Bertolt Brecht  : “Chi non conosce
la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un
delinquente”







Non mi piace
pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da
digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi
perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle
persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..





“ Non c’è niente di più profondo di ciò
che appare in  superficie “





Pino Ciampolillo

mercoledì 28 aprile 2010

La Kupola della politica a Isola delle Femmine



Isola delle Femmine: **Isola delle Femmine Consiglio Comunale Bilancio Previsione 2010 6 maggio 2010

Sicilia Mafiopoli: ** IL CASO GENCHI PELLERITO termovalorizzatori e........


SICILIA RIFIUTI: ** Rifiuti in Sicilia, un dossier anonimo

*Isola delle Femmine Consiglio Comunale Bilancio Previsione 2010 6 maggio 2010

Incredibile!!!!!!!!

il Ns. Sindaco invece di replicare alle accuse a lui rivolte e rasserenare i cittadini portandoli a conoscenza del suo operato, si difende querelando Pino che non fa altro che riportare i fatti.

Mesi e mesi abbiamo letto manifesti per tutto il paese che accusa il Sindaco e la sua Amministrazione di fatti pesanti e sconcertanti.

Mesi e mesi attendiamo una risposta. Nulla.

Invece ha avuto la felice idea di querelare Pino che a mio parere non ha fatto altro che riportare i fatti accaduti in questi ultimi mesi invitandolo a sua volta a dimostrare il contrario.

E lui per dimostrarlo lo querela!!!!!!!!!!!

Vorrei ricordare al Ns. Sindaco che

La libertà di stampa è una delle garanzie che un governo democratico, assieme agli organi di informazione (giornali, radio, televisioni, provider internet) dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare l’esistenza della libertà di parola e della stampa libera, con una serie di diritti estesi principalmente ai membri delle agenzie di giornalismo, ed alle loro pubblicazioni.

Si estende anche al diritto all’accesso ed alla raccolta d’informazioni, ed ai processi che servono per ottenere informazioni da distribuire al pubblico.

In Italia la libertà di stampa è sancita dall’Art. 21 della Costituzione.

Le opinioni espresse, con cui qualcuno sarà d’accordo, altri no, discutiamone civilmente, partendo dalle parole di Voltaire:

“Non condivido quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dire quelle cose” Siamo con te Pino.

Fabio Solina 30 Aprile 2010

La solidarietà dalle Valle dei Templi




COMMENTI PREVENUTI AL BLOG STUPIDI CHE DIMOSTRANO LA MANCANZA DI EDUCAZIONE AL CIVILE E SERENO DITATTITO E CONFRONTO

COMMENTI PERVENUTI AL BLOG INTELLIGENTI CHE RIESCONO A DARE UNA LEZIONE DI VITA E DI CIVILTA'

POVERA ISOLA ha detto...

SOLINA...SOLONE...O...SOCRATE MAH................POVERA ISOLA

03 maggio 2010 12.29


« La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi. »
(Solone)
Nella lingua italiana, per estensione, si può indicare come "un Solone" un uomo giusto e saggio, ma in senso ironico.
Nella lingua italiana per "povero/a" si indica anche una persona meschina, miserabile, misera. Non mi riferisco certamente a ISOLA ma a te che non hai il coraggio neanche di firmare con il tuo nome e cognome.
Fabio Solina

05 maggio 2010 00.03

Fabio ha detto... a POVERA ISOLA

Dai suoi commenti che arrivano e che giustamente non pubblicati perchè contengono espressioni volgari che le si addicono (POVERA ISOLA), mi ricorda una persona nota nel paese che fino a poco tempo fa ci invitava a pubblicare documenti in suo possesso che accusavano le malefatte dell'Amministrazione senza però che venisse pubblicato il suo nome e cognome. Anzi più volte ci hai invitato di pubblicare come se l'iniziativa fosse nostra. E' il primo adesso a riferire che Pino pubblica opinioni che appartengono ad altri. Ovviamente non è così. Vorrei sapere se questa persona è disposta a pubblicare............ah dimenticavo che adesso fa parte dell'Amministrazione, sa ci speravo, sarà per la prossima volta. Riferisce che siamo in pochi, mi sa che rimarrà sorpreso ma comunque meglio pochi ma educati che molti ineducati. Ciao POVERA ISOLA

Fabio Solina
06 maggio 2010 06.23


fabio dice ha detto...
fabiosolone a detto una fessera condita di falsita ec..ecc.ecc..
06 maggio 2010 11.44


Anonimo ha detto...

dalle parole di Voltaire:

“Non condivido quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dire quelle cose”

paragonare voltaire con pino e solino siamo alle comiche perchè un grande libero pensatore e uguale a due mentecatti trasformisti che sputano sentenze e infaamie ce ne vuole ad essere a dichiararsii sfacciatamente a difenderescelte faziose e di parte
CREDETE CHE GLI ISOLANI SINO STUPIDI O ASPETTAVAMO VOI PER RIFONDARE ISOLA E GLI ISOLANI
FASTA FOTOGRAFARE CON CHI VI ACCOMPAGNATE POLITICAMNET A ISOLA
PER CAPIRE CHI E CHE COSA VI MUOVE
PER DENIGRARE LA GRAVA GENTE DI ISOLA. SOLO VOGLIA DI POTERE MESCHINO... E....NTERCETTAZIONI..

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Anonimo ha detto...

dalle parole di Voltaire:

“Non condivido quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dire quelle cose”

paragonare voltaire con pino e solino siamo alle comiche perchè un grande libero pensatore e uguale a due mentecatti trasformisti che sputano sentenze e infaamie ce ne vuole ad essere a dichiararsii sfacciatamente a difenderescelte faziose e di parte
CREDETE CHE GLI ISOLANI SINO STUPIDI O ASPETTAVAMO VOI PER RIFONDARE ISOLA E GLI ISOLANI FASTA FOTOGRAFARE CON CHI VI ACCOMPAGNATE POLITICAMNET A ISOLA
PER CAPIRE CHI E CHE COSA VI MUOVE
PER DENIGRARE LA GRAVA GENTE DI ISOLA. SOLO VOGLIA DI POTERE MESCHINO... E....NTERCETTAZIONI..


Anonimo ha detto...

Ma questo signore conosce il significato di omertà?:
"Solidarietà interessata fra membri di uno stesso gruppo o ceto sociale che coprono le colpe altrui per salvaguardare i propri interessi."
E sarebbe il Sig. Solina?
Mi faccia il piacere. Lei deve avere il coraggio di scrivere con nome e cognome. Se no lei non solo è omertoso ma anche un vigliacco.
L'Articolo scritto dal Sig. Solina a mio parere era per salvaguardare la libertà di stampa e proporre un dibattito civile ed educato. Come sempre si travisa il tutto. Dice fesserie? Ma se si comportano tutti così per salvaguardare interessi personali. Qual'è la novità? Pino, Fabio el'intero Comitato, io vi sostengo. Tengo l'Anonimato fino a che gli altri non si svelano. Scusatemi per questo.

08 maggio 2010 01.48
Elimina
Anonimo Anonimo ha detto...

CARO ANONIMO IL VIGLIACCO E LEI PERCHE DIFENDE DUE PERSONE CHE PARLANO DI CONFRONTO CIVILE QUANTO NEL BLOG SCRIVONO ARTICOLI DIFFAMATORI ARTICOLI CON DOPPIO SENSO PER TRARRE IN INGANNO CHI LEGGE SPARGENDO LETAME SU ISOLA E GLI ISOLANI PARLANDO DI MAFIA CHE A ISOLA NON C'E
E SE SANNO QUALCOSA VADANO NELLE SEDI OPPORTUNE E NON FARE I PIAGNONI E VITTINE QUANDO SONO DENUNCIATI QUESTI SIGNORI NON HANNO LE OO
E ORA FINITELA DI INFAGARE ISOLA E E GLI ISOLANI
SE NON VI PIACE NON VI OBBLIGA NESSUNO A STARCI E MICA VE LO HA SCRITTO IL DOTTORE PER CURARE LE VOSTRE FALSITA

08 maggio 2010 11.36


Professore Gaspare Portobello and Company......










*Candidato alle elezioni amministrative anche un nipote del boss
*“Sono disposta a vendere una delle mie ville per disporre dei fondi necessari a impedire il successo delle liste avversarie da quella di Portobello

*Consiglio Comunale Isola delle Femmine "infiltrazioni mafiose nella Pubblica Amministrazione"
*Bilancio di previsione 2010 proroga al 30 giugno
*La solidarietà dalle Valle dei Templi
*Isola Ecologica di Isola finanziata dalla C.E., Ditta Zuccarello, AL.TA. Borgetto, ATO/PA1? Dr. Croce, Bruno, geologo Cutino,Puglisi, Ing. Francavilla Arch Licata, M.A.M. s.n.c., geom Dionisi.........
*SEQUESTRATE LE SCHEDE ELETTORALI
*CONSULENZE e..............
*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione
*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche
*M.A.M. s.n.c. Progetto di Variante ed Elezioni Amministrative

*Consiglio Comunale Su ATO rifiuti e Ripubblicizzazione Acqua Bene Comune
*Angela Corica
*LA CRICCA DEGLI APPALTI
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*DELIBERE DELLA GIUNTA PORTOBELLO 2010
*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE
*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”
*Controllo su atti Enti Locali Circolari e Legge Regionale 44/1991
*U.R.P. Isola delle Femmine inadempiente pag 7
*Ingegnere Francavilla Stefano
*APPROVATI CANTIERI DI LAVORO
*Ingegnere Lascari Gioacchino
*Ingegnere Lascari Gioacchino Scalici
*C.E n.03-2010 - Enea Orazio Ing Lascari
*Consulenti Geologi Eletti
*Dr. Marcello Cutino geologo
*Cutino dr. Marcello Pet-coke Portobello DIMISSIONI
*Minagra dr. Vincenzo Biologo
*Minagra dr. Vincenzo Consulente ambientale del Sindaco Portobello
*Le acque d’oro di Ambiente e Sicurezza Dr. Minagra
*Vincenzo dr. Minagra Pet-coke Cutino Portobello
*I COSTI DELLA POLITICA INCARICHI DIRIGENZIALI A LAVORATORI PRECARI
*Vigilanza e controllo degli enti locali - Ufficio ispettivo

*ISOLA ecologica PIANO Levante CANTIERI lavoro M.A.M. Pizzerie e........
*APPROVATI CANTIERI DI LAVORO
*Cantiere Lavoro all’isola ecologica
*Isola ecologica
*Architetto Licata Geologo Cutino Incaricati di……
*Architetto Licata
*Restauro Torre
* Mi si è ristretto il pene! Colpa dell'inquinamento


» Posizione Economica Capi di Settore
Vai a → Retribuzione Direttore Generale - Anno 2008
Vai a → Retribuzione Segretario - Anno 2009

Vai a → Trattamento economico annuo lordo dei Titolari di posizione organizzativa
» Curricula Dirigenti e Capi di Settore
*C.V. Dott. Scafidi Manlio Segretario Generale.
*C.V. Sig.ra Pirrone Nunzia Responsabile Settore Amministrativo e del Settore Servizi Sociali.
*C.V. Rag. Fontanetta Biagio Responsabile Settore Economico-finanziario e del Settore Personale.
*C.V. Arch. D'Arpa Sandro Responsabile Settore Urbanistica e del Settore Lavori Pubblici.
*C.V. Dott. Croce Antonio Responsabile Settore Vigilanza (Polizia Municipale).
*C.V. Sig. Tricoli Antonino Responsabile Settore Attività Produttive, Tributi ed Acquedotto

martedì 20 aprile 2010

LA Kupola di Isola delle Femmine si trasferisce in Nicaragua

Arrestato Il Sindaco è accusato di peculato, falso, abuso d'ufficio, truffa aggravata e violazioni al Testo unico in materia edilizia



La libertà
Giorgio Gaber
(1972)


Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Vorrei essere libero come un uomo.


Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura

e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,

sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,

incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.


La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.


Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia

e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,

che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegaree

nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.


La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche avere un’opinione,la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.


La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.


Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza

e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,

con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo

e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.


La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche un gesto o un’invenzione,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.


La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.


Da "Dialogo tra un impegnato e un non so"


*Candidato alle elezioni amministrative anche un nipote del boss
*Consiglio Comunale Isola delle Femmine "infiltrazioni mafiose nella Pubblica Amministrazione"
*Consiglio Comunale Isola delle Femmine 1 febbraio 2010 Rinascita Isolana: Le Vostre collusioni con i POTERI FORTI
*Isola delle Femmine 16 Gennaio 2010 Rinascita isolana Denuncia il Segretario dr. Scafidi
*Consiglio Comunale Isola delle Femmine 6 Agosto 2009 Rinascita Isolana: "Assessore" CUTINO dimettiti Revocate l'incarico al geom Impastato
*Bilancio di previsione 2010 proroga al 30 giugno
*La solidarietà dalle Valle dei Templi

*Morte di un Siciliano
*Isola Ecologica di Isola finanziata dalla C.E., Ditta Zuccarello, AL.TA. Borgetto, ATO/PA1?
Dr. Croce, Bruno, geologo Cutino,Puglisi, Ing. Francavilla Arch Licata, M.A.M. s.n.c., geom Dionisi.........
*SEQUESTRATE LE SCHEDE ELETTORALI
*CONSULENZE e..............
*I PACCHI DELL'AMBIENTALISTA rosso-verde-arancione
*M.A.M. s.n.c. PALazzotto Pizzerie verde e Isola ecologiche
*M.A.M. s.n.c. Progetto di Variante ed Elezioni Amministrative *Consiglio Comunale Su ATO rifiuti e Ripubblicizzazione Acqua Bene Comune
*Angela Corica
*LA CRICCA DEGLI APPALTI
*La munnezza di Isola delle Femmine vale tanto oro quanto pesa
*DELIBERE DELLA GIUNTA PORTOBELLO 2010
*DELIBERE CONSIGLIO COMUNALE
*Rapporto ecomafia 2008 - Sicilia, ciclo dei rifiuti, la monnezza è “Cosa Nostra”

*
Controllo su atti Enti Locali Circolari e Legge Regionale 44/1991
*
U.R.P. Isola delle Femmine inadempiente pag 7
*
Ingegnere Francavilla Stefano
*
APPROVATI CANTIERI DI LAVORO
*
Ingegnere Lascari Gioacchino
*
Ingegnere Lascari Gioacchino Scalici
*C.E n.03-2010 - Enea Orazio Ing Lascari
*C
onsulenti Geologi Eletti
*
Dr. Marcello Cutino geologo
*
Cutino dr. Marcello Pet-coke Portobello DIMISSIONI
*Consiglio Comunale Isola delle Femmine 6 Agosto 2009 Rinascita Isolana: "Assessore" CUTINO dimettiti Revocate l'incarico al geom Impastato
*
Minagra dr. Vincenzo Biologo
*Minagra dr. Vincenzo Consulente ambientale del Sindaco Portobello
*
Le acque d’oro di Ambiente e Sicurezza Dr. Minagra
*Vincenzo dr. Minagra Pet-coke Cutino Portobello
*
I COSTI DELLA POLITICA INCARICHI DIRIGENZIALI A LAVORATORI PRECARI
*
Vigilanza e controllo degli enti locali - Ufficio ispettivo

*ISOLA ecologica PIANO Levante CANTIERI lavoro M.A.M. Pizzerie e........
*
APPROVATI CANTIERI DI LAVORO
*
Cantiere Lavoro all’isola ecologica
*Isola ecologica
*
Architetto Licata Geologo Cutino Incaricati di……
*
Architetto Licata
*Restauro Torre
*
Consiglio Comunale 25 giugno 2009 Insediamento "Sindaco" a Isola delle FemmineDichiarazione Rinascita Isolana

*Accesso agli Atti Dichiarazione Redditi Amministratori
*Isola delle Femmine CARTA DEI VALORI "Servire il Paese"
*Mi si è ristretto il pene! Colpa dell'inquinamento
» Posizione Economica Capi di Settore
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Vai a → Retribuzione Segretario - Anno 2009

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» Curricula Dirigenti e Capi di Settore
*C.V. Dott. Scafidi Manlio Segretario Generale.
*C.V. Sig.ra Pirrone Nunzia Responsabile Settore Amministrativo e del Settore Servizi Sociali.
*C.V. Rag. Fontanetta Biagio Responsabile Settore Economico-finanziario e del Settore Personale.
*C.V. Arch. D'Arpa Sandro Responsabile Settore Urbanistica e del Settore Lavori Pubblici.
*C.V. Dott. Croce Antonio Responsabile Settore Vigilanza (Polizia Municipale).
*C.V. Sig. Tricoli Antonino Responsabile Settore Attività Produttive, Tributi ed Acquedotto

sabato 17 aprile 2010

*NEI CASSETTI sotto chiave le fatture ATO PA1 2009

*Bilanci e Rifiuti Ass. Chinnici Circ 16 12/09 A/L Adempimenti Revisori dei Conti


*C'è bisogno della forza di indignarsi

Le ragioni dei sentimenti

Le ragioni dei sentimenti. Per una civiltà degli affetti

L´anticipazione/ Il testo della filosofa Michela Marzano sull´importanza delle emozioni e la necessità di "non addomesticarle"


"Le norme sociali impongono un controllo continuo su una sfera che invece deve poter esprimersi liberamente"


"Non bisogna mai dimenticare che dietro ogni pensiero c´è qualcosa che ci tocca nell´anima"

"Affetti" è la lettura che terrà stasera a Roma, al festival delle Letterature. Ne anticipiamo una parte.
Tutto ciò che accade ci tocca. Attraverso il filtro della nostra affettività. Attraverso una rete sottile di emozioni e di passioni che rinviano alla nostra intimità, ma che si trasformano a seconda del contesto sociale nel quale viviamo. Affetti ed emozioni parlano in prima persona. Ma si esprimono sempre all´interno di una trama di significati che sfugge al nostro controllo. Quando entriamo in relazione con gli altri, non possiamo mai uscirne completamente indenni. La nostra affettività si scontra con la realtà del mondo. Con la materialità del nostro corpo. Con la resistenza che gli altri oppongono al nostro desiderio. E il mondo non esita ad addomesticare la vita obbligandoci, molto più spesso di quanto non si creda, a reprimere i nostri sentimenti, a renderci conformi alle aspettative degli altri, a sottometterci al giudizio della società.


Che si tratti della gioia o del dolore, l´espressione dei nostri affetti dipende dagli usi e dai costumi della comunità cui apparteniamo. Anche il piacere e il desiderio non sfuggono mai completamente al rimprovero di coloro che ci circondano: le nostre emozioni devono emergere rispettando i codici culturali del gruppo cui apparteniamo. Lo sguardo attento dei nostri genitori, dei nostri figli, dei nostri partner e dei nostri colleghi ci spinge all´uniformità. Come conciliare allora autenticità e conformismo, unicità e identità, passioni e ragioni?


L´affetto è un moto dell´anima. Un movimento spontaneo. È attraverso gli affetti che ci leghiamo a qualcuno o a qualcosa. Che si tratti di un´azione, di un evento o di un semplice gesto, tutto quello che facciamo possiede una coloritura affettiva. La tenerezza, l´attaccamento, la devozione, l´amore, la rabbia, l´invidia, la gelosia… tutto rinvia all´affettività, ai processi di strutturazione psichica che cominciano al momento della nascita e si prolungano poi per tutta la vita. L´affetto si vive, si sente. Più di quanto non si pensi e non si dica. Anche quando ci sforziamo di tradurre in parole quello che proviamo. Anche quando la parola cerca di contenere i nostri affetti per evitare che sfuggano, per investirli della nostra soggettività. Anche quando il discorso si sforza di "trattenere" l´istante per fornirgli la traccia di un´iscrizione. Ma come vivere e sentire i propri affetti quando le norme sociali e familiari sembrano volerli addomesticare?


Le regole le conosciamo tutti. Ognuno di noi sa che, per poter vivere nel mondo, deve imparare a costruire relazioni durabili e deve opporsi alla vacuità degli affetti. Ognuno di noi è consapevole che, per non essere considerato schiavo delle proprie passioni, deve evitare di cedere agli eccessi delle emozioni, imparando che solo la ragione e l´esperienza ci permettono di distinguere il Bene dal Male. Crescere significa fondare una famiglia e accettare le regole del vivere-insieme. Maturare, quando si è una donna, significa assumere ciò che alcuni continuano a chiamare la "necessità biologica" del procreare e del prendersi cura dei figli.

(...) La vita è movimento. È nel movimento che ognuno di noi esprime la potenza del proprio essere e cerca di lasciare una traccia di sé, attraverso i propri gesti e i propri discorsi. Parole e affetti si incrociano costantemente: parole che dicono gli affetti; affetti che fanno le parole. «Dietro ogni pensiero si nasconde un affetto», scriveva Nietzsche. I nostri pensieri sono sempre segni di un gioco più grande di noi, di una lotta di affetti e di emozioni che non possiamo controllare. A differenza di Cartesio, secondo il quale la forza dell´anima consiste nel vincere le emozioni e arrestare i movimenti del corpo che le accompagnano, Nietzsche considera gli affetti come le radici profonde del nostro agire.

Il nostro essere al mondo, per Nietzsche, è sempre caratterizzato da mutevoli tonalità affettive, anche quando non ne capiamo il significato profondo. Lo stato di servitù nel quale si trova l´uomo non è legato alla dipendenza emotiva. Al contrario. La servitù è il prezzo che si paga quando ci si illude di poter controllare i nostri affetti, quando si pensa che la ragione deve essere sovrana, quando si cerca la saggezza estendendo il dominio del pensiero chiaro e distinto. «La ragione è e deve essere schiava della passioni», aveva già detto Hume. La repressione degli affetti ha come conseguenza immediata lo sviluppo delle nevrosi, spiegherà più tardi Freud.


Vivere significa essere nell´azione, aderire all´esistenza, adottare un´attitudine particolare. La vita non ha un significato univoco. Ha il senso che ciascuno di noi è capace di darle. «Ama la vita più del suo senso, e anche il senso ne troverai», scrive Dostoevskij nei Fratelli Karamazov. Ma come trovare il senso della vita quando le norme sociali l´addomesticano, quando la famiglia e la società non permettono ai nostri affetti di emergere liberamente? È possibile vivere in società senza sradicare definitivamente i nostri affetti?


Ogni essere umano ha un percorso storico complesso. Nessuno di noi è un semplice agente razionale, capace di scegliere e agire solo dopo aver calcolato in modo esatto i costi e i benefici delle proprie azioni. Quando entriamo in relazione con gli altri, lo facciamo sempre a partire dalla nostra interiorità affettiva. Che piaccia o meno, siamo tutti in balia dei nostri affetti e delle nostre emozioni. Anche se l´"astuzia della ragione" consiste nel farci credere che sappiamo sempre, dall´inizio alla fine, ciò che vogliamo, esiste un´opacità strutturale del nostro desiderio che ci impedisce di sapere veramente quello che vogliamo, di volere veramente quello che diciamo di volere.


(...) Nonostante tutto, la questione cruciale che si pone di fronte ognuno di noi è sempre la stessa: come conciliare ragione e sentimenti? Come contenere i nostri affetti senza addomesticare la vita? Come vivere in società senza rinunciare ai nostri desideri? «Ai posteri l´ardua sentenza», scriveva Manzoni. Cerchiamo, però, di non dimenticare mai che tutto ciò che accade ci tocca, ci emoziona, è un moto dell´anima, e che, nonostante tutto, dietro ogni pensiero si nasconde un affetto.

di Michela Marzano - Fonte: La Repubblica [scheda fonte]



Empatia, attaccamento e cura dell'altro

L’empatia (letteralmente “sentire”) è l’esperienza, per dirla con Edith Stein, “alla base di tutte le forme attraverso le quali ci accostiamo a un altro” agendo da riconoscimento dell’individualità di un’altra persona (sei importante per me, ho stima di te e riconosco, rispetto e condivido il tuo sentimento). Nella forma più matura, l’empatia implica un notevole impegno cognitivo, indirizzato a recepire lo schema di riferimento interiore dell’altro, e una componente affettiva che induce a sperimentare reazioni emotive in seguito all’osservazione delle esperienze altrui. Come spiegare il comportamento empatico? Negli ultimi anni questo aspetto di “affiliazione con il prossimo” è divenuto oggetto di indagine scientifica al confine tra evoluzionismo, etologia, genetica, neuroscienze, psicologia e sociologia.

Lo sviluppo dell’abilità empatica appare in relazione all’attaccamento. In accordo alla teoria dell’attaccamento sviluppata dallo psicoanalista britannico John Bowlby, l’attaccamento è una dimensione della mente umana che si organizza a partire dalle prime relazioni tra il neonato e chi si prende cura di lui (caregiver). Una delle funzioni primarie della relazione di attaccamento è la regolazione degli stati del bambino, in particolare degli stati affettivi. I bambini con un attaccamento “sicuro” sanno di poter contare sulla disponibilità del caregiver come “base sicura”, fonte di conforto e cure in situazioni di stress.

Di contro, i bambini con un attaccamento “insicuro” sperimentano una condizione in cui la figura di attaccamento non è sufficientemente responsiva ai loro bisogni. “Senza attaccamento non esiste empatia - afferma Boris Cyrulnik, direttore delle ricerche in etologia all’Università di Tolone - provare interesse al mondo degli altri richiede l’abilità di non essere centrati su se stessi. Abbiamo bisogno di una base sicura per provare il piacere dell’esplorazione. Quando siamo supportati da un attaccamento sicuro possiamo sviluppare l’abilità empatica, qualche volta troppo, come nel masochismo, o non abbastanza, nella condizione che porta al sadismo” (Boris Cyrulnik, Di carne e d’anima, Feltrinelli).

Di contro, la vicinanza affettiva alimenta l’empatia: gli studi etologici indicano che i delfini, gli elefanti, i canidi e la maggior parte dei primati rispondono alla sofferenza degli altri, in particolare al dolore provato da un animale con il quale hanno instaurato un legame di attaccamento. In un esperimento significativo, effettuato alla McGill University, due topi venivano collocati all’interno di tubi di plastica trasparente, in modo da potersi osservare a vicenda, e sottoposti ad un trattamento (iniezione di acido acetico) che ne provocava un leggero mal di stomaco ed un conseguente contorcimento. Il primo topo manifestava un’intensificazione della propria esperienza (si contorceva di più) se anche l’altro si stava contorcendo. Ma avveniva solo se i due topolini erano stati in precedenza compagni di gabbia.

In campo umano, ricordiamo un classico esperimento condotto su giovani donne sane dal gruppo di Tania Singer presso il Laboratorio di neuroanatomia funzionale dell’Università di Londra: le donne vennero sottoposte a fMRI mentre i ricercatori praticavano una leggera scossa al dorso della mano. In una fase successiva, erano avvisate mediante uno stimolo visivo che il loro partner, che si trovava nella stessa stanza, stava ricevendo uno stimolo doloroso analogo a quello che loro avevano sperimentato in precedenza. I risultati indicavano che nelle donne alcune aree deputate alla percezione del dolore (corteccia cingolata anteriore, insula anteriore) venivano attivate sia quando la scarica era somministrata alla propria mano sia quando si rappresentava mentalmente la sofferenza del compagno. Inoltre le volontarie che ottenevano punteggi più alti in due scale di empatia emozionale presentavano una più intensa attivazione di queste due aree mentre il partner subiva la stimolazione dolorosa.

L’empatia è congruente con il prendersi cura, sostiene Martin Hoffman, professore di psicologia alla New York University, uno dei più autorevoli studiosi nel campo dell’empatia. Il principio del prendersi cura non si riferisce ad una condizione particolare; come altri principi morali, rappresenta un valore fondamentale. Il principio di cura e l’empatia, pur rappresentando disposizioni indipendenti ad aiutare il prossimo, si rafforzano a vicenda. “L’essere umano ha bisogno di essere preso in cura, ma nello stesso tempo di prendersi cura - spiega Luigina Mortari, ordinario di Scienze dell’Educazione presso l’Università di Verona (nell’articolo “La qualità etica della cura”, Scuola e Formazione, Anno XIII, n.3) - ha bisogno di prendersi cura per costruire significato nella sua esistenza: l’essere umano costruisce un orizzonte di significato prendendosi cura del campo vitale in cui viene a trovarsi. In questo modo si può dire che il fare realtà, ossia mettere al mondo mondi di esistenza, dipende dalla cura”.

Empatia, attaccamento, aver cura dell’altro, costituiscono un circolo affettivo che si autoalimenta e si amplifica estendendosi a mano a mano a individui al di fuori della proprio ambiente familiare o sociale: più entriamo in intima relazione con gli altri, in un processo di riconoscimento e rispecchiamento reciproco, più aumenta la nostra sensibilità empatica e più ricco ed universale diventa l’ambito di realtà a cui abbiamo accesso.

Rosalba miceli la stampa



“L’amore di Narciso ed altri racconti”

Quello del Mito è uno degli argomenti più interessanti e complessi in assoluto. Come l’Autrice di questo libro appena edito ricorda nella Prefazione, “Il mito educa al pensiero, all’immagine, alla conoscenza dell’anima e al dolore. Insegna la verità, parla del senso, discute sulla guerra, spiega la religione, educa alla sessualità, al pericolo, alle diversità e alla tolleranza. Misura il peso della sorte. Combatte l’ipocrisia. Educa alla vita.”

Da bambini, abbiamo letto i miti come delle belle favole; e magari sarà capitato a voi, come è capitato a me, di bisticciare con qualche compagno perché i vostri miti e i suoi non coincidevano… e questo a causa della stratificazione cronologica delle tradizioni orali di riferimento, per cui la fase più antica si rifaceva a divinità pre-olimpiche, che successivamente potevano o meno venire ignorate, o inglobate e ritrasformate a seconda della bisogna. I miti fanno parte delle nostre radici, in ogni caso; ecco perché la loro funzione come strumento educativo in realtà non è mai venuta meno, anche se purtroppo i bambini d’oggi non hanno altrettanta familiarità con la mitologia di quanta ne avesse ad esempio la mia generazione. Il pregio di questo agile libro scritto da Eneida Topi sta nella capacità di scorrere come un libro di racconti per i più piccini, in una semplicità e discorsività assolutamente ingannevoli: la scrittrice è in realtà molto attenta ai riferimenti culturali, ai risvolti psicologici, alle interpretazioni possibili – giuste o errate - dei miti che richiama.

Tutti i racconti sono pervasi da un’atmosfera poetica, dalla rievocazione di una natura incantata ed incantevole, in cui le miserie “umane” degli dèi gelosi e violenti, o teneri e appassionati costituiscono la trama eterna dell’eterno scorrere della vita, da sempre uguale a se stessa. Ma al di là dello stile prezioso e talora scanzonato con cui è scritto, il libro possiede un particolare motivo di interesse, che risiede nello sguardo attento con cui il lettore è preso per mano e portato a riflettere in modo nuovo su temi che siamo abituati a considerare alla luce di una più ovvia e tradizionale interpretazione/trasmissione dei miti originari. Ci riferiamo ad esempio alla nascita del comandamento morale-etico che, ad un certo momento della Storia coincidente con l’affermazione del patriarcato sul matriarcato, ha cambiato diametralmente l’interpretazione degli archetipi mitici.

“L’amore di Narciso ed altri racconti”

di Eneida Topi

Edizione Il Sirente

Euro: 16,00

http://www.opinione.it/articolo.php?arg=&art=91918




PSICOLOGIA Ecco perché generosi si nasce ma la bontà dura fino a 2 anni

Gli esperimenti dello psicologo Tomasello mostrano che per istinto siamo portati a cooperare. I test sono stati condotti su gruppi di bambini fino a 18 mesi. Poi i comportamenti cambiano

GENEROSI per vocazione, altruisti per istinto. Portati ad allearsi più che a scontrarsi. Più disposti ad aiutare che a tradire. Così sono i bambini piccolissimi, tra il primo e il secondo anno di vita, con una tendenza naturale ad aiutare il prossimo, un sentimento non indotto da condizionamenti sociali e culturali, non influenzato dai desideri e dalle minacce dei genitori. Solo dopo questo istinto originario si trasforma. Solo più tardi si perde l'innocenza. Ed eccoci da adulti, così come sappiamo: un po' meno angeli e un po' più demoni.

Altruisti nati - Perché cooperiamo fin da piccoli è l'ultimo libro di Michael Tomasello (Bollati Boringhieri, pagg. 144, euro 15), noto psicologo evoluzionista americano, considerato un impavido pioniere dai suoi colleghi. Tomasello illustra con pignoleria ed esperimenti di laboratorio il comportamento dei bambini nelle prime fasi dell'esistenza, raggiungendo risultati da molti giudicati sorprendenti perché dimostra, stupendo molti genitori, che i cuccioli d'uomo, a differenza di quelli di scimpanzé, sembrano più disposti a mettere da parte il vantaggio individuale e ad aiutare generosamente il prossimo. "Mi schiero con Rousseau", scrive deciso Tomasello, "il filosofo che considerava gli esseri umani per natura cooperativi e solidali ma poi corrotti dalla società. Anche se integro quella teoria con alcune critiche: sostengo che i bambini si dimostrano collaborativi in molte situazioni ma non in tutte perché ogni organismo deve avere anche un po' di egoismo per sopravvivere".

E Tomasello si assume l'onere della prova. Con i suoi esperimenti vuole dimostrare alcune cose: i bambini sono capaci di prestare aiuto, fornire informazioni, condividere. Tutto con assoluto e disarmante disinteresse. Il punto di partenza è molto semplice: bambini tra i 14 e i 18 mesi vengono messi di fronte ad un adulto che vedono per la prima volta. L'adulto si trova ad affrontare un banale problema pratico e i piccoli lo aiutano a risolverlo, sia che si tratti di recuperare oggetti lontani dalla sua portata o aprire un armadietto se l'adulto ha le mani impegnate. Su 24 bambini presi in esame 22 hanno offerto il loro aiuto almeno una volta. Immediatamente.


Ma non finisce qui. Per lo psicologo c'è nei bambini una propensione spontanea a simpatizzare con qualcuno in difficoltà. Infatti vediamo i bambini-cavia di Tomasello solidarizzare con un adulto a cui era stato strappato intenzionalmente un foglio: "guardano la vittima con un'espressione partecipe", scrive lo psicologo. I piccoli sono anche capaci di fornire informazioni utili. In un altro esperimento li osserviamo aiutare un adulto che aveva perso un oggetto, i bambini, ignari protagonisti, si sforzano di dare indicazioni, fornendo una specifica forma d'aiuto che solo i cuccioli d'uomo sanno fare ovvero "condividendo le informazioni necessarie".

Ma le gesta eroiche e gentili dei nostri piccoli altruisti sono molteplici. È evidente, si sente in dovere di aggiungere Tomasello, che gli esseri umani non sono angeli della cooperazione, uniscono le forze anche per compiere atti ignobili, tali atti però non sono diretti contro gli appartenenti al gruppo. Come i politici hanno sempre saputo, il modo migliore per motivare le persone è identificare dei nemici. E i bambini hanno un innato, e squisitamente umano, senso del "noi". Fin qui gli ingegnosi esperimenti per dimostrare le radici dell'altruismo. Alla base ci sarebbe una tendenza innata. Dopo vengono le norme, le istituzioni. Tutte le complicazioni, più o meno necessarie, che conosciamo. Ma a che punto si perda la primitiva innocenza, e quando anche i bimbi s'incarogniscono, Tomasello non lo spiega, non è parte della ricerca. Questa è un'altra storia.

http://www.repubblica.it/scienze/2010/05/13/news/si_nasce...

di MARINA CAVALLIERI fonte repubblica





Quando gli adolescenti educano gli adulti

Nel 2005 quando ero Assessore ai Beni Culturali e alla Pubblica Istruzione della Regione Siciliana, organizzai un convegno nazionale sulla incapacità dei genitori italiani a sapere educare i propri figli. Nella fase dei saluti il Provveditore agli Studi di Caltanissetta (oggi si chiama Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale) narrò di una ragazzina di 3’ media che arrivava a scuola in maniera un po’ troppo avvenente e con vestiti, diciamo, un po’ troppo sexy. Dopo un rapido consulto in considerazione degli imbarazzi che l’avvenente fanciulla provocava, il consiglio dei docenti, sia pure con un certo imbarazzo decise informalmente di convocare la madre per consigliarle di indirizzare la figlia verso un look un po’ meno audace.

L’imbarazzo divenne però esponenziale quando i PROF si videro arrivare una madre (avvenente anch’essa, narrano le cronache), con un abbigliamento e con una disinvoltura, che nulla aveva da invidiare alla figlia quattordicenne. Insomma, era il caso di dire che la figlia aveva fatto scuola! Ai poveri docenti non rimase che inventare una scusa su due piedi e lasciare andare madre e figlia verso i loro destini. Orbene, quello che sembrava un aneddoto o poco più mi è rimbalzato nella mente in questi giorni leggendo di un’inchiesta apparsa sull’autorevole giornale parigino Le Monde e di uno studio statistico dell’ISTAT a proposito di “famiglia e soggetti sociali in Italia” dell’anno 2009. Entrambi i dati studiavano il fenomeno del ruolo materno e della sua evoluzione (o se vogliamo della sua involuzione). Le ricerche condotte dal quotidiano francese hanno rivelato che la complicità tra madre e figlia è molto cresciuta rispetto al passato, al punto che le due figure quasi si confondono. Le madri somigliano sempre di più alle figlie anche sul piano fisico: nel vestirsi usano capi a volte fin troppo “giovanili”, per il trucco chiedono consiglio alle figlie e le imitano anche nello stile di vita.

Dai dati è emerso persino che le madri non considerano più le amichette delle figlie come appartenenti ad un altro universo, degno del massimo rispetto, ma comunque separato dal proprio, ma vogliono entrare a far parte della loro sfera sociale come se di mezzo non ci fossero età, esperienze e soprattutto “ruolo”. In soldoni, le parti si stanno ribaltando e oggi non è infrequente che siano le figlie a sentirsi responsabili delle madri, evidentemente talvolta troppo prese a combattere contro le rughe e lo scorrere del tempo per ricordarsi della loro responsabilità educativa. Lo psicanalista Luigi Zoia su Repubblica del 4 maggio 2010, su questo tema, dichiara: “La maggior condivisione tra madri e figlie può avere dei vantaggi nel breve periodo. Ma nel lungo periodo rischia di far perdere l’autorità alla madre. Viene a mancare la figura archetipo del genitore […].

Forse è importante essere anche amici con i propri figli, ma soprattutto bisogna ricordarsi che le amicizie possono finire, mentre il rapporto di genitorialità non muta con il tempo”. Adottando uno stile di vita infatti tipicamente giovanile, queste madri danno prova di non vivere bene la loro esistenza, ma soprattutto l’inversione delle posizioni madre-figlia fa sì che la cultura giovanile diventi quella trainante. Ciò preoccupa perché i giovani sono tali perché la loro mentalità, il loro stile, il loro comportamento non sono ancora formati, ma in divenire. Essi, inoltre, per definizione sono portati verso la trasgressione.

Solo con il tempo e la maturità questi eccessi rientrano nella normalità. Bisogna sempre ricordarsi che ogni essere umano è come un contenitore che nel tempo va riempiendosi degli stimoli che famiglia e società gli trasmettono. A maggior ragione, oggi in una società frantumata come la nostra la famiglia e soprattutto la figura materna, che della famiglia è indiscutibilmente il pilastro, non può delegare o rinunciare a trasmettere l’educazione ai figli. Sin dalla notte dei tempi, i processi formativi seguono sempre lo stesso preciso percorso che è logico e incontrovertibile: dall’esperienza nasce la conoscenza, e dalla conoscenza si passa alla capacità di distinguere ciò che è bene, da ciò che non lo è. Per questa ragione logica gli adulti, hanno sempre qualcosa da travasare in quei contenitori semivuoti che sono i giovani. Il percorso opposto è generalmente innaturale. Quando ciò avviene, ossia quando sono i grandi che attingono dalla mentalità di chi è in divenire, prima o dopo si va a sbattere. A Parigi come a Caltanissetta.

di Alessandro Pagano

http://www.opinione.it/articolo.php?arg=&art=91910



Onora il figlio e la figlia, l'ultimo comandamento

Onora il padre e la madre: più che un comandamento cruciale della nostra tradizione, potrebbe sembrare una frase ad effetto di un cabarettista in cerca di una facile risata da parte del suo pubblico. Oggi sono padre e madre ad essere incoraggiati dalla società a onorare i propri figli, oppure, se proprio va bene, essa chiede loro di stabilire un rapporto politically correct: ognuno faccia i fatti propri e non interferisca nelle vicende dei singoli.

Un’intesa democratica in cui s’abbassa il livello dell’autorità genitoriale e si alza quello dell’identità filiale. Dunque, regole ristabilite in nome dell’equilibrio democratico, che distribuisce le quantità a garanzia di una giusta divisione democratica dei poteri. Onora il padre e la madre va, invece, inteso come il titolo di una differenza incolmabile che determina un’istituzione fondamentale: la famiglia. La famiglia vive delle differenze gerarchiche dei suoi membri. Intorno agli anni del Sessantotto furono pubblicati una serie di libri così radicali nell’idea di destrutturazione dell’istituto familiare, inteso come centro di alienazione, di sopraffazione, di distruzione delle creatività, come luogo d’incubazione della fascistizzazione sociale, che a leggerli oggi sembrano - quelli sì - copioni per modesti cabarettisti di provincia.

Eppure quei testi erano opera di scrittori allora venerati - Marcuse, Laing, Goffman, Facchinelli e ancora molti altri - che hanno fatto più scuola (ovviamente più disastri) di quanto si possa immaginare, proprio perché codificavano una serie di atteggiamenti, di concezioni, di stati d’animo latenti.

Da un lato le gerarchie, dall’altro l’egualitarismo della democrazia radicale. Le prime da abbattere, l’altro - l’egualitarismo - da esaltare e affermare con ogni mezzo. Certo - si può giustamente osservare -, i tempi di quel radicalismo sessantottesco sono morti e sepolti. Ma poco importa. Quel radicalismo era la schiuma di utopie folcloristiche, e non sono state queste ad essere diventate storia. La contrapposizione tra gerarchia e democrazia è costitutiva delle società occidentali moderne, indipendentemente dal Sessantotto e dalle sue esaltazioni. La prima si basa su una tradizione che esprime una differenza di valore all’interno di un contesto. Questa differenza è essenzialmente di tipo qualitativo, non oggettivabile. La democrazia esprime le sue differenze di valore in termini quantitativi, misurabili: vale il più, non conta il meno. Una regola semplice, da tutti facilmente comprensibile, che abbatte la complessità di valutazione della qualità.

Quando, per esempio, dico: «Autorità morale», ne comprendo il significato se riesco a compiere culturalmente un processo che sviluppa una sequenza gerarchica di ordine specificamente intellettuale. Se, invece, intendo semplificare il processo di valorizzazione all’interno di un contesto, elimino la dimensione intellettuale, introducendo una distinzione quantitativa. E, infatti, la distinzione sociale che più conta in democrazia è quella quantitativa.

L’idea di gerarchia, e la sua conseguente espressione di autorevolezza, sono sospettosamente respinte, perché appaiono arbitri elitari imposti da un’autorità superiore. Una sana democrazia non può permettersi questo rischio intellettuale. Al contrario, regolarsi sulla misurazione delle quantità, infonde quel sentimento di sollievo che libera dalla decisione sulle differenze, perché affida la scelta all’equilibrio dell’oggettività calcolabile. La gerarchia, che non può che possedere un fondamento qualitativo, è di ordine intellettuale, riconoscibile sulla base di una tradizione o di una élite.


Da un lato, la quantità che non richiede nessuna specificità intellettuale per essere riconosciuta, dall’altro la qualità che solo culturalmente è riconoscibile. Inoltre, la regola della quantità appare anche vantaggiosa per garantire e difendere l’inviolabilità del singolo. E, infatti, nulla come la quantità lascia spazio all’individualismo, a una presunta libertà del soggetto che, per dare fondamento alle proprie scelte, non chiede, non ha bisogno di riferirsi ad alcuna autorità superiore.

Il soggettivismo moderno è figlio della destrutturazione delle gerarchie fondate sull’ordine intellettuale. Si prenda come esempio il concetto di bellezza. La bellezza è una domanda radicale di significato non riducibile in termini psicologici. Per millenni, la potenza del bello ha rappresentato un problema di senso, di costruzione antinichilista del senso. Il soggettivismo moderno riduce questa domanda a una questione individuale, a un fatto psicologico, a una vicenda legata al gusto personale. La domanda di significato implicita nel concetto di bellezza è metafisica, e va interpretata all’interno delle corrispondenze gerarchiche del valore. Anche «Onora il padre e la madre» rimanda a una inderogabile gerarchia di significato. È un principio metafisico costitutivo dell’idea stessa di famiglia. Una volta destrutturata questa gerarchia, si destruttura la famiglia, la quale, perdendo la sua idealità, diventa una faccenda soggettiva, personale, psicologica: la famiglia si allarga, si restringe a piacimento; i suoi componenti sono variabili a seconda degli umori sociali. Si onora il figlio, si disprezza il padre, si dimentica la madre... e non finisce ovviamente qui: una fantasmagoria di situazioni in cui domina l’idea che tutti debbano avere eguali pesi per il corretto rispetto delle libertà individuali.

Non è un caso che gli operatori culturali più amanti della modernità siano gli psicologi, gli psicanalisti, i terapeuti familiari, che generosamente sono sempre presenti al capezzale di una famiglia in crisi per eccesso di fantasia dei suoi membri: eccoli pronti ad aggiustarne i pezzi, a incollarne uno sopra, uno sotto, cercando di dare ad ognuno il suo, in nome di un giusto equilibrio quantitativo, democratico. In questa gioiosa ridefinizione della famiglia, celebrata come la più alta conquista civile delle libertà dei singoli e della libertà d’espressione, appare come deprecabile ostacolo la figura del padre. Diventa, allora, cosa buona e giusta portarlo alla rottamazione. Il padre va annientato o ridicolizzato, perché sua è, innanzitutto, la simbolicità della gerarchia familiare, riconoscibile intellettualmente per tradizione.

Il padre è il vertice dell’ordine gerarchico ma, come la bellezza nella deriva individualista moderna si soggettivizza in ciò che piace, così il padre si soggettivizza nella figura dell’amico, del mammo e di altre simili amenità. La madre, a sua volta, invece di rientrare nell’ordine gerarchico genitoriale e rispettarlo, tende ad assumere funzioni non sue, cioè, il più delle volte, funzioni paterne proprio perché è destrutturata l’immagine gerarchica del padre. Naturalmente ci sono molte ragioni sociologiche e psicologiche che determinano questo processo di annullamento dell’autorità gerarchica paterna e la conseguente centralità della madre nell’amministrazione familiare: è sotto gli occhi di tutti che ormai viviamo in una società mammizzata. Sul fatto si possono sviluppare, appunto, molte analisi, ma il problema ontologico è un altro e riguarda l’interpretazione del comandamento «Onora il padre e la madre» nel segno di una differenza di valore gerarchico non derogabile.

Stefano zecchi il giornale




mercoledì 14 aprile 2010

Isola delle Femmine: **Isola delle Femmine Consiglio Comunale Bilancio Previsione 2010 6 maggio 2010


*Isola delle Femmine Disposto il divieto di dimora al comandante e al suo vice
*Alcune domande al Sindaco di Isola delle Femmine
*Conto Consuntivo 2007 Patto di Stabilità?

ITALCEMENTI Autorizzazione Integrata Ambientale aziende obbligate alla procedura




Sentenza della Corte (Sesta Sezione) 4 marzo 2010 — Commissione europea/Regno del Belgio



(Causa C-258/09) ( 1 )

(Inadempimento di uno Stato — Ambiente — Direttiva 2008/1/CE — Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento — Mancata trasposizione entro il termine prescritto)

(2010/C 113/20)

Lingua processuale: il francese

Parti

Ricorrente: Commissione europea (rappresentanti: A. Alcover San Pedro e A. Marghelis, agenti)IT C 113/14 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 1.5.2010

Convenuto: Regno del Belgio (rappresentante: T. Materne, agente)

Oggetto

Mancata adozione o comunicazione, entro il termine prescritto, delle misure necessarie per conformarsi, nella Regione vallone, all’art. 5, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 15 gennaio 2008, 2008/1/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (GU L 24, pag. 8) — Impianti esistenti che possono avere un’incidenza sulle emissioni nell’aria, nell’acqua e nel suolo nonché sull’inquinamento

Dispositivo

1) Il Regno del Belgio, avendo autorizzato nella Regione vallone il funzionamento di impianti esistenti non conformi ai requisiti previsti dagli artt. 3, 7, 9, 10, 13, 14, lett. a) e b) e 15, n. 2 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 15 gennaio 2008, 2008/1/CE sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento, e ciò malgrado la scadenza del 30 ottobre 2007, come previsto dall’art. 5, n. 1, di suddetta direttiva, è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza della medesima direttiva.

2) Il Regno del Belgio è condannato alle spese.




 

 

 

 

Articolo 15 Accesso all’informazione e partecipazione del pubblico alla procedura di autorizzazione 1. Gli Stati membri provvedono affinché al pubblico interessato vengano offerte tempestive ed effettive opportunità di partecipare alle procedure relative: a) al rilascio di un’autorizzazione per nuovi impianti; b) al rilascio di un’autorizzazione per modifiche sostanziali; c) all’aggiornamento di un’autorizzazione o delle condizioni di autorizzazione relative a un impianto, a norma dell’articolo 13, paragrafo 2, lettera a). Ai fini di tale partecipazione si applica la procedura stabilita nell’allegato V. 2. I risultati del controllo sugli scarichi, richiesti dalle condizioni dell’autorizzazione di cui all’articolo 9 e in possesso dell’autorità competente, devono essere messi a disposizione anche del pubblico.



Sentenza della Corte (Settima Sezione) 31 marzo 2011 — Commissione europea/Repubblica italiana

(Causa C-50/10) ( 1 )

(Inadempimento di uno Stato — Ambiente — Direttiva 2008/1/CE — Prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento — Condizioni di autorizzazione degli impianti esistenti)

(2011/C 152/14)

Lingua processuale: l'italiano

Parti

Ricorrente: Commissione europea (rappresentanti: A. Alcover San Pedro e C. Zadra, agenti)

Convenuta: Repubblica italiana (rappresentanti: G. Palmieri, agente, assistita da M. Russo, avvocato dello Stato,)

Oggetto

Inadempimento uno Stato — Violazione dell'art. 5, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 15 gennaio 2008, 2008/1/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento (GU L 24, pag. 8) — Impianti che possono avere un impatto sulle emissioni nell'atmosfera, nell'acqua e nel suolo così come sull’inquinamento — Condizioni di autorizzazione degli impianti esistenti



Dispositivo

1) La Repubblica italiana, non avendo adottato le misure necessarie affinché le autorità competenti controllino, attraverso autorizzazioni rilasciate a norma degli artt. 6 e 8 della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 15 gennaio 2008, 2008/1/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento (versione codificata), ovvero, nei modi opportuni, mediante il riesame e, se del caso, l’aggiornamento delle prescrizioni, che gli impianti esistenti ai sensi dell’art. 2, punto 4, di tale direttiva funzionino secondo i requisiti di cui agli artt. 3, 7, 9, 10, 13, 14, lett. a) e b), e 15, n. 2, della medesima, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza dell’art. 5, n. 1, della citata direttiva.

2) La Repubblica italiana è condannata alle spese.






Ricorso proposto il 20 gennaio 2010 — Commissione europea/Regno di Danimarca

Parti

Ricorrente: Commissione europea (rappresentanti: A. Alcover San Pedro e H. Støvlbæk, agenti)

Convenuto: Regno di Danimarca

Conclusioni della ricorrente

- dichiarare che il Regno di Danimarca, non avendo adottato tutte le misure necessarie per assicurare che tutte le autorizzazioni fossero riesaminate e, se del caso, aggiornate entro il 30 ottobre 2007, è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza dell’art. 5, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 15 gennaio 2008, 2008/1/CE, sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento [1].

- condannare il Regno di Danimarca alle spese.

Motivi e principali argomenti

L’art. 5, n. 1, della direttiva impone agli Stati membri di adottare misure per attuare una procedura di autorizzazione e/o riesame per gli impianti esistenti entro il 30 ottobre 2007. Tale termine si applica senza eccezioni e, pertanto, ai sensi della direttiva, gli Stati membri non possono invocare circostanze particolari per giustificare il mancato rispetto di tale obbligo.

Non è sufficiente che in Danimarca siano state adottate misure affinché tutti i casi in sospeso quanto al soddisfacimento dell’art. 5, n. 1, della direttiva possano essere definiti entro la fine del 2009. Neppure i ritardi dovuti alla riforma comunale del 1o gennaio 2007 possono essere considerati rilevanti al fine di valutare se la Danimarca abbia rispettato gli obblighi ad essa incombenti in forza dell’art. 5, n. 1. Il termine stabilito per mettere a norma gli impianti scadeva il 30 ottobre 2007 ed è stato comunicato agli Stati membri già con lettera del 22 settembre 2005. La Danimarca ha avuto in tal modo vari anni per adottare le misure necessarie al fine di conformarsi alla direttiva.

La Danimarca non ha contestano il mancato rispetto delle condizioni di autorizzazione degli impianti esistenti. Essendo quindi pacifico che un numero non irrilevante degli otto impianti danesi ha continuato ad essere esercíto senza autorizzazione ai sensi delle disposizioni della direttiva, la Danimarca ha violato l’art. 5, n. 1, della direttiva.

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2010:113:0016:01:IT:HTML



http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CELEX:32008L0001:IT:NOT



PETCOKE,CROMO ESAVALENTE,Sodano,ANZA’,TUMORI,ITALCEMENTI, MERCURIO,PIOMBO,ZINCO,Interlandi,BIOSSIDO DI CARBONIO,ZOLFO,ABESTOSI,CANCRO,PENNUTO ROSSO,DECRETO693 2008,IPPC,A.I.A.,B.A.T.,EUROPA








*IL BILANCIO COMUNALE DI ISOLA DELLE FEMMINE 2007




*CONSULENZE e..............