlamentari su 945. Un po' poco, soprattutto considerando la vastità dei buoni propositi. Tra loro, in ogni caso, due ministri, Renato Brunetta e Franco Frattini. Solamente tre i leghisti: i deputati Angelo Alessandri, Nunziante Consiglio e Franco Gidoni. IL RUOLO DELLE AMMINISTRAZIONI LOCALI. Nell'anagrafe, a cui hanno aderito anche diverse amministrazioni locali (tra cui Roma e Napoli, per esempio), anche i dati riguardanti le nomine in società interamente pubbliche o partecipate, gli incarichi elettivi ricoperti nel tempo, le dichiarazioni da parte dell'eletto dei finanziamenti ricevuti, dei doni e dei benefici, i loro comportamenti in Aula. Molto resta da fare, tuttavia. E basta spendere qualche minuto su Data.gov.uk per convincersene. Il sito raccoglie infatti tutte le informazioni, liberamente accessibili, su «chi fa cosa» in parlamento, «come sono spesi i nostri soldi», «chi incontrano i ministri», e i contratti governativi. Servono informazioni sulla propria città? Basta inserire il codice postale nel motore di ricerca e il gioco è fatto.
In Italia non esiste un sito istituzionale dedicato all'Open government, cioè alla trasparenza sugli atti e i comportamenti della classe dirigente. Esiste, tuttavia, il progetto «Parlamento WikiLeaks», o «RadicaLeaks», dove il partito Radicale ha pubblicato, a partire dal 2010, i contratti digitalizzati delle collaborazioni e consulenze a Camera e Senato tenuti segreti per 60 anni. L'INVITO AI CITTADINI. Al rilascio dei documenti il segretario, Mario Staderini, spronava i comuni cittadini: «Sotto con la caccia alla Casta, scopri l'impiccio che c'è dietro!». Un invito, questo sì, in perfetto stile WikiLeaks, soprattutto prima maniera. Quando, cioè, il sito pubblicava documenti grezzi invitando i netizen a scavare al loro interno. Oggi, lo sappiamo, il lavoro di autenticazione spetta al team dell'organizzazione e ai giornalisti di diverse testate 'tradizionali' in tutto il mondo. Assange ha dovuto dunque correggere il tiro. E anche per i Radicali sono stati principalmente i giornalisti a sviscerare i contenuti dei documenti. GLI SPRECHI SU IPHONE. Da maggio 2011 è scaricabile, su iPhone, un'applicazione chiamata «CameraLeaks». Il bersaglio, come scrive la schermata di benvenuto, è la «Camera delle spese». Al suo interno sono reperibili informazioni sulle indennità parlamentari e di alcuni dipendenti dei due rami del Parlamento. Ma anche una intera sezione dedicata appositamente ai «campioni degli sprechi»: auto blu, costi della politica, confronti con la situazione nel resto d'Europa e del mondo. I download sono stati 4 mila in tre giorni. Niente di paragonabile con il putiferio scatenato da Spidertruman. Eppure, un ennesimo segnale di attenzione al tema da parte del pubblico. Che forse attende la rivelazione di un solo, ultimo segreto: con quale faccia la 'Casta' continui a imporre sacrifici agli elettori, senza imporne a se stessa.
Lunedì, 18 Luglio 2011
Non solo per loro: come far viaggiare gratis anche amici e parenti.
Più di un milione di persone a libro paga della Politica Spa
(18 luglio 2011)
INCATTIVITI DAI PRIVILEGI DELLA CASTA
di Michele Brambilla "La Stampa"
Due fatti curiosi hanno dominato - in mancanza di meglio - il dibattito politico domenicale. Il primo è, anzi sono, le rivelazioni che un anonimo ex dipendente di Montecitorio ha pubblicato su Facebook. Per vendicarsi del licenziamento dopo quindici anni di contratti da precario, ha messo in piazza, ossia in rete, le furbate, gli imbroglietti, i trucchi meschini con cui i parlamentari si arrotondano lo stipendio, aggirano le code, gratificano gli amici e le amiche e così via. Il secondo è l’eco dell’intervista che il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni ha concesso al Tg3 sabato sera, quando ha parlato di sacrifici e di necessità - da parte della politica - di dare «un segnale forte». Parole sacrosante, ma rese un po’ meno sacrosante dall’essere state pronunciate in diretta da Porto Cervo, dove l’abbronzatissimo governatore si mostrava agli italiani (freschi della legnata della manovra) attorniato da una piccola flotta di yacht. Vedendolo così, la giornalista che l’intervistava non ha potuto trattenersi dal salutarlo con un «buone vacanze». Chiariamo subito che la demagogia non ci piace. Un politico ha il diritto di andare in vacanza. Quanto alle rivelazioni su Facebook, si potrebbe dire che la parola di un anonimo vale quello che vale, cioè zero (e infatti c’è già chi ipotizza che si tratti di una bufala); e che in quei piccoli espedienti - dall’uso della raccomandazione ad altre furbizie siamo maestri noi tutti, e non solo i politici. Ma la vera notizia non sta né nelle vacanze di Formigoni né nello scempio denunciato dal precario licenziato. La vera notizia sta nella reazione che i due episodi hanno scatenato. L’anonimo di Facebook ha raggiunto in poche ore più di centomila «fan»; e, sempre sulla rete, s’è scaricato subito un diluvio di critiche, quando non di insulti, nei confronti del governatore che da Porto Cervo chiede sobrietà ai politici. E’ il segno di un’insofferenza, quando non di un rancore, crescente. Gli italiani percepiscono sempre più i politici come - per usare la solita logora parola - una «casta» che si fa gli affari suoi, e che se li fa con impunità e senza vergogna. Ci sono certamente esagerazioni, in tanta rabbia che monta; così come ce ne sono sempre quando si generalizza. Tuttavia è impressionante vedere come i politici non sappiano comunicare altra immagine di sé. La discussione di questi giorni sull’autorizzazione all’arresto di Papa ne è un esempio, con Bossi che fiuta l’aria e dice sì all’arresto, salvo poi innescare la solita retromarcia. E ancora: il mancato taglio ai propri compensi e privilegi durante la manovra - denunciato anche dai giornali filogovernativi - è un altro pessimo segnale di distacco da quel che cova nel Paese. Sono storie vecchie, già lette e sentite da anni. Non a caso, ogni volta che dobbiamo citare qualche esempio di politico specchiato e gentiluomo, ci tocca aprire i libri di storia: Einaudi, Nenni, De Gasperi. Il più vicino ai nostri giorni è Pertini, che era nato non uno ma due secoli fa. Però questa volta fa specie un particolare. Questa classe politica che oggi la gente percepisce come una «casta» da mandare a casa al più presto, non è altro che l’espressione di quella «antipolitica» che al tempo di Mani Pulite aveva spazzato via un’altra casta: quella dei partiti. Si disse che finalmente nel Palazzo sarebbero entrati uomini e donne che venivano non da intrallazzi di corrente, ma da aziende, uffici, insomma dal mondo del lavoro. Gente concreta, che conosceva i problemi di tutti i giorni. Di uomini e donne di questo tipo era formata la prima leva di partiti come Forza Italia e la Lega, vale a dire l’ossatura dell’attuale governo. Ora ci tocca rivedere contro questa nuova classe politica la stessa furia che abbatté la vecchia. Rispetto ad allora, non volano più le monetine solo perché nel frattempo hanno inventato il web. Ma c’è poco da stare tranquilli perché, sempre rispetto ad allora, c’è anche una crisi economica che ha aumentato, e non di poco, la disparità tra i vertici e la base. Siamo a un nuovo redde rationem? Chissà. Certo è che sono passati vent’anni da quando i politici di oggi sostituirono, quasi per acclamazione, quelli della Prima Repubblica. E vent’anni sono più o meno il periodo che di solito occorre agli italiani per cambiare idea e passare da piazza Venezia a piazzale Loreto. Provenienza della notizia
La Casta? Puoi riformarla in tre mosse
Ci voleva un anonimo per rendere fashion la caccia alla casta. SpiderTruman apre un profilo facebook sui segreti di Montecitorio e in poche ore diventa la prima notizia dei principali siti online, con i “mi piace” che a quel punto sfondano i 200 mila e straripano sui giornali cartacei. E ora? Mentre tutti vanno a rimorchio nel far crescere l’indignazione proviamo a farne una occasione per cambiare le cose.
Non mi dilungo ora sul chi è e sul perché tutti i media in questo momento spingono quello che per anni hanno trattato come una questione marginale, roba da un articolo ogni tanto. Se uno scandalo non si traduce in riforma perde la sua carica rivoluzionaria.
Dunque, il 16 marzo 2011 in un post su questo blog avevo aperto la caccia alla casta grazie all’iniziativa Parlamento Wikileaks, ovvero la pubblicazione per la prima volta nella storia della Repubblica di tutte le spese di Camera e Senato, compreso il testo dei contratti di consulenze e servizi. La pubblicazione è Open Data, ovvero in formato aperto e rielaborabile. Basta saper lavorare con excel per tirare fuori vere e proprie notizie bomba.
Ne è uscito fuori di tutto, dagli scandali degli affitti dei palazzi della politica all’assistenza sanitaria, dagli appalti alle ditte amiche alle spese folli per le autoblu e la ristorazione. Persino una applicazione per IPhone, CameraLeaks, che due fratelli hanno realizzato grazie ai dati che abbiamo reso pubblici. Oggi in rete si parla di manifestazioni, raccolta firme, presidi, rivolte. Per evitare di rimanere tutti degli ultras da tastiera, provo a fare alcune proposte facili facili.
Primo: costringiamoli a pubblicare online i dati patrimoniali dei parlamentari (dichiarazione dei redditi, proprietà immobiliari, partecipazioni azionarie in società, nomine in consigli di amministrazione loro e dei familiari). Tanto per capirci, se Scajola avesse dovuto pubblicare l’acquisto della sua nuova casa del Colosseo, qualche cittadino gli avrebbe fatto notare subito che il prezzo era troppo basso… Sapere poi se chi vota per il nucleare o per gli armamenti ha azioni in società che ci guadagnerebbero non sarebbe poca cosa.
Il 7 luglio del 2009 i parlamentari Radicali riuscirono a far approvare alla Camera una mozione che impegnava a fare tutto questo. Se la sono cavata con la discrezionalità: cioè solo chi vuole pubblicherà i dati. Sapete quanti lo hanno fatto? Solo 27 senatori, 90 deputati e 2 ministri!
Cioè 828 parlamentari non lo ritengono importante. Anzi, se ne fregano dei 1.705 cittadini che gli hanno mandato una mail chiedendo di farlo. Ecco i nomi. Se diventassero 100 mila le mail non credo reggerebbero la pressione… quindi ripartiamo da qui, campagna di mail bombing subito.
Secondo: questa anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati (si anche tutti quelli nominati dalla politica a capo delle aziende pubbliche, che spesso li ritroviamo contemporaneamente in varie società e nelle inchieste della magistratura, pensate al recente caso Milanese) vale anche per Regioni, Province e Comuni.
Una nostra campagna che va avanti da tre anni con delibere di iniziative popolari ha fatto si che fossero approvate in città importanti come Roma, Torino, Napoli, in regioni come Puglia, Campania, Basilicata e tante altre realtà locali. Sono però molti gli enti locali che se ne fragano, e alcuni di quelli che l’hanno approvata ancora non gli danno attuazione. E allora sotto, qui trovate l’elenco di chi è in regola e gli schemi di delibere popolari da presentare per il vostro Comune o Regione.
Terzo: abolire del tutto il finanziamento pubblico dei partiti. È la vera rivoluzione, perché cambierebbe il modo di fare politica, ed infatti non troverete neanche Antonio Di Pietro a sostenerla. Oggi cinque, sei partiti si rubano 500 milioni di euro ogni legislatura e in questo modo si garantiscono l’esistenza dei propri apparati senza dover rendere conto agli iscritti. Nel 1993 proponemmo un referendum che fu plebiscitato dal popolo italiano, salvo poi essere riproposto con la truffa dei rimborsi elettorali. È ora di tornare alla carica. la notizia arriva da
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