Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”







Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..





“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “





Pino Ciampolillo

mercoledì 13 ottobre 2010

Ci Chiami "Zoccole"


Deputate di diversi schieramenti contro 'Il Giornale': "Ci chiami 'zoccole', fa prima"
Sesa Amici, Susanna Cenni, Anna Paola Concia, Alessandra Mussolini, Flavia Perina, Pina Picierno, Catia Polidori, Barbara Pollastrini, Livia Turco si chierano contro il maschilismo di Feltri

Le ‘donne’ di Feltri.. – fonte immagine

Roma, 13 ottobre 2010 – Nove deputate, di maggioranza e opposizione, hanno duramente criticato l’editoriale di Vittorio Feltri contro la direttrice dell’Unità Concita De Gregorio, pubblicato oggi dal Giornale. “Dopo Veronica ‘velina ingrata’, la Marcegaglia ‘isterica che ha rotto i coglioni’ ora tocca a Concita De Gregorio, ‘mamma dei cretini sempre incintà, passare sotto le forche caudine de ‘Il Giornale’ che le consiglia di ‘prendere la pillola o abortirè”, si legge in una nota firmata da Sesa Amici, Susanna Cenni, Anna Paola Concia, Alessandra Mussolini, Flavia Perina, Pina Picierno, Catia Polidori, Barbara Pollastrini, Livia Turco.
Chi sarà la prossima?”, si chiedono, “e quale la prossima elegante metafora per sanzionare chi è giudicata non allineata? Consigliamo di usare direttamente la parola ‘zoccola’: è rapida, la capiscono tutti, evita di sforzarsi le meningi e rappresenta al massimo la carica maschilista di certi modi di essere”.

È firmata Feltri l’offesa più grave de Il Giornale
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Se non si trattasse di Vittorio Feltri, che può anche fare di meglio, diremmo che è il livello più basso mai raggiunto dal giornalismo italiano. Ecco come si conclude l’odierno editoriale de Il Giornale: “Solamente un cretino poteva immaginare che in quattro mesi la nostra direzione fosse in grado di assorbire 22 milioni e rotti di disavanzo. A proposito, siccome si dice che la mamma dei cretini è sempre incinta, aggiungeremmo che sarebbe ora che prendesse la pillola (e in certi casi estremi è ammesso persino l’aborto)”. Accanto, un’enorme fotografia del direttore de l’Unità Concita De Gregorio.

O pillola o aborto, dunque. Questo alla fine di un editoriale intitolato “la signora in rosso” – ancora una volta il direttore de l’Unità – nel quale Vittorio Feltri si mostra molto risentito per la nostra copertina di ieri. E, mentre tenta di confutarlo, conferma il titolo che sintetizzava la condizione sua e di Alessandro Sallusti: “Mantenuti”.

Mantenuti per la precisione dal presidente del Consiglio che, per l’interposta persona del fratello, è il proprietario di fatto de Il Giornale. Feltri riconosce lo spaventoso deficit (22 milioni nell’agosto dello scorso anno, scesi a 17 alla chiusura dell’esercizio del 2009). E tenta di far passare la riduzione del deficit come un attivo di bilancio. Questo “attivo”, a quanto pare, andrà avanti fino al 2011, con un bel rosso di sette milioni di euro. Cifra allarmante per qualunque giornale, non evidentemente per Il Giornale che gode di una solidissima rete. Quella rappresentata appunto dalla famiglia Berlusconi che lo mantiene assieme ai suoi dirigenti.

Questa la premessa alla chiosa dell’editoriale: la madre dei cretini, la pillola, l’aborto. Dove la “madre dei cretini” è quella che ha partorito chi – il direttore de l’Unità – non ha capito la straordinaria opera di risanamento del duo Feltri-Sallusti.

Dire “tua madre avrebbe dovuto abortire” è un insulto che viene declinato in varie lingue e in vari dialetti dell’italiano. Spesso, negli ambienti in cui è in voga, provoca risse sanguinose. Non era ancora accaduto di vederlo utilizzato in una polemica giornalistica. Feltri questa volta ha superato se stesso. Ma, ripetiamo, può fare di meglio. Dove non c’è onore non c’è vergogna.
13 ottobre 2010



Le delicate riflessioni della signora in rosso che dirige "l'Unità" - La signora in rosso
di Feltri Vittorio


La signora in rosso di Vittorio Feltri Concita De Gregorio è la donna del giorno, almeno per noi. Ieri ci ha dedicato nove pagine, più H suo fondo, in cui ha sfogato i suoi livori. La copertina dell' Unità era degna di figurare alla Biennale: una fotografia a tutta pagina di Alessandro Sallusti e mia; c un titolo garbato: «I mantenuti». Si vede che la signora ha ricevuto un'educazione d'alto livello, forse avendo inalato fin da piccola il fumo delle grigliate miste alle kermesse comuniste, laboratori culinari e culturali. D'altronde la differenza antropologica fra i compagni e i disprezzati piccolo-borghesi è stata acclarata da tempo. Ci dobbiamo rassegnare a prendere lezioni di bon ton da chi appartiene all'élite del pensiero progressista, ammesso che esista un pensiero progressista. Di certo esistono i progressisti e la loro capacità di polemizzare con classe va apprezzata. La De Gregorio usa un argomento inoppugnabile per dimostrare che Sal-lusti ed io saremmo dei mantenuti: non solo veniamo stipendiati dalla famiglia Berlusconi (come tutti gli autori Monda-dori e i cineasti Medusa e i televisivi di Mediaset), ma l'intero Giornale, essendo in deficit da alcuni anni, dipende dalle tasche del fratello del premier, costretto ogni 31 dicembre a ripianare i conti in rosso. Semplificando: l'azienda ha un passivo, di conseguenza chi ci lavora non riceve un compenso contrattuale, ma un obolo. 1 direttori, in particolare, vivono di beneficenza. Invece il vertice dell'Unità, dato che il quotidiano ha un bilancio talmente florido da rischiare il falli mento nonostante le provvidenze statali, percepisce emolumenti non si sa da chi, forse dall'editore, Renato Soru, già governatore della Sardegna e uomo di spicco del Partito democratico. Quindi, se ho ben capito, mentre Sallusti e io siamo mantenuti da Paolo Berlusconi, fratello di Silvio, che è un politico importante, Concita De Gregorio, pur essendo pagata da un altro politico importante, sia pure del Pd, non è affatto mantenuta.
È un ragionamento troppo sottile. La direttrice ci dovrà dare delucidazioni in tribunale (civile) dove c'è gente più preparata di noi. Purtroppo siamo giornalisti di provincia e se qualcuno ci definisce mantenuti non siamo contenti, e intentiamo causa. Cos'altro potremmo fare? In attesa del processo, che non sarà breve perché ai democratici piace lungo, cerchiamo di spiegare a Concita e al suo Rinaldo Gianola, bravo giornalista ma debole in matematica, perché 11 Giornale - a differenza dell'Unità - ha risolto i suoi problemi gèstionali. Dopo aver lasciato Libero in ottima salute, Sallusti e io siamo arrivati in via Negri alla fine di agosto dello scorso anno deficit previsto: 22 milioni e rotti. Alla chiusura dell'esercizio 2009 il «buco» si era ridotto a 17 milioni. Significa che, in quattro mesi, coloro che la De Gregorio definisce carinamente mantenuti avevano recuperato 5 milioni. L'esercizio in corso ha segnato ulteriori miglioramenti. Secondo i dati relativi ai primi nove mesi, e secondo le proiezioni (mancano due mesi e mezzo al 31 dicembre), il disavanzo sarà di circa 7 milioni. In pratica, nel giro di 16 mesi, i mantenuti hanno registrato una diminuzione del deficit pari a 15 milioni. Nel 2011 ci toccherà sgobbare per risparmiare altri 7 milioni e infine giungere al pareggio. Come? Facendo un Giornale più snello sia, nella filiazione sia nell'organico, che intendiamo alleggerire di una ventina di persone (su oltre 130) adeguandolo alle nuove necessità. E le nuove necessità del mercato sono note a chiunque del ramo editoriale: portare in edicola un prodotto di facile e rapida lettura, disporre di una redazione libera dalle rigidità burocratiche che paralizzano molti media impostati sulla base di regole superate e antieconomiche. Comprendo che la signora De Gregorio non abbia dimestichezza con le volgarità dei bilanci, cioè coi conti della serva; se però avesse il coraggio, e lo stomaco, di abbassarsi a chiedere un parere a chi conosce i drammi delle imprese editoriali, scoprirà che il risanamento del Giornale in così breve tempo non è opera di mantenuti, ma di giornalisti volenterosi. Solamente un cretino poteva immaginare che in quattro mesi la nostra direzione fosse in grado di assorbire 22 milioni e rotti di disavanzo. A proposito. Siccome si dice che la mamma dei cretini è sempre incinta, aggiungeremmo che sarebbe ora prendesse la pillola (e in certi casi estremi è ammesso perfino l'aborto).

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